Pizziol: no ai gruppi di divorziati-risposati (voluti da Nonis)
Circa un mese fa nella Casa Mater Amabilis/Torrione di Breganze si è svolto l’incontro del gruppo Divorziati-risposati “Animati dalla Parola” con il vescovo Beniamino Pizziol. Hanno introdotto il vescovo il responsabile della pastorale della Famiglia mons. Battista Borsato e suor Licinia Faresin, dicendo che il gruppo, rinunciando alle facili scorciatoie che alcuni alcuni divorziati-risposati ottengono in alcune parrocchie, dove alcuni parroci, contravvenendo alle disposizioni canoniche, permettono loro di accostarsi ai sacramenti e di fare la comunione, hanno scelto il digiuno eucaristico, cioè la sofferta, spontanea e libera rinuncia a fare la comunione.
Poi ogni coppia ha esposto la dolorosa storia della sua separazione e del divorzio. Alla fine il vescovo, dopo aver ascoltato tutti con molta attenzione e partecipazione, ha rivolto loro la parola. Ha detto che, se fosse stato al posto del vescovo Nonis quando nel 1997 istituì il gruppo, non avrebbe mai voluto o approvato il gruppo “Divorziati risposati”, perché la creazione di un gruppo particolare porterebbe alla ghettizzazione e alla separazione dagli altri, mentre i divorziati-risposati dovrebbero invece integrarsi con gli altri gruppi sposi della parrocchia.
In realtà in tali gruppi i divorziati-risposati sono malvisti e guardati con sospetto dalle coppie regolari. La frase che si sentono ripetere è che le coppie regolari hanno fatto tanti sacrifici per tenere in vita il loro matrimonio, mentre i divorziati-risposati sono venuti meno al giuramento fatto ai piedi dell’altare nel giorno del matrimonio. L’affermazione di Cristo “Non separi l’uomo ciò che Dio ha unito”, non ammette deroghe o eccezioni. Il problema però è esegetico. Con questa frase Cristo intendeva dettare una legge assoluta che non ammette eccezioni e quindi il perdono o indicare semplicemente un ideale di vita da perseguire, tale che, se l’uomo cade in errore o viene meno al suo giuramento, possa comunque essere perdonato e rifarsi la vita con un altro matrimonio, ubbidendo all’imperativo divino del “crescetevi e moltiplicatevi” e del “non è bene che l’uomo resti solo”? Il vescovo ha spiegato che nei riguardi dei divorziati risposati la Chiesa mantiene un atteggiamento di amore, l’atteggiamento del buon samaritano che curò il malcapitato di Gerico assalito dai ladroni con olio (che attutisce il dolore) e vino (che purifica le ferite).
L’alto prelato ha portato l’esempio di due preti che hanno lasciato il sacerdozio per sposare una donna sposata. Costoro hanno sostenuto che il matrimonio della donna era già in crisi, ma il loro comportamento è stato un errore e non ha giustificazioni. Il papa, anche nel discorso di Milano, ha ribadito che i divorziati risposati, in quanto battezzati, sono parte viva della Chiesa: “siete dentro la chiesa e in comunione ecclesiale con essa”. La Chiesa nei riguardi di costoro (preti sposati e divorziati-risposati) non deve condannare ma mostrare amore. Il vescovo ha detto inoltre che si deve tener in considerazione la fragilità del primo e che pertanto non esiste un secondo matrimonio. Il vescovo si è poi chiesto se ill matrimonio in chiesa di non credenti, oppure di persone senza fede, sia un vero matrimonio. Che cosa deve fare dunque il gruppo? Scegliere il digiuno eucaristico come atto di amore per la Chiesa, assumere un atteggiamento umile “non rivendicativo”, ascoltare la Parola di Dio, incrementare la fede e partecipare ad opere di carità, aiutare altre coppie in sofferenza, testimoniare la loro presenza nel sociale sui temi della pace, della giustizia e dei diritti fondamentali: “siate una sofferenza feconda che può umanizzare voi e la comunità”?
Il vescovo ha poi detto (a differenza del vescovo Nosiglia, che in un incontro nel 2003 aveva auspicato che nella diocesi sorgessero altri gruppi come quello istituito dal mons. Nonis), di non favorire nella diocesi la proliferazione di altri gruppi con le stesse finalità. Riguardo poi alla speranza di un ripensamento della Chiesa nella pastorale dei divorziati-risposati, in un cambiamento che possa venir loro incontro concedendo il tanto auspicato accostarsi ai sacramenti e al perdono sacramentale, il vescovo è stato categorico: questa questione dei divorziati risposati viene posta a ogni riunione dei vescovi, ma la tradizione della Chiesa non è proprietà né dei vescovi né del papa. Non c’è quindi la minima speranza che la Chiesa muti atteggiamento nei loro riguardi. Come dice il vangelo di Luca, gli apostoli hanno faticato tutta la notte e non hanno preso nulla, ma hanno avuto speranza in Cristo e hanno gettato le reti, mentre i divorziati risposati non lo possono fare. Per loro Cristo non ha dato alcuna speranza e possono solo dire con Pietro: “Signore, allontanati da me, perché sono peccatore”.


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