Debo, no-base a processo: rischio per le mie idee, ecco perché

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no dal molin2Alberto “Debo” De Boni, 25 anni, attualmente disoccupato dopo un’assunzione a tempo in fabbrica, “freak inside” per sua autodefinizione, è uno dei 34 attivisti No Dal Molin rinviati a giudizio la settimana scorsa per violazione di domicilio, e di un domicilio importante: il 24 aprile di tre anni fa, alla vigilia del giorno della Liberazione, hanno tagliato le reti con le cesoie e sono entrati nell’area dell’ex aeroporto, demanio militare in concessione all’Enac. Lui è un soldato semplice, ma con la stessa passione degli esponenti di primo piano Marco Palma, Cesco Pavin, Olol Jackson, Cinzia Bottene, tutti a processo (alcuni di loro con ulteriori accuse, dalla manifestazione non autorizzata all’aggressione a pubblico ufficiale). Essere “attivisti” fino a prendersi denunce con relativi costi personali e legali ma anche morali e politici non è da tutti, e capire le ragioni di chi rischia per le proprie idee, giuste o sbagliate che siano, vale un’intervista. Al di là del merito strettamente e restrittivamente giudiziario.
Oltre a questo processo hai altre esperienze simili in tribunale?
Ho una condanna in sospeso per danneggiamenti, così li chiamano, in un campo di coltivazioni Ogm vicino Pordenone. Un’azione politica, come quella al Dal Molin.
Come è cominciato il tuo impegno politico?
A 17 anni frequentavo il centro sociale Gramigna di Padova, ma senza prendere parte al collettivo. Poi ho partecipato alle assemblee del Capannone Sociale di Vicenza (chiuso nel 2008 per motivi economici, ndr). Dopodiché ho dato una mano per i lavori al Bocciodromo, in cui sono rimasto fino all’inaugurazione nel 2011.
E poi?
Lo frequento ancora, ma non partecipo attivamente per divergenze sulla linea politica, e questo è tutto. (Alla richiesta di spiegare i motivi di tali “divergenze”, Debo non scuce parola. Sic).
Le azioni dell’antagonismo forzano sistematicamente il confine della legalità. E’ sempre giusto?
E’ giusto. Cosa c’è di sbagliato nel piantare alberi in un’area verde?
Violando una zona militare, però.
E’ il male minore rispetto ad un gigantesco abuso edilizio come la base militare americana.
Scusa se insisto: avete violato la legge.
Bisogna contestualizzare. Non posso stare seduto a guardare mentre dall’alto la legge permette di costruire basi come questa.
Non rischiano di essere azioni puramente dimostrative?
Ti faccio un altro esempio. Se a dicembre non fossero saliti sulla gru a issare striscioni e a sensibilizzare sul problema della falda, la questione non sarebbe mai uscita. Cosa dobbiamo fare, entrare con le bombe? La gente non deve dimenticarsi, devi fare in modo che se ne parli.
Denunce e processi che conseguenze hanno sul movimento?
Lo stanno spaccando. In qualcuno c’è paura.
Come giudichi l’evoluzione del movimento no base oggi?
Si stanno muovendo sul Parco della Pace. La lotta non è finita perchè lì puoi farci un mucchio di cose.
Non sa di contentino?
Non era scontato.
Ma di qui a chiamarlo una vittoria ce ne passa, non trovi?
Sì, è vero, ce ne passa. Ma è comunque un buon risultato. C’è ancora gente che si impegna, in questo senso è una vittoria.
L’impressione dall’esterno è che la nicchia antagonista si concentri appunti su temi di nicchia, o comunque senza uscire dai binari già percorsi. Tu che ne pensi?
Questo lo dicevano, ad esempio, i Contrazione, uno dei gruppi più politicizzati mai esistiti. Dicevano: dobbiamo uscire dai centri sociali per suonare e parlare nelle piazze. Io questo lo condivido, bisogna almeno provarci, a portare il tuo pensiero fuori dal tuo ambiente.
C’eri al contro-corteo anti-Forza Nuova quando è avvenuto quel piccolo scontro con la polizia in contrà Barche? Come giudichi il tentativo di forza il blocco?
No, non c’ero. Per me è stato positivo, come azione appunto dimostrativa. Portare le foto di vittime del nazifascismo per dire che i fascisti non possono marciare in un luogo a loro dedicato che violenza è?
Così però si passa per chi vuole provocare a tutti i costi: ne vale la pena?
Per me le camminate e fiaccolate da sole sono limitative, azioni più eclatanti danno più risalto al tuo messaggio.
Ma per arrivare alle persone, soprattutto giovani, che magari hanno pregiudizi verso il vostro mondo, come si fa? Perchè non provare a parlare anche con chi non la pensa esattamente e in tutto come te?
Io non sono chiuso, devi avere un confronto: se uno si parla da solo, dopo un po’ si stufa. Ma dipende da chi è l’altro. Perchè devo parlare, per esempio, con uno che nega agli altri il diritto di farlo, come i fascisti? In privato ci parlo anche, ma questo non vuol dire legittimare il fatto che possa scendere in piazza.
Una delle idee principali dell’antagonismo è l’importanza degli spazi “sociali”, di regola occupazioni. Come sarebbe uno spazio sociale ideale, per te?
Libertario, al di fuori di logiche di guadagno. Ovvio che ti servono fonti di finanziamento, ma come una specie di rimborso, non per guadagnarci. Uno spazio anarchico, come il Soverte di Carpi: era un consorzio agrario, lo hanno occupato contro l’ipotesi di farci un centro commerciale e per salvare il boschetto accanto. E’ prendersi uno spazio per difendere un pezzo di terra. Li hanno sgomberati.
Sì, quindi non molto d’amore e d’accordo con il Comune come a Vicenza.
Se arrivi al punto di non ritorno la libertà te la prendi.

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