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Ecofoglia, copiare la natura per vivere meglio

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foto: http://www.immaginariosonoro.org

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Conosco Luigi Alberton da quando, nel 2008, mi invitò a casa sua. Un piano mansardato, sviluppato in longitudine, con stanze accoglienti e tinte blu alle pareti, un bagno cilindrico – che è sempre piaciuto alle donne – e tanti, tanti contenuti all’interno. Ho sempre pensato che quella casa avesse una sua anima, e vivesse di vita propria. Non so spiegare. Era, ed è, una nave idealizzata, la sua abitazione. Ma non appena mi sono permesso di fargli i complimenti, mi ha subito fermato: quella casa, di sicuro, nonostante tutto, non sarebbe stata l’ultima. “L’ultima casa – diceva allora (e ancora oggi lo conferma) – ha un significato tutto particolare, proprio perché è l’ultima della tua vita”. Già nel 2008 aveva in mente il primo segno, la struttura prendeva forma nella sua immaginazione: da lì sarebbe poi nato il progetto Ecofoglia.
Presentato il 18 gennaio a Fara Vicentino, per la rassegna di incontri, viaggi, film e alpinismo “Senzaorariosenzabandiera” diretta da Nerio Brian, e dedicata quest’anno alla versatilità del legno, Ecofoglia ha risvegliato nelle persone presenti una complicità negli intenti della proposta, corroborata da una dichiarata necessità di ritornare ad una misura del vivere: smettere con il caos, allontanarsi dalle città offuscate da smog e traffico, ritirarsi nei luoghi del cuore per vivere serenamente, avvolti nell’abbraccio armonico della natura. Luigi Alberton, filosofo, musicista, regista, pensatore e fondatore del Centro di Ricerca Artistica Immaginariosonoro (www.immaginariosonoro.org), vuole vivere in un’opera d’arte. E per farlo, parte dalla Natura. Da qui il nome “eco-foglia”, mano aperta che riceve e dona, forma d’arte e meraviglia allo stesso tempo, foglia come congiunzione tra terra e cielo, in un equilibrio dinamico e perfetto della natura. Un luogo in cui abitare che sia a misura di Luigi Alberton. Ma non una casa per lui. Per lui, e per gli altri, luogo di transito, di sviluppo di talenti, di accoglienza di Arte e artisti, in una comunione di idee e progettualità che sono la linfa vitale del contesto stesso.
Sono temi che non lasciano indifferenti, ma sprigionano sana energia, una vitalità palpabile che ha contagiato positivamente il pubblico, instaurando un clima di proposte, dibattito e confronto, volto a ricercare insieme spazi alternativi al quotidiano abbandono dell’ordine. Decisivo il passaggio di Alberton nello specificare che tutti noi, oggi – qui e ora – possiamo costruire Ecofoglia. “Non si deve necessariamente abbattere per edificare. Basta cambiare. Iniziate dalla vostra casa attuale, e costruite il concetto di Ecofoglia al suo interno. Dipingete le pareti con i colori che vi piacciono, spostate i mobili, trasformate gli interni. Fatelo con la consapevolezza di non dover sottostare a modelli predefiniti ma, soprattutto, fatelo perché la vostra casa siete voi”. Una casa sarà accogliente se “parlerà” volentieri dei suoi abitanti. “Soltanto se sarete voi a riempirla di concetti e buoni propositi – conclude Alberton – allora, solo allora, avrete realizzato il sogno Ecofoglia”. Tra le spiegazioni delle varie fasi del progetto, di come abbia preso corpo e forma di pensiero, Maria Cristina Leardini, complice l’intervento dell’amico Amedeo Sinico, ha avuto il merito di far addentrare la curiosità del pubblico nella praticità dell’abitazione, insistendo sugli aspetti più concreti del progetto. Dai primi bozzetti, disegni, idee, alla forma ideale che darà pensiero e sostanza agli inquilini del futuro, gli stessi che stanno ancora sognando un territorio possibile, esistente, ove costruire Ecofoglia.
A fare da traino ai contenuti, alcune citazioni indispensabili dell’artista e architetto austriaco Hundertwasser che, lette, hanno fatto breccia nei cuori dei partecipanti, un pensiero libero capace di scardinare, senza armi né violenza, preconcetti e routine dell’uomo, schemi del pensiero, rigidità della mente: una linea curva, un tetto ricoperto d’erba, un terrazzo luogo d’incontro, un pavimento non perfettamente lineare come vorremmo aspettarci. Soltanto con la maestosa fantasia e l’estro di un bambino, qual’era l’anticonformista Hundertwasser, senza per forza dover alzare la voce, sono state tracciate delle traiettorie percorribili verso le quali indirizzare il proprio agire, donando il consiglio di ascoltare la natura, copiarla laddove necessario, e rispettarla nel completo rispetto di se stessi e dell’altro. Per essere sempre uguali, e diversi da chi eravamo ieri.

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