Qualunquismo e legge elettorale, ho votato Pd e me ne pento

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Matteo Renzi

Matteo Renzi

Faccio coming out: sì, l’ho fatto. L’ultima volta ho votato Pd. Perché vengo da una vecchia famiglia di comunisti, che votare bisognava, era un dovere civile di ogni compagno. Perché se non voti dopo non puoi lamentarti. Perché se non voti poi governa Berlusconi. Ma come dice una battuta che gira da mesi su Facebook, “il prossimo che mi dice “vota Pd se no vince Berlusconi”, lo lego al paraurti della macchina e guido fino in Kamchatka”. Perciò giuro, non lo faccio più: lo giuro su Barbara Berlusconi.
Però qualcuno non la pensa così. Per esempio il buon Variati, Pd di specie renziana, che ha detto: “In questo Pd finalmente mi riconosco”. “Questo” Pd di Matteo Renzi, quello che ha appena promesso l’abolizione del finanziamento pubblico ai partiti. E forse sarebbe il caso che Variati – ma non solo lui: anche quei milioni di italiani che come al solito si ubriacano con le cialtronerie del qualunquismo – si rileggesse un po’ di storia antica: basta un sussidiario di quinta elementare. Dove si narra che attorno al 590 a.C. l’aristocratico ateniese Solone attuò una riforma politica su base censitaria, in ragione della quale il diritto di partecipazione alla vita politica della polis era proporzionale alle ricchezze possedute. Un provvedimento, com’è evidente, non molto “democratico”, tanto che nel 509 fu riformato nuovamente da Clistene, che concesse uguali diritti politici a tutti, indipendentemente dai beni posseduti.
Ma la Storia non è affatto magistra vitae, o per lo meno ha allievi ottusi e maligni. Perciò il buon Letta – Marx sarà anche passato di moda, ma diceva che “lo Stato è il comitato d’affari della borghesia” – ha deciso di abolire ogni finzione, e di restituire direttamente il Potere a chi lo esercita davvero. Perché il fatto è che, dato e non concesso che votare serva a qualcosa – Mark Twain diceva che “se facesse qualche differenza non ce lo lascerebbero fare” – una qualche forma di finanziamento pubblico ai partiti era comunque una garanzia di indipendenza della politica (che poi essa, in assenza di qualsiasi controllo, ne abbia fatto il bordello che conosciamo, questo è un altro discorso). Ora però ogni finzione è cancellata, e Letta ha finalmente svolto il compito per cui è stato messo lì: quello di fare gli interessi del Comitato d’Affari di riferimento, Perché i “contributi volontari” dei cittadini, che dopo la riforma dovranno finanziare la politica, faranno sì che essa diventi un affare privato del capitalismo finanziario, che coi suoi “contributi” dirigerà, deciderà, farà e disferà a suo piacere. Con tanti saluti a chi andrà a votare. Ecco, è in questo Pd che Variati si riconosce.
È lo stesso Pd che ha appena eletto segretario Matteo Renzi, che sarà anche il Nulla che avanza, ma quale sia il suo dovere lo sa bene anche lui, e sta per prepararci l’ennesima legge elettorale truffa, quando ognuno sa perfettamente che l’unica che assicuri, almeno a livello formale, un minimo di democrazia, è il proporzionale purissimo, senza pacchi premio di nessun tipo. Del resto l’aveva già chiarito durante la campagna elettorale delle Primarie: “C’è in giro una gran voglia di proporzionale, ma gliela faremo passare”. L’aveva già fatto qualcuno, tanti anni fa, con la legge Acerbo del ’23, poi peggiorata dalla legge porcata di Calderoli del 2005. La strada è quella. In questo Pd, appunto, Variati si riconosce. Ma voi, vi riconoscete ancora in Variati? Buone feste.

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7 Commenti a "Qualunquismo e legge elettorale, ho votato Pd e me ne pento"

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