Bergoglio, secondo a Ratzinger. Que viva Francesco!
Prima lezione: quando c’è di mezzo lo Spirito Santo, meglio accostare e lasciargli strada. Altrimenti fai le figure meschinelle dei vaticanisti di giornata come di quelli di lungo e inutile corso. Bergoglio non era dentro nelle terne né nelle decine dei “saputi”. Andassero a Monte Berico in ginocchio!
Seconda lezione: meglio prenderla sul serio la Bibbia, dal momento che stava scritto già tutto lì: “La pietra scartata dai costruttori è diventata testata d’angolo” (Salmo 118, 22-23). E Gesù, a cui non piacevano per niente gli smemorati, ricorda non a caso quei versi in Matteo 21, 42, all’interno cioè della terrificante parabola dei vignaioli assassini. Tutti sanno, infatti, che Bergoglio era l’alternativa “progressista” a papa Ratzinger, e tutti sanno che, preso da invincibile smarrimento interiore davanti all’accumularsi dei voti su di lui, nel 2005 implorò i suoi sostenitori di convergere sul cardinale tedesco. Fu scelto Ratzinger e Bergoglio divenne la pietra scartata dai costruttori, lo sconfitto da se stesso, prima di tutto, e quindi ormai inservibile, per sempre condannato ad essere ricordato per quel “gran rifiuto”. E invece adesso la Chiesa, che è di Cristo e di nessun altro, ed è guidata dallo Spirito che soffia dove e quando vuole lui, poggia proprio su questo “scarto” un po’ vecchiotto e di salute un po’ malconcia, dicono.
Ma la parabola dei vignaioli, che più che una parabola sembra un fatto di cronaca nera accaduto ieri, ci ricorda anche che la vigna fu tolta agli assassini (che furono fatti morire miseramente e senza pietà) e che venne data ad altri che a tempo debito consegnarono i frutti al padrone. E questa è la terza lezione: di fatto la sede di Pietro ha traslocato dall’Occidente i cui rovi hanno ormai soffocato la fede, la speranza e la carità, ed è fuggita il più lontano possibile, “quasi in fondo al mondo”, là dove c’è una fede “popolare”, una speranza “ingenua” e una carità concreta, cose da sempre disprezzate e derise dagli illuministi atei e dagli illuministi “cattolici” europei, molto più “assassini” i secondi dei primi. Non per nulla il salmo 118 continua: “Dal Signore è stato fatto questo, ed è mirabile ai nostri occhi”. Deus locutus est, quaestio finita.
Quarta e ultima lezione: è adesso che comincia il calvario del papa emerito Benedetto XVI. E’ adesso che lo stenderanno sulla croce vera dove sentirà quanto dolore provocano i chiodi veri. Perché tutti diranno: “Questo, Francesco, è il papa che aspettavamo, questo è il Francesco che risanerà la Chiesa con la sua attenzione ai poveri e con la sua disarmante umiltà. Un intellettuale tedesco non ce la poteva fare e non ce l’ha fatta. Se ne stia pure a pregare, a studiare e ad ascoltare Mozart. Di lui non abbiamo più bisogno. Del resto diceva cose troppo difficili, cose per pochi. Invece Francesco è già di tutti. Que viva Francesco. E la lancia acuminata dell’oblio si conficcherà per sempre nel fianco del professore bavarese.
Grüss Gott, alt, gut und weise Joseph. Ti voglio bene.



Una commento a Bergoglio, secondo a Ratzinger. Que viva Francesco!