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Riciclo-inquinamento, lo strano caso Belcogamma a Sarego

belcogammaMeledo di Sarego: via IV Novembre è una zona residenziale nel cuore del paese. Una strada chiusa che parte di fronte alla chiesa, sfila a fianco del centro parrocchiale, e muore dopo trecento metri di villette, bifamiliari e piccoli condomini. Unica eccezione, il grande capannone industriale davanti a cui la strada si spegne: un relitto del passato, collocato lì quando il paese era la metà e l’attenzione ai problemi che potevano nascere da una fabbrica in mezzo alle case molto minore. Da qualche anno vi è installata la Belcogamma, azienda che lavora e ricicla materiali plastici. E che vorrebbe ampliare la propria lavorazione, andando però a cozzare con le preoccupazioni dei residenti e con il no, almeno finora, dell’amministrazione.
La questione era già stata al centro di un acceso dibattito, con mobilitazione di comitati e raccolta firme, un paio di anni fa. All’epoca, il Comune e la commissione tecnica provinciale per l’ambiente alla fine avevano detto no. Da allora però, molte cose sono cambiate. A cominciare dall’amministrazione comunale, che nella primavera scorsa è diventata una delle prime giunte a 5 Stelle d’Italia. L’azienda ha subito cercato di riallacciare i fili del dialogo con i nuovi amministratori, per vedere se era possibile sbloccare la situazione. «Questo perché – ricorda il sindaco Roberto Castiglion – la vicenda è ancora aperta: la mancata autorizzazione è stata impugnata davanti al Tar, e c’è un ricorso pendente».
Adesso la questione è tornata d’attualità per “colpa” di un comunicato di due ex consigliere provinciali del Pd, Matteo Quero e Ugo Retis, che mettevano in guardo contro il possibile rilascio delle autorizzazioni stoppate due anni fa. In provincia, in realtà, non è ancora stata presentata alcuna richiesta. Ma è chiaro che l’azienda sta riprovando a portare avanti il progetto. E così il caso è riesploso, come si è visto nell’animata assemblea organizzata dal Comune per analizzare la situazione: sul banco dei relatori c’erano i tecnici dell’Ulls e dell’Arpav, oltre ai titolari della Belcogamma (dettaglio che, secondo alcuni, ha evidenziato l’appiattimento delle posizioni della giunta su quelle dell’azienda); in sala un pubblico numeroso, con i comitati e i lavoratori su posizioni contrapposte.
La Belcogamma vorrebbe allargare il proprio raggio d’azione: già oggi ricicla i propri scarti di lavorazione, mentre non può usare gli scarti di altre aziende, considerati come rifiuti speciali. Per farlo ha bisogno del via libera della commissione provinciale e della conseguente variante urbanistica (perché in quella zona il prg attuale non consente lavorazioni di quel tipo). E in tutti e due i casi, finora, ha trovato le porte sbarrate. «Quello che va sottolineato è che non sono i residenti a bloccare l’ampliamento – puntualizza Francois Bruzzo, presidente del Comitato tutela territorio area dei Berici – I proprietari sapevano fin dall’inizio che in quella zona certi tipi di produzione non erano consentiti, e hanno deciso di investire lo stesso. È come un capitano che imbarca i proprio passeggeri su una carretta del mare».
Le preoccupazioni dei residenti, comunque, ci sono. E si concentrano sul via vai di mezzi pesanti diretti verso l’azienda, e che devono giocoforza attraversare una strada residenziale, senza marciapiedi, e senza vie d’uscita alternative. E soprattutto sui possibili rischi ambientali legati all’attività di un’azienda che lavora materie plastiche nel bel mezzo di un quartiere. I responsabili di Ulss e Arpav, in assemblea, hanno dichiarato che non ci sono problemi. Ma Ugo Retis ha ricordato che già in passato l’azienda era stata richiamata per aver avviato delle produzioni prima di conseguire le autorizzazioni necessarie. E i comitati hanno alla loro il parere del professore Gianni Tamino, biologo e docente di diritto ambientale a Padova, secondo cui l’inquinamento c’è. «In particolare dal camino 3, non ancora autorizzato – scrive Tamino in un parere – usciranno 20 milioni di metri cubi di fumi l’anno. Considerato che in ogni metro cubo possono esserci 10 mg di particolato, significa che dal camino usciranno ogni giorno quasi un chilo e ogni anno 20 quintali di polveri che finiranno sulla popolazione». Resta inoltre l’incognita legata alla gestione di eventuali incidenti, in una zona con una sola via d’accesso, e nemmeno molto larga: in caso di emergenza, l’intervento dei mezzi dei vigili del fuoco e delle forze dell’ordine potrebbe essere più che problematico.
La soluzione ideale, a detta di tutti, sarebbe il trasferimento dell’azienda, che tra l’altro ha già un altro stabilimento in zona industriale. Ma i costi sono alti. «Non è detto – osservano Quero e Retis – se sul piatto mettiamo tutte le voci, compresa le spese per la sistemazione della viabilità e le entrate derivanti da una possibile riqualificazione dell’area, la differenza tra ampliare la sede attuale e trasferirsi potrebbe essere molto minore. Non ci pare che questo aspetto sia stato valutato in modo approfondito». Lo spostamento trova d’accordo anche il sindaco. Che però è scettico sulla fattibilità economica: l’azienda ha acquistato in leasing il terreno edificato per 400 euro al metro quadro, ribatte, e anche se adesso rivendesse il terreno come residenziale, tenendo conto dell’abbattimento del capannone, non incasserebbe quella cifra. «Servirebbe qualcuno che investisse su quell’area sperando poi di rientrare nei prossimi anni – aggiunge Castiglion – sgravando la Belcogamma dall’affitto e dandole così la possibilità di investire altrove». Un’utopia, vista la crisi del settore immobiliare.
A complicare il tutto si aggiunge infine la questione occupazionale. Con i circa 35 dipendenti dell’azienda che vedono in bilico il loro futuro. «È una guerra tra poveri, residenti contro lavoratori», ha commentato Antonella Zarantonello, del circolo di Prc di Lonigo.
Per la prima amministrazione del movimento di Grillo della provincia, la situazione è decisamente ingarbugliata. Il parere decisivo, per il futuro della vicenda, è il suo. E qualsiasi decisione rischia di ritorcersigli contro. «Stiamo solo approfondendo la questione», assicura Castiglion. Ma le stelle del movimento – in particolare ambiente, mobilità e sviluppo – in questo caso rischiano di trasformarsi in  puntutissime spine.

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