Caso Ipab, diffida elettorale. Ma problemi reali
Battaglie pre-elettorali e problemi reali. Si potrebbe riassumere così la vicenda della diffida con cui la Regione ha contestato all’Ipab di Vicenza alcune “rilevanti irregolarità” e una “gestione farraginosa”. La lettura politica è inevitabile: con un percorso tutto targato centrodestra, la segnalazione è partita dall’ex presidente dell’ente, il consigliere comunale Gerardo Meridio, ed è stata scodellata dall’assessore regionale alle politiche sociali Remo Sernagiotto in coincidenza con l’inizio della campagna elettorale. Diventando subito una patata bollente per l’attuale timoniere dell’Ipab, Gianni Rolando (Pd). Ma creando imbarazzo anche per la giunta di centrosinistra guidata da Achille Variati, che ci ha messo un bel po’ a prenderne le difese, e solo dopo una sua piccata richiesta di portare il caso in consiglio comunale. Al di là delle schermaglie, tuttavia, i rilievi portano allo scoperto problemi di sostanza. E più in generale mettono sotto la luce dei riflettori una gestione dell’ente di San Pietro che potrebbe rivelarsi tutt’altro che impeccabile.
Tra i punti elencati dalla diffida, il più sostanzioso riguarda l’accordo di programma siglato lo scorso anno tra Comune, Ipab e Regione. Accordo che prevede, tra le altre cose, la cessione al Comune del parco della colonia Bedin Aldighieri e la realizzazione, a carico dell’Ipab, di tre nuove strutture più moderne e funzionali in cui l’ente dovrebbe trasferire le proprie attività, con l’obiettivo di migliorare la qualità dei servizi e reggere il confronto con una concorrenza sempre più agguerrita.
Il documento aveva attirato fin dall’inizio delle critiche, perché giudicato troppo sbilanciato a favore di Palazzo Trissino. L’aspetto più delicato, però, è un altro, e riguarda la mancanza di stime precise a corredo di un’operazione che prevede investimenti per quasi 50 milioni di euro. In un accordo in cui si mettono nero su bianco scambi di terreni e proprietà per decine di milioni, come è possibile che non sia stata effettuata una accurata valutazione preventiva dei beni coinvolti? Il presidente Rolando ha spiegato che le perizie verranno fatte in un secondo momento. Ma se poi le cifre si rivelassero lontane dalle previsioni, come si porterebbe avanti un’operazione che già così appare difficile?
E ancora: l’unico modo in cui L’Ipab potrebbe affrontare gli investimenti previsti passa per l’alienazione dei pezzi pregiati del suo patrimonio. Che non sono tanto i beni storici come Villa Rubini o palazzo Serbelloni indicati nell’accordo, oggi difficilmente monetizzabili, ma la miriade di terreni agricoli e appartamenti affittati in giro per la provincia. Il problema è che un parte importante del bilancio dell’ente – circa un milione di euro – si regge proprio grazie alle entrate garantite da questi affitti. Se con la vendita il gettito venisse a mancare, si rischia di aprire una voragine contabile difficile da colmare. E anche di questo aspetto non c’è traccia nell’accordo.
Le altre questioni sollevate dalla giunta regionale riguardano i lavori al Trento affidati da un provvedimento del presidente invece che dai dirigenti, le modalità di assunzione di un coordinatore per gli assistenti sociali, e il compenso del direttore generale. Questioni più tecniche, ma che sono la spia di una situazione problematica. All’interno dell’Ipab il clima è teso e, diffida o non diffida, il malumore tra i dipendenti è palpabile. E questo spiega, almeno in parte, anche la difesa decisamente tiepida che Variati ha fatto del presidente Rolando. Il sindaco non sarebbe per nulla soddisfatto di come è stato amministrato l’ente, e la lentezza con cui è intervenuto, e che ha spinto i consiglieri comunali di opposizione a parlare di «silenzio assordante», ne è la prova.
Fonti interne, inoltre, rivelano che le preoccupazioni principali riguardano soprattutto il futuro dell’istituto: l’Ipab, che da un paio d’anni era tornato ad avere bilanci in attivo, assiste ad una progressiva perdita di pazienti. Il che significa anche riduzione delle entrate. Se non si riesce a fermare l’emorragia, la situazione potrebbe tornare di nuovo, e pesantemente, verso il rosso. L’accordo di programma punta a risolvere proprio questo problema. Ma se la risposta non fosse quella giusta, la situazione è destinata a precipitare.


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