Osservazioni al Piano Interventi, rispunta il Greenway
Dal mare di 494 osservazioni che ha sommerso il Piano Interventi riaffiora anche l’ex Pp10 di Laghetto. Come un sommergibile che da decenni incrocia nelle acque della politica vicentina alla ricerca di un attracco, il piano per il nuovo piano tra viale Diaz e Laghetto riemerge tra un’osservazione sul consumo di suolo agricolo e una sul futuro de distributore di viale Margherita. Un quadro completo sulle richieste e sulle segnalazioni arrivate in comune entro lo scorso 27 dicembre si avrà solo quando il malloppo di documenti arriverà ai consiglieri della Commissione territorio, dopo il primo esame da parte della struttura tecnica. Ma qualcosa su quelli che potrebbe diventare i piatti forti delle discussione in consiglio comunale comincia ad emergere. E il progetto di Laghetto è senz’altro tra questi.
L’ex Pp10, rilanciato come Greenway dall’amministrazione Variati dopo un restyling griffato Cucinella, e poi accantonato di fronte alle proteste dei residenti, è inserito nel Pi con la sigla C34 e ulteriormente spezzettato in tre sottosettori. La sigla C è il codice con cui si identificano le zone di espansione residenziale assoggettate a Pua. Per l’assessore Lazzari il progetto era destinato a restare nel congelatore. Ma nei mesi scorsi, sotto coperta, i contatti tra amministrazione, abitanti e proprietari sono ripresi. E adesso la situazione potrebbe anche sbloccarsi.
A smuovere le acque è proprio un’osservazione presentata dal combattivo comitato, che propone una drastica cura dimagrante per il futuro nuovo quartiere. Dimezzamento degli indici di edificazione, limite alle nuove costruzioni che non dovrebbero andare oltre la zona del poligono, fasce di rispetto non edificabili sia verso Laghetto che verso viale Diaz, una zona inedificabile destinata a parco urbano, collegamenti ciclopedonali tra l’area attorno a via Magenta e Laghetto, e stop al nuovo supermercato (in cambio di un aumento delle cubature del market nel centro storico di Laghetto: tanto il proprietario è sempre il gruppo Cestaro). Per il Pp10-Greenway sarebbe una rivoluzione che porterebbe la soglia dei nuovi abitanti teorici attorno ai 500, riducendone notevolmente l’impatto.
Dopo anni di contrasti e polemiche, questa volta Il compromesso potrebbe andare in porto. Variati avrebbe tutto l’interesse a chiudere prima delle elezioni, i residenti potrebbero accettare il boccone amaro per dire definitivamente addio ad un progetto che sulla carta è ben più impattante, e in un momento in cui il mercato immobiliare è fermo e nessuno riesce a vendere anche i proprietari potrebbero digerire più facilmente la rinuncia a migliaia di metri quadri di volumetrie residenziali. L’accordo, comunque, è tutt’altro che confezionato: le prossime settimane saranno decisive, e i tempi ristretti sono più un ostacolo che un vantaggio.
Un principio che vale anche per le altre osservazioni. Con le elezioni alle porte, e l’amministrazione intenzionata a chiudere la partita prima del voto, il tempo per arrivare all’approvazione in consiglio è davvero poco. Gli uffici saranno costretti agli straordinari, i consiglieri pure. Ma è facile prevedere che, come già successo in estate per la prima approvazione, lo spazio per l’analisi e il dibattito sarà ridotto. E che molte osservazioni che toccano nodi cruciali del Pi rischiano di trovare la strada sbarrata.
È il caso di alcuni dei rilievi giù resi pubblici – quelli presentati da alcuni comitati, dal gruppo Disegniamo Vicenza, da Rifondazione Comunista, dal alcune associazioni – e che si concentrano su alcuni snodi particolarmente critici. Come il consumo di territorio, in particolare di suolo agricolo. Le cifre ufficiali parlano di 130 mila metri quadrati di superficie agricola (Sau) consumata ma, come emerso durante la discussione del Pi, il dato è sottostimato. Secondo le cifre elaborate da Disegniamo, ad esempio, se si sommano gli interventi previsti dal Bid (contando anche il verde privato e la viabilità di accesso, non solo i metri quadri delle abitazioni), quelli che riguardano le grandi infrastrutture come la tangenziale nord, e i progetti di urbanizzazione che ricadono su aree oggi ancora agricole nonostante abbiano già una destinazione diversa (Saviabona, San Pio X), si arriva a ben 1 milione e 400 mila metri quadrati di campi destinati a sparire. A cui andrebbero aggiunti altri 500 mila metri quadri occupati dal nuovo stadio e dal possibile spostamento dell’Arsenale.
A questo si aggiunge la frammentazione cartografica del territorio rurale, diviso in cinque diverse tipologie. Col risultato di indebolirne, di fatto, la tutela: un’area considerata periurbana, in futuro, sarà più facilmente edificabile di una etichettata come agricola. E già nel Pi ci sono angoli di campagna che, a quanto segnalato in parecchie osservazioni, passano da area rurale agricola a terreno rurale aperto, o anche intercluso. Una passaggio che sembra esclusivamente tecnico, ma che potrebbe avere conseguenze pesanti. Succede lungo la Riviera Berica, a Campedello o attorno a villa Rubini, attorno a Ponte del Marchese, a Maddalene, lungo strada di Gogna (dove un pezzo di terreno agricolo in riva al fiume viene destinato a servizi a supporto della viabilità: ospiterà una stazione di servizio?).
Altrettanto ricco il capitolo infrastrutture, con la tangenziale nord (e la bretellina di raccordo al Dal Molin) a recitare la parte del leone. Il tracciato inserito nel Pi non coincide infatti con quello delineato dal Pat, e sono in tanti a chiederne la revisione e la modifica. E ci sono anche osservazioni sulle aree dismesse, dal Cotorossi all’ex Zambon, sui meccanismi di perequazione (solo dal Bid si potrebbero ricavare qualcosa come 10 milioni di euro, la cifra è calcolata da Disegniamo), sulle tutele dei parchi, su Borgo Berga (il nuovo insediamento non compare nella cartografia del PI). Un menù molto ricco. Fin troppo forse, per un appuntamento di fine mandato da chiudere in fretta.


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