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Vicenza Calcio, dimmi che illusione non è

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Vi ricordate come iniziavano i problemi di matematica alle elementari? “La mamma va al mercato con cinque mele…” Ecco, nel caso del vecchio Lanerossi la frase si ferma a “mercato”, di mele neanche l’ombra, ci si presenta a mani desolatamente vuote.
Da anni l’unico obiettivo del Lane ad ogni appuntamento di mercato è quello di fare cassa selvaggia con budget zero e suonano ormai ridicole le dichiarazioni iniziali sulla necessità di rinforzare la squadra e di sfruttare le occasioni che si presenteranno. Puntualmente, le occasioni si presentano ma sono solo per le varie squadre che vengono a pescare a Vicenza. Noi ci accomodiamo in un angolo attendendo i saldi dell’ultimo minuto, come Cenerentola al gran ballo ma dopo la mezzanotte, quando i cavalli bianchi che servirebbero sulle fasce diventano topolini e la carrozza delle belle parole ritorna zucca. Del resto, a comprare senza soldi non serve un operatore di mercato, serve un mago.
In questa situazione, commander in chief per due mesi all’anno è Paolo Cristallini, l’uomo più discusso dell’infausta era Cassingena. È un equilibrista della trattativa che senza un euro riesce a imbastire una squadra decente (almeno sulla carta) ogni anno portando a casa pure gli attivi richiesti? O è un improvvisato incapace, avventuriero del mercato, sodale degli altri dirigenti forte delle sue azioni societarie, impegnato a mungere la vacca già magra fino alla morte della stessa? Io propendo decisamente per la prima versione, anche se so che così dicendo mi attirerò le ire di molti ma tanto la mia posizione è già arcinota.
Qualunque sia la verità, rimane il fatto che, grazie a 9 anni di gestione societaria dissennata e arrogante, il tifoso vicentino ogni anno è costretto a subire un mercato avvilente, illuso sistematicamente da elenchi di possibili arrivi anche se sa che, se tutto va bene, arriverà la quarta o quinta scelta; umiliato da Provercelli, Virtuslanciani e Nocerine varie in derby di mercato che una decina d’anni fa sarebbe stato reato anche solo immaginare; rifiutato anche da ignoti terzinacci che preferiscono la Juve Stabia, lo Spezia o il Grosseto; costretto a mendicare perfino gli scarti degli odiati cugini.
Un coro di contestazione dice “meritiamo di più”. Di sicuro, se aggiungiamo che puntualmente, con cadenza trimestrale, vediamo arrivare un nuovo acquirente per la società che poi scompare nel nulla, non meritiamo tutto questo.

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3 Commenti a Vicenza Calcio, dimmi che illusione non è

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