Variati scarica Sel e ingloba ViCap
Nulla di fatto: l’ultimo tentativo di Sinistra Ecologia e Libertà di allearsi con il candidato sindaco del centrosinistra Achille Variati è definitivamente naufragato. Oggi la compagine variatiana che si presenta alle elezioni comunali del 25 e 26 maggio è più di centro e meno di sinistra, e soprattutto è sempre più variatiana, visto che la seconda novità di questi giorni è che la civica Vicenza Capoluogo sarà incorporata nel listone dell’Achillone.
I vendoliani vicentini ci avevano provato e riprovato, a entrare nell’invincibile armata dell’ecumenico sindaco. Se ne sono stati buoni buonini sul Piano Interventi (che come volumetrie di edificato, fosse stato targato centrodestra avrebbe fatto loro uscire le zanne e le bava alla bocca); sul GreenWay di Laghetto, in particolare, auspice il loro Ciro Asproso, potrebbero essere soddisfatti degli ultimi tagli alle cubature concessi da Variati, che tuttavia come voti avvantaggeranno quest’ultimo e magari Asproso come esponente del comitato, non certo lui come Sel, che in questo anno di riesplosione del caso si è guardata bene dal cavalcare la protesta e disturbare il manovratore a Palazzo Trissino. Non c’è stato verso: in un incontro avvenuto la settimana scorsa fra una loro delegazione, il sindaco e il fido portavoce, l’esito è stato di netta bocciatura di un patto che sarebbe stato a senso unico. Nel senso che conveniva soltanto alla parte debole, Sel, e non a Variati, che soppesando numericamente il peso elettorale dei vendoliani in città in occasione delle primarie (meno dei famosi 500 voti che nel 2008 lo fecero battere il centrodestra), ha fatto un calcolo semplice semplice che ha fatto scattare la conseguente pedata nel sedere. “Devo accollarmi le richieste e le relative ambizioni di un partitino che conta pochissimo ma che mi odora la coalizione di un controproducente profumo di sinistra che è quello che non ci vuole dovendo respingere l’attacco della Dal Lago, di Cicero & C”, avrà pensato Achille. E li ha congedati, fine, questa volta senza speranza, delle trattative. Ora a Rebesani, Vittorelli & C toccherà inventarsi un candidato sindaco e metter su una lista in proprio. Cercando o meno l’accordo con gli ingroiani locali (avversari diretti alle politiche), questo è oggetto di valutazione. E per aprirsi la strada nei delusi a sinistra, per esempio quelli riuniti sabato 26 gennaio da Italia Nostra, potrebbero partire proprio dall’ammasso di cemento del Pi, rivoltando contro Variati il suo pseudo-amato referendum senza quorum (proponendo l’abrogazione dell’intera delibera, forzando il divieto statutario di dar la parola al popolo sui singoli piani urbanistici). Ma dovrebbero trovare una vitalità politica che hanno perduto da tempo, come si è visto negli ultimi giorni persino sulla polemica, classica querelle su cui l’ipersensibilità di sinistra si butta a pesce, dei rom cacciati dall’autobus Aim secondo un regolamento di origine fascista. Abbiamo sentito Mattia Pilan, che ovviamente condanna, ma che spiega disarmante che non hanno avuto tempo di dire la propria nel dibattito.
Ora Variati dovrà organizzare le truppe con la bandiera civica che porta il suo nome facendovi entrare Vicenza Capoluogo, che vuol dire Pippo Zanetti, il giovane dinamico consigliere comunale variatiano e bulgariniano di sicura fede, più che John Giuliari, che ha deluso molto all’assessorato al sociale. L’accorpamento della civica di Variati con questa appesantirà ulteriormente la già difficile prova a cui sarà egli chiamato: selezionare i candidati, che dovranno contendersi l’elettorato per un consiglio comunale dimagrito da 41 a 32 componenti. Difficile per modo di dire: non gli par vero, al sindaco-podestà, di avere poteri pressocché assoluti nella scelta della futura maggioranza. a.m.


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