Villa Berica in Marosticana, rischio alluvione. Complimenti
Le alluvioni degli ultimi due anni non sembrano aver insegnato granché. Per un po’ tutti a discutere di bacini di esondazione, di gestione del territorio, dei guasti causati da un’edificazione sconsiderata. E poi, passata l’emergenza e dimenticato il sinistro ululare delle sirene di allarme, eccoci di nuovo al punto di partenza.
È notizia di ieri che, tra le osservazioni al Piano Interventi giudicate ammissibili, c’è quella che prevede lo spostamento della casa di cura Villa Berica lungo la Marosticana. La richiesta è stata presentata dalla società proprietaria del centro medico, e prevede di riclassificare con destinazione a servizi sanitari ed ospedalieri l’area a ridosso del centro commerciale “Laghetto” che si trova all’inizio della statale. In pratica, si tratta di tornare alla classificazione del vecchio prg, con l’obiettivo di trasferire ambulatori, posti letto e laboratori in una sede più comoda, servita e facilmente accessibile. Si tratta di un progetto di cui si parla già da un anno e che punta a risolvere un problema reale: la collocazione attuale della casa di cura, nel bel mezzo del quartiere di Sant’Andrea e con pochi parcheggi nei dintorni, è infatti fonte di disagi continui.
Ora, passi che, se l’osservazione verrà approvata, un’area che nel Piano Interventi era disegnata come zona agricola ambientale torni ad essere destinata a servizi e quindi edificabile. Passi anche che a duecento metri da lì si trovi villa Cricoli, la residenza che fu di Giangiorgio Trissino e dove probabilmente cominciò a sbocciare il genio di Andrea Palladio, una villa che in questo modo vedrà ridursi ulteriormente quel po’ di verde che le rimane attorno, già deturpato da rotatorie, palazzoni e aree di servizio. Ma a un centinaio di metri da lì corre anche l’Astichello, che spesso usa proprio quei prati come valvola di sfogo per le proprie piene.
Se si osservano le mappe delle zone alluvionate nel novembre del 2010, si vede come in quei giorni quasi tutto lo spazio agricolo racchiuso tra Astichello, Marosticana e viale Cricoli fosse finito sott’acqua. E come anche i 10 mila metri quadrati di terreno oggetto dell’osservazione fossero in parte allagati. Se in un futuro non troppo lontano l’acqua inondasse scantinati e locali di servizio della nuova casa di cura, con chi dovremmo prendercela: con le bizze del meteo, con il clima impazzito o con l’ennesima caso di edificazione imprudente? E a chi andrebbero messi in conto i danni? Il tutto, va ricordato, in una città che è già stata capace di costruire: un’intera zona industriale sopra le zone di esondazione del Retrone, l’ospedale attaccato all’Astichello, l’università in un’ansa tra due fiumi, e un po’ ovunque zone residenziali a ridosso degli argini. Continuiamo così, facciamoci del male.



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