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Bus serale Aim, taglio mascherato. Fra sprechi e fallimenti

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Fra i salti di gioia per l’esternalizzazione del servizio serale il trasporto pubblico vicentino rischia di fare la fine del Titanic che lentamente affonda mentre sul ponte si brinda al futuro. I nodi che hanno dato origine l’estate scorsa al nuovo “piano industriale” di Aim Mobilità – in realtà piano di rientro da un buco di 3 milioni di euro – restano tutti lì, irrisolti.
Partiamo dalla fine, e cioè l’annunciato bando per affidare a una società privata il trasporto di sera, dalle 20.50 alle 23.30. Soluzione “moderna”, che strizza l’occhio ai giovani (ma se vorranno restare fuori casa fino a mezzanotte e oltre, il pulmino-bus a chiamata si trasformerà in una zucca, o in un taxi ben più costoso) e che è stata presentata come viatico non solo per un risparmio economico di 120mila euro annui, ma anche per un risparmio di Co2 nell’aria.
Tolti i lustrini e gli ammiccamenti pre-elettorali, prendiamo atto di una realtà: di taglio al servizio si tratta, anche se ha un bel nome e sarà, forse, amato dagli utenti. Taglio che si inscrive nel piano di rientro dal debito e che significa tagliare chilometraggio ai bus, a scapito di fasce di popolazione, in special modo gli anziani, che presumibilmente non hanno grande dimestichezza con sms e telefoni cellulari con cui si potrà accedere al nuovo servizio. Diamo un occhio ai numeri: l’amministratore di Aim Mobilità, il democristiano di lungo corso Pio Porelli, ha affermato che l’appalto avrà una base d’asta di 200 mila euro a biennio, cioè 100 mila euro l’anno. A spanne, considerando i costi del lavoro, quelli per il carburante e le manutenzioni, nonché un margine di guadagno per il privato, con questa cifra saranno assunti tre autisti. Che significa presumibilmente due o tre mezzi al lavoro ogni sera: riusciranno con questi scarsi mezzi a garantire la puntualità promessa, cioè 20 minuti massimi di attesa?
Per il privato ogni corsa sarà un costo e a rigori di logica si può immaginare che chi vincerà l’appalto non si farà in quattro per aumentare gli utenti del servizio, dal momento che l’incasso sicuro per il privato deriva dal contratto di servizio sottoscritto con Aim e non dai biglietti staccati. Speriamo di sbagliarci, ma l’impressione è che un boom nelle ore serali non ci sarà. Anzi, gli utenti diminuiranno e Aim avrà risparmiato qualcosa indebolendo il suo ruolo di servizio pubblico. In altre città servizi simili esistono da anni, e hanno alterne fortune: a Milano, per dirne una, nei mesi scorsi il sistema Radiobus gestito dalla municipalizzata Atm – che scarrozza 700 utenti abituali ogni notte – è in profonda crisi e costa troppo (lo racconta il Corriere della Sera) tanto che Atm lo sta riorganizzando completamente.
Il punto è però un altro: fatta un’esternalizzazione, già se ne preparano altre. E il management scelto da Variati, l’amministratore unico di Aim Paolo Colla e il già citato Pio Porelli, ha già scelto le prossime vittime: saranno il servizio domenicale dei bus e poi le corse negli orari di morbida, in sostanza il pomeriggio. E’ scritto nero su bianco nel piano industriale licenziato la scorsa estate per far fronte al “buco”: anche questi servizi saranno esternalizzati, messi a gara per risparmiare qualche centinaio di migliaia di euro, con una prevedibile ulteriore flessione del numero di utenti. Per inciso, anche di lavoratori: una decina di autisti Aim andranno in mobilità, come prevede il piano industriale. D’altra parte non è facile difendere il sistema esistente: i giganti arancioni che girano rombando semivuoti alle nove di sera o la domenica mattina non piacciono a nessuno. Puzzano, producono vibrazioni e agli occhi dell’uomo della strada sono l’immagine reificata dello spreco di denaro pubblico.
Peccato che per altri tipi di spreco, magari più consistenti e meno visibili, passino sotto silenzio. Il primo, macroscopico,  è quello della mancata fusione fra Aim e Ftv. Il secondo è quello che fa della Provincia di Vicenza il territorio con più aziende finanziate dalla Regione per fare trasporto pubblico: sono addirittura 11 (un-di-ci, vedere l’elenco completo), uno sproposito che non ha eguali nelle altre province venete. Ci sono i due giganti pubblici Aim e Ftv che coprono l’87% del servizio. Il resto è spartito fra altri nove vettori piccoli o piccolissimi che coprono tratte ultra locali: Albiero Guido, Bettini Bus S.a.s., Canil Viaggi S.r.l., Capozzo S.r.l., Girardi S.r.l., Lorenzi S.r.l., Bristol S.r.l., Zambon Silla Corrado, Zanconato Enio Aldo. Treviso, che è la provincia seconda per numero, ne conta solo 8, ma nelle più metropolitane Venezia, Verona e Padova i vettori finanziati sono solamente 3.
Per dare un’idea della portata dei privati convenzionati, prendiamo il più piccolo, l’azienda Zambon Silla Corrado con sede a Posina: nel 2011 i suoi mezzi hanno percorso 35mila km, ricevendo 37mila euro dalla Regione. Vale a dire appena 95 km al giorno, pari per l’appunto a una corsa andata-ritorno fra Posina e Vicenza. Oppure la Bettini Bus S.a.s.: fa 44mila km l’anno, ottiene 52mila euro dalla Regione, per fare la spola fra Lonigo e Locara (una frazione di S. Bonifacio, in provincia di Verona). Piccole cifre, si dirà. Ma ce ne sono di ben maggiori: come Capozzo S.r.l. che gestisce quattro linee fra Thiene e i comuni vicini, corre 394mila km l’anno e prende 466mila euro da Venezia. E così via. Al di là dei numeri, un insieme di piccoli orticelli che non dialogano fra di loro ma al contrario si accampano sotto il comodo ombrello della Regione. La quale da parte sua si guarda bene dal toccare queste rendite di posizione. E’ questo uno dei principali ostacoli a una seria e razionale riorganizzazione del sistema trasportistico provinciale. Le cifre sono eloquenti e non mentono: circa 300 km vedono la sovrapposizione di due o tre vettori sulla stessa strada.
L’altro ostacolo è la totale mancanza di fusione fra Aim e Ftv. E qui la responsabilità politica ricade sul Comune di Vicenza (Pd) e sulla Provincia (commissariata, ma pur sempre gestita dal leghista Schneck e dal plenipotenziario attuale amministratore di Ftv, Angelo Macchia). Nonostante fiumi di parole, il matrimonio non si sta facendo, anzi si fanno passi indietro preoccupanti: il servizio di carrozzeria che Ftv aveva affidato ad Aim si è arenato, come ha denunciato la Filt Cgil in dicembre. Oggi Ftv non manda più i suoi bus alle officine dell’azienda “sorella”, con il risultato che i mezzi non vengono riparati, salvo qualche piccolo lavoretto e qualche riverniciatura di fortuna. All’origine della rottura ci sarebbe il mancato accordo sul prezzo orario fatto da Aim a Ftv, di conseguenza quest’ultima sta cercando un’altra officina dove mandare i suoi bus.
E che fine hanno fatto le promesse di rilancio contenute nel piano industriale Aim? La navetta estiva per le piscine comunali: forse l’anno prossimo. E quella per collegare i caselli autostradali al centro storico, pensata per i turisti della mostra in Basilica palladiana? Speriamo per la prossima esposizione…

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