Dalla Pozza-Mao e Cicero-Mussolini, sinistra doppiopesista

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fascist_maoistA Palazzo Trissino spopola il rosso. E non solo perché è Natale: regine rosse, luminarie rosse, ora anche souvenir rossi… La querelle sul cimelio maoista rinvenuto nell’ufficio dell’assessore Dalla Pozza sarebbe cosa da poco se non fosse l’ennesima fastidiosa manifestazione di quel doppiopesismo che la sinistra continua a praticare, forte della propria supposta superiorità morale e del successo del politicamente corretto che imperversa in ogni dove. Ci avete fatto caso? Se uno assalta un cantiere scatenando una guerriglia urbana (e ferendo qualche poliziotto) è un compagno che sbaglia; se un altro invece si arrampica su una terrazza per togliere una bandiera (e non facendo male a nessuno) è un pericoloso fascista.
Dietro questo atteggiamento di tolleranza a corrente alternata della sinistra resiste l’equivoco secondo cui il comunismo sarebbe stato un totalitarismo buono, perché basato sul principio di eguaglianza tra gli uomini (nonostante alcuni fossero più uguali di altri). Quindi il souvenir di Mao fa sorridere e non preoccupa nessuno, mentre il calendario del Duce fa gridare allo scandalo e provoca dimissioni. Non mi sono mai piaciuti gli esibizionisti ideologici – meno che mai quelli istituzionali – quindi tra Cicero e Dalla Pozza scelgo Variati, il quale per una volta ha detto una cosa di buon senso: la chincaglieria, di destra o di sinistra che sia, ve la tenete a casa, non in ufficio in Comune. Ben detto, sindaco. Al contrario di alcuni suoi fidati collaboratori, che hanno perso un’altra occasione per tacere, viste le dichiarazioni e i commentini con i quali hanno dato l’ennesima prova della supponenza spocchiosa tipica di chi considera gli altri degli idioti, a prescindere.
Un atteggiamento supponente che, a quanto pare, in città spopola come il rosso a palazzo Trissino, visto che le voci contro vento sono sempre più inversamente proporzionali al dilagare del pensiero unico in salsa berico-variatiana, a prescindere dal merito dell’azione amministrativa della giunta, il quale comunque tarda ad arrivare, come la primavera in una bella canzone cantata da Franco Battiato.
Il dissenso viene sfrontatamente ridicolizzato sul piano formale prima ancora di essere politicamente avversato sul piano sostanziale, con un approccio e un modus inquietanti che ricordano certe pagine della Fattoria degli Animali di George Orwell o della rivoluzione culturale cinese. Che comunque sono entrambe storie di fantasia, pura invenzione. Altrimenti non si capirebbe per quale strano motivo il cappello maoista di Dalla Pozza pesi meno del calendario fascista di Cicero…

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7 Commenti a "Dalla Pozza-Mao e Cicero-Mussolini, sinistra doppiopesista"

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