Mps, scontro interno Pd e la vigilanza “cieca”
Nel giugno del 2012 due significativi eventi segnano la vicenda del Monte dei Paschi di Siena. Primo: il Consiglio dei Ministri comunica che avrebbe sottoscritto le obbligazioni emesse dalla banca fino a 3,9 miliardi di euro e contestualmente avrebbe sostituito i Tremonti bond del 2009 per 1,9 miliardi. Secondo: la direzione provinciale del Partito Democratico chiede le dimissioni di Gabriele Mancini, presidente della Fondazione Monte dei Paschi di Siena.
In verità lo scontro tra l’ex componente “Margherita” e gli ex “Pci-Pds-Ds” nasce nel marzo 2012, quando il sindaco di Siena Ceccuzzi ha sostenuto la candidatura di Profumo al posto dell’uscente Mussari, candidatura osteggiata però dalla componente “Margherita”. Secondo MF la scelta avrebbe avuto l’appoggio di D’Alema e Bersani. Lo scontro allora si sposta in consiglio comunale con la mancata approvazione del bilancio consuntivo (non votato dai “margheritini”) e la caduta della giunta il 21 maggio 2012.
Incidentalmente va detto che la situazione di MPS era abbastanza seria perché nel 2011 non sono stati versati al Tesoro 160 milioni di euro d’interessi dovuti sui “Tremonti bond”. Il bilancio 2011 ha registrato una perdita di 4,69 miliardi di euro. Altre considerazioni riguardano il piano di ristrutturazione, che prevede la chiusura di 400 filiali entro il 2015 e il taglio di 4600 posti sui 31.000 complessivi, mentre l’ex direttore generale Antonio Vigni esce dalla banca con 5,4 milioni, comprendenti 4 milioni di buonuscita pur in presenza di questi rossi di bilancio.
Alcuni giorni fa scoppia un’ulteriore bomba diffusa dall’agenzia Bloomberg: la terza banca italiana sembra aver registrato altre perdite per la sottoscrizione di quattro contratti derivati. La notizia ha prodotto come primo effetto le dimissioni da presidente dell’Associazione Bancaria Italiana Mussari, ex presidente dei Monti di Paschi di Siena. I derivati sarebbero quattro: “Alexandria”, “Santorini”, “Patagonia” e “Nota Italia”. L’operazione “Santorini” fatta con Deutsche e “Alexandria” con Nomura.
La cosa ridicola di questa situazione è l’intervenuto scaricabarile su chi ha deciso queste operazioni. La società di revisione Kpgm afferma di non sapere nulla come il consiglio di amministrazione della Banca. La perdita per il solo derivato “Alexandria” oscillerebbe tra i 240 e i 740 milioni di euro. Tra un mese sapremo se la banca più “politicizzata” d’Italia sarà sottoposta al regime di amministrazione straordinaria. Rimane la legittime domande: perché MPS abbia fruito dei Tremonti-bond e due settimane fa dei Monti-bond? E in che cosa consiste la vigilanza di Banca d’Italia e della Consob se succedono questi “ incidenti” gravi che possono contaminare tutto il sistema bancario italiano? Possibile che queste spericolate architetture finanziarie non siano controllabili da parte di chi vigila?
A tale proposito appare singolare che siano passati sei mesi dalla nomina di Profumo e solo alcuni giorni fa la notizia è diventata di pubblico dominio. Altrettanto singolare è che la Banca d’Italia ha stretto la vigilanza su Mps solo due anni dopo aver assentito all’acquisto da parte di Mps di Antonveneta. Operazione questa oggetto d’indagine da parte della procura di Siena: Antonveneta fu pagata 10,3 miliardi di euro agli spagnoli di Santandier dopo che questi l’avevano pagata sei mesi prima 6,6 miliardi di euro. Inoltre con quest’acquisto MPS si caricava anche di 7,9 mld di passività detenute da Antonveneta.
L’ultima considerazione riguarda l’imboscato regolamento sui derivati. Regioni , Province e comuni hanno perso 30 miliardi di euro sull’uso dei derivati. Lo Stato invece ha contratto derivati per 200 miliardi. Tre anni fa la Consob in 11 punti espresse un parere sui contratti derivati usati dagli enti pubblici. Questo parere ricevette l’assenso anche del ministero dell’economia e aveva lo scopo di evitare i buchi di bilancio negli enti pubblici. Tre punti in particolare del parere Consob colpiscono: a) inserire nella normativa sui derivati che qualsiasi contratto deve avere un allegato nel quale viene spiegato in lingua italiana la pericolosità del prodotto e i suoi costi occulti; b) il contratto derivato deve avere come finalità la riduzione del debito e nessuna altra finalità come quella di acquisire liquidità ( vedi currency swaps usato da molte regioni per i debiti nella sanità); c) ogni contratto che non abbia fornito adeguata informazione può essere considerato nullo. Nel settore dei derivati ci sono numerose inchieste giudiziarie ma il parere di Consob è parcheggiato in qualche scrivania “alta” e la causa è costituita dalle perplessità espresse da Banca d’Italia che ora “scopre” il buco di Mps.


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