Facebook Twitter

Berlato, Dal Lago & C: situazione grave, non seria

Share via email
(foto: http://www.romah24.it)

(foto: http://www.romah24.it)

La cronaca politica in questi giorni a Vicenza è ricca e rovente. Seria, no. Anzi, fa parecchio ridere. Tipo quei talk show trash, avete presente? I loro protagonisti si atteggiano come se stessero partecipando ad una trasmissione di alto livello, affrontando grandi temi, con cipiglio e prosopopea. E invece, purtroppo per loro, di qua gli spettatori, che non sono tutti scemi, avvertono chiarissimamente la sensazione di assistere ad un circo.
La palma del miglior spettacolo va senza dubbio al Popolo della Libertà. E’ sempre stato spaccato al suo interno, oggi è guerra totale fra il segretario provinciale, Sergio Berlato, e i vertici di Roma, che nelle candidature parlamentari gli hanno preferito gli avversari di sempre, ovvero la corrente dell’ex governatore Galan e della collega europarlamentare Lia Sartori, ammettendo come unici candidati vicentini in alta posizione nelle liste il suo vice Pierantonio Zanettin e l’ex consigliere provinciale Dino Secco. Berlato, escluso con ignominia dall’elenco dei nomi, ha platealmente strappato le richieste di candidatura dei “suoi” (fra cui c’era pure un umiliato ex sindaco Enrico Hullweck), minacciando che il partito, o meglio la parte a lui fedele del partito, potrebbe non votare il partito stesso alle politiche. Non solo, ma ha annunciato di voler far visita al più presto al procuratore Cappelleri per vedere di far luce sul sistema degli appalti gestito per 15 anni in Regione nell’era Galan. Insomma, il segretario ha subito l’onta di non vedersi neppure candidato, con i suoi fidi marginalizzati come appestati, ma non si dà per vinto e promette di vendere cara la pelle.
Facciamo un po’ d’ordine logico. Berlato l’anno scorso ha vinto il congresso provinciale grazie alla precettazione di massa della lobby di cui è a capo tramite la Confavi di Maria Cristina Caretta (che sembra passi in Fratelli d’Italia, i finti scissionisti dal Pdl). Lo scandalo mediatico-giudiziario delle tessere taroccate non l’ha sbalzato dalla sedia, ma il partito era ed è rimasto un coacervo di fazioni, con la segreteria provinciale che non parla con quella del capoluogo (retta da una sub-corrente di ex sartoriani, oggi autonomi: Galvanin, Zocca ecc), con l’ex alleata di Berlato, l’assessore regionale Elena Donazzan, che se ne va dal direttivo, con schegge che escono e creano liste civiche per conto proprio (Magaddino, Carta), con consiglieri comunali stufi dell’andazzo che si candidano a sindaco in solitaria (Sorrentino) o che fanno il salto della quaglia sul carro nemico (Franzina) o non lo fanno più dopo averci pensato per un po’ e si sistemano con la micro-lista nazionale di Samorì (Meridio). E con Berlusconi che decide i candidati al parlamento secondo i suoi abituali usi e costumi, premiando i fedelissimi, che in Veneto sono il gruppo di Galan. Già questo manicomio non è male, come tasso di comicità involontaria. Ma c’è di più. Quando Berlato accusa il proprio partito di non riconoscere la rappresentatività territoriale perchè fa fuori lui e chi sta con lui, scopre l’America: da quando in qua un partito fondato, guidato e tenuto in vita da Berlusconi conosce il significato della parola “democrazia interna”? E’ sempre il solito berlusconismo: senza pudore, sfacciatamente clientelare, cortigiano, che se ne infischia di tutto tranne che degli interessi di bottega. Ma Berlato, di questo, se ne sta accorgendo solo adesso? Così come mette di buon umore apprendere che finalmente pare essersi deciso ad andare in procura, come aveva già minacciato a suo tempo senza dare seguito alla minaccia, per scoperchiare il pentolone di un “sistema” che i giornali nazionali e locali negli anni addietro hanno diffusamente descritto nell’indifferenza del centrodestra veneto. Non si ricordano allora prese di posizione irate e nemmeno indignate, neppure un po’, da Berlato, che nel 2008 sostenne la Sartori come candidata sindaco a Vicenza e che nella seconda metà degli anni ’90 è stato assessore nella prima giunta Galan. Ben venga per definizione lo svelamento di verità nascoste, quando ci sono. Ma c’è chi è credibile nel reclamarlo, e chi no. Se gli avessero accettate le candidature proposte fra cui la sua, Berlato ora invocherebbe la magistratura? Mi permetto di dubitarne.
Un altro personaggio di una certa caratura umoristica è Manuela Dal Lago. Ha saputo creare la suspence per due mesi buoni sulla propria corsa a sindaco contro Variati a Vicenza, e fatalità ha sciolto ufficialmente il dubbio solo quando ha capito che il paracadute in parlamento le è stato negato dall’acerrimo nemico Flavio Tosi, capo ormai assoluto della Lega Nord in Veneto. Lei non ci scommetteva, ma è chiaro che un pensierino ce lo faceva sempre, nella vita non si mai. Ora la deputata uscente, ex presidente della Provincia, ex triumvira del partito post-Bossi, si riduce a sperare di strappare almeno il ballottaggio con Variati. Appoggiandosi più che altro ad una propria lista civica e alle altre forze del centrodestra, che si metteranno ai suoi ordini per disperazione. La Lega vicentina fa buon viso a cattivo gioco e applaude a denti stretti, ma è tutto da vedere se farà veramente campagna elettorale per la Manuelona, che dai padani di città non è amata. A meno di una sorpresa astrale alle urne, la (ex) potente Dal Lago davanti a sé ha un destino gramo di semplice consigliere comunale, toh, capogruppo, a capo di un’armata brancaleone di serpi in seno. Quando si dice il terrore di scomparire dalla scena, a 66 anni suonati e trenta di attività politica… Così la grande sfida che abbiamo di fronte è fra lei e Achille, due dinosauri della Prima Repubblica: ridiamoci su, che è meglio.
Risate grasse, infine, per le ultime uscite dei grillini berici sul loro blog. Ma come, il capo politico Grillo spara a zero contro la stampa mainstream (e ne ha di che), qui a Vicenza essi stessi hanno attaccato furiosamente su questo fronte, e adesso, per qualche articolo che non li sbeffeggia o addirittura li loda, immediatamente se ne compiacciono come scolaretti giubilati dalla maestra? Ci sono o ci fanno, questi aspiranti demolitori dell’ordine costituito? Non è che quando Beppe calerà su Piazza dei Signori a Vicenza il 9 febbraio prossimo gli faranno venire un ennesimo travaso di bile, sventolandogli in faccia le sospirate cronache non negative? Qua non siamo all’anarchia politica. Siamo all’anarchia mentale.

Share via email

Una commento a Berlato, Dal Lago & C: situazione grave, non seria

Lascia un Commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato.

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>

Inserzionisti

Per acquistare la tua

pubblicità

su La Nuova Vicenza

Clicca qui