Vicenza underground a lutto, chiude Joy Records

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joy-records-shopper-vicenzaChiude i battenti Joy Records, il negozio di dischi in contra’ del Quartiere a Vicenza aperto quasi vent’anni fa e gestito con passione e competenza da Stefano Urru. Un luogo speciale per chi, in tutti questi anni, ha cercato di addentrarsi nei meandri delle subculture musicali giovanili, e in quel lungo stanzone, salutato all’ingresso da un poster del cantante dei Joy Division Ian Curtis, ha perso molti sabati pomeriggio fra dischi, poster, riviste e spillette.
L’annuncio della chiusura è stato affidato a uno status su Facebook postato il 21 dicembre, “Braccia rubate all’Agricola ovvero Tacito elogio funebre”, un epitaffio ricalcato ironicamente sull’elogio funebre di Tacito ad Agricola: «L’oblio seppellisce molti degli antichi come oscuri e sconosciuti: Joy, raccontato e tramandato ai posteri, vivrà per sempre. Joy Records è sinceramente grato e tutti coloro che in questi diciannove anni lo hanno supportato con opere e parole e si scusa per le proprie innumerevoli omissioni». Nei commenti al post in tanti depositano un proprio ricordo legato al luogo, da chi ricorda «il primo piercing l’ho fatto là dentro», a chi ringrazia Stefano Urru «per avermi fatto conoscere la new wave, l’industrial, i Throbbing Gristle che mi sono tatuato sul braccio», mentre per qualcuno «se ne va un pezzo di gioventù di tutti noi».

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Stefano Urru

Urru non ama i toni sopra le righe: «Joy ha aperto nel 1994, dopo 19 anni  con dispiacere chiudo – dice – Negli ultimi tempi andavo in perdita e ho dovuto cercare un secondo lavoro precario per arrotondare. Gestire un negozio da soli per così tanti anni è stressante, e farlo avendo un doppio lavoro stava diventando insostenibile». Fino al 31 dicembre il negozio rimarrà aperto con prezzi scontati. «Negli anni Novanta, quando aprii il negozio (dopo aver studiato all’università di Padova, erano gli anni della Pantera, ndr), a Vicenza c’era un bel fermento: Ya Basta!, i contest musicali alla birreria al quartiere delle banche, tutto relativamente vicino a qui».
Il fermento musicale punk e alternative-rock berico vedeva in Joy Records un naturale punto di riferimento, dove rifornirsi delle novità discografiche, spesso ordinandole oltre oceano, trovare le cassette demo autoprodotte delle band locali, lasciare il volantino di un evento o anche solo fare due chiacchiere con Stefano, sempre pronto a un consiglio o a una battuta, quando non era intento a mettere un buon disco di sottofondo.
«Sopravvivere con un piccolo negozio di dischi di questi tempi è una sfida difficilissima – commenta “Mr Joy” – Anche altri che hanno provato a lanciare negozi creativi con idee e passione, penso agli amici delle librerie Librarsi e Do Rode o al Gattolente, dopo un po’ hanno dovuto mollare. Vicenza, forse anche per le sue dimensioni ridotte, difficilmente lascia spazio ad esperienze del genere».

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10 Commenti a "Vicenza underground a lutto, chiude Joy Records"

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