Facebook Twitter

Moretti, c’è posta per te

postinoCara Alessandra,
la ragione per cui ti scrivo è il “palinsesto” del Forum del Libro attualmente in corso. Sinceramente, ti devo dire che mi ha un po’ deluso il non essere stato chiamato a collaborarvi in qualche modo. Non parlo solo del mio libretto, uscito l’anno scorso (che pure a suo tempo ha goduto di ottime recensioni). Penso alla mia costante collaborazione con tutte le iniziative dedicate alla lettura che la scuola in cui insegno ha organizzato in questi anni (alcune anche presentate al pubblico). Ma penso anche alla mia attività ormai ventennale di traduttore per le vicentine Neri Pozza ed Angelo Colla, ed altri importanti Editori italiani. Noi traduttori siamo ben abituati ad essere l’ultimissima ruota del carro, e ormai non so più quante volte mi è capitato di scrivere a giornali e riviste protestando perché avevano recensito un libro tradotto da me senza citare il traduttore. Purtroppo questa è ancora una prassi quasi comune. Tuttavia spiace che questo accada proprio in questa circostanza, che sarebbe stata un’ottima occasione e per parlare di questa componente essenziale del mondo del libro e per dare la parola ai traduttori vicentini, che – mi risulta – sono silenti ma numerosi e di qualità. Credo insomma che un Forum del Libro vicentino, pur senza s-cadere nell’autoreferenzialità da sagra paesana, avrebbe dovuto, oltre ai grandi nomi, dar spazio anche ai piccoli, che pure hanno fatto e fanno cultura in città, e se non li conosce, ebbene: forse compito degli organizzatori avrebbe anche dovuto essere quello di andare a cercarli. Non credi?
Ti ringrazio per l’attenzione che vorrai dare a questo, che vuol essere solo un piccolo sfogo e in alcun modo – lo dico in assoluta sincerità – un’autoconvocazione per il prossimo anno, convocazione che, nell’eventualità, potrei addirittura dover rifiutare. Diciamo anzi che, anche se fossi stato chiamato quest’anno, quasi certamente avrei dovuto declinare l’invito, per i miei numerosi impegni e soprattutto per le gravissime condizioni di salute di un mio familiare.
Tuttavia – diciamo anche questo – magari avrebbe fatto piacere.
Cordiali saluti

Cara Alessandra Moretti,
così ti ho scritto nell’ormai lontano 28 ottobre 2012, ore 5:12 PM. La mail è stata scaricata, suppongo dalla tua segreteria, il giorno dopo, ore 12:14 PM. Da quel momento, il silenzio.
Certo, io mi rendo conto, erano tempi duri. Imperversavano le primarie del PD, e tutte le tue energie erano assorbite dalla lotta per far vincere Bersani. Che per carità: anche se, sinceramente, non mi pare precisamente lo stereotipo del Conducator, comunque in confronto a Renzi mi sembra un incrocio tra Lenin e Che Guevara, e dunque si trattava di una buona causa. Brava.
Finiscono le primarie, e neanche il tempo di fare un salto a casa che – zak! – ti capitano tra capo e collo le elezioni. Sarebbe mai stato possibile abbandonare il buon Pierluigi a metà del guado? Praticamente un tradimento. Così, hai appena fatto in tempo a scambiare il kit da Primarie con quello da Politiche, e via, verso nuove avventure. Non più solo di Bersani, ormai: con l’attuale legge elettorale, una candidatura significa un seggio quasi certo in Parlamento, e dunque tra poco ti vedremo abbandonare la patria Vicenza per gli augusti scranni romani. Del resto, l’intervista rilasciata a Repubblica il 22 gennaio (“la Carole Bouquet del PD”), anche se non dici una sola parola su di te, suona un po’ come una specie di volantino elettorale, specie per quella posa da conquistatrice.
Sinceramente, ti faccio tutti i miei auguri. Sarà perché ho ventitré anni più di te, ma su quegli scranni, specie di questi tempi, non siederei nemmeno per il doppio del munifico emolumento che comportano. Come Pessoa, sogno per i miei ultimi anni “un piccolo spaccio di tabacchi, o [di essere] pensionato in una casetta di periferia”, e forse proprio la vecchiaia incipiente mi impigrisce, e mi mostra le bellurie del mondo molto sfocate e molto poco attraenti.
Non si sa chi prenderà il tuo posto, in questa o nella prossima amministrazione, quale che sia, o se addirittura riuscirai a gestire entrambi gli incarichi. Per intanto, per quei pochi spiccioli di militanza vicentina che ancora ti rimangono, mi permetto di rinnovarti la mia richiesta. Non – lo ripeto – per una mia chiamata pubblica l’anno prossimo (ripeto anche questo: ho gravi problemi familiari, e comunque ho sempre detestato fare la prima e anche la seconda donna), ma, per favore, per una maggiore attenzione ai “piccoli” operatori culturali della città, forse meno “famosi” dei grossi nomi, ma altrettanto se non più importanti per il suo tessuto civile.
Come il Paese non ha nessun bisogno di Grandi Opere – che sollevano tanta polvere, fanno tanto rumore e non servono a niente, se non a consumare risorse – così le città non necessitano di grandi eventi, ma di una culturalità diffusa che dia loro vita e fermento, e che nella nostra, lasciamelo dire, è desolantemente assente. A meno che non si vogliano definire “eventi” la cattedrale nel deserto del teatro nuovo (lo so, l’immagine è trita e abusata, ma prova ad andarci, sia di giorno che di sera, e vedrai se non calza) o la recente mostra, che altri, più degni di me, hanno definito più che una mostra un contenitore di quadri senza alcun progetto culturale: c’erano quelli e potevano essercene degli altri, e non avrebbe fatto nessuna differenza. Tutto qui, e anche questa volta non è necessaria una risposta: immagino benissimo quanto convulsi possano essere questi giorni.
Ti rinnovo cordialmente i miei auguri.

2 Commenti a Moretti, c’è posta per te

Lascia un Commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato.

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>

Inserzionisti

Per acquistare la tua

pubblicità

su La Nuova Vicenza

Clicca qui