Una cento mille mostre
E’ quasi un peccato riuscire oggi a trovare facilmente un parcheggio nel centro storico ripensando a quanto era fortunatamente difficile nel periodo ottobre/gennaio durante la mostra in Basilica. L’importanza dell’evento o anche più semplicemente le emozioni o la voglia di conoscere un po’ di più ha spinto tanta gente comune della nostra provincia – quasi il 60 % delle presenze – a trattare la Basilica, la Piazza dei Signori, Corso Palladio con un altro stile, guardandole da un altro punto di vista, con più attenzione, forse con più rispetto.
Gente magari abituata a raggiungere il centro città il sabato o la domenica pomeriggio, per il giretto e lo sguardo alle vetrine, per quella che noi abbiamo sempre denominato “vasca” fin dai lontani tempi del liceo, un caffè seduti al tavolino dei bar centrali, una tartina e uno spritz, una scelta oculata sul vestire casual che tanto va di moda al giorno d’oggi, un saluto pronto anche a chi si conosce poco, magari a forza di vedersi al sabato ci si conosce pure, perché questo impone il mostrarsi in centro. Ma in quanti conoscevano il Teatro Olimpico e hanno scoperto questa perla di bellezza e di cultura? Crediamo siano stati moltissimi che siano andati a ricercare i tanti angoli di cultura che fanno bella mostra in nostro centro storico e che finora erano rimasti celati ad uno sguardo più attento.
Senza dimenticar l’offerta delle eccellenze gastronomiche del nostro territorio che indiscutibilmente sono state ben rappresentate in tanti angoli e negozi del centro, tanto per non far nomi “il baccalà alla vicentina” magari accompagnato dal Tocai Rosso dei Colli berici, prodotti che noi tutti vicentini conosciamo bene, ma che abbiamo sempre gustato fatto in casa o nelle nostre trattorie, difficilmente ci è stato offerto lungo la strada pronto e confezionato da portare direttamente a casa. Non ci siamo scordati delle rimanenti più di 100.000 presenze di persone giunte in città da tutte le parti d’Italia e dall’estero che certamente hanno goduto di una “bella” Vicenza, che si è concessa ai mille sguardi.
Oggi ci si sente un po’ più soli, siamo stati reintegrati nella normalità del tran tran di sempre, forse ci siamo già dimenticati del grande richiamo mediatico che ha avuto la nostra città che è stata nell’ultima settimana la mostra più visitata in Italia con un picco di quasi 7.000 visitatori il 19 gennaio.
Forse nemmeno il genio di Andrea Palladio è stato messo a frutto per intero in occasione del “Palladio 500 anni” se paragoniamo gli afflussi di allora, circa 95.000 presenze, a quelli raggiunti quest’anno, anche se fu comunque un successo di critica, vista la quantità e qualità dei servizi che i media scritti, televisivi e radiofonici di tutto il mondo hanno riservato a Palladio, a Vicenza e alle celebrazioni palladiane.
Ci viene quindi da dire che se questa è la strada giusta sarebbe il caso di perseverare con costanza, anzi con più forza, per cercare di far diventare in qualche anno un punto di riferimento preciso e costante in ambito nazionale per l’arte, la cultura ed il turismo , voce quest’ultima che, dopo le contratture, dovute senza dubbio alla criticità di questi anni per gli eventi congressuali e o legati alle mostre orafe, ha bisogno di trovare altri sbocchi . E quali se non proprio la conoscenza del patrimonio artistico tramite precisi, continui e mirati eventi in ambito culturale?
Insomma riappropriamoci della nostra città, non lasciamo che le problematiche che stanno assillando tutti in questi ultimi anni ci portino ad un declino che inevitabilmente si rifletterebbe proprio sul nostro modo di operare e vivere a tutti i livelli, accettiamo di far fatica a trovare parcheggio, di essere i primi informatori delle nostre strade e dei nostri monumenti, facciamo notare anche quello che un visitatore di primo acchito non può conoscere e che noi vicentini invece conosciamo meglio, ridiamo lustro a questa nostra città, un po’ bistratta e forse anche soverchiata dalla crescita delle realtà di Padova e Verona a noi più vicine, riconosciamola nel suo intimo che solo noi sappiamo interpretare.


2 Commenti a Una cento mille mostre