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Aim a Marghera, 13 milioni. Di soldi buttati

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Lavinia Magaraggia, amministratrice Aim Bonifiche (foto: aimvicenza.it)

Quanto è costato finora ai vicentini proprietari di Aim il sito in via Righi a Porto Marghera, la famosa piattaforma di smaltimento rifiuti acquisita dalla multiutility berica durante la gestione targata centrodestra, e tuttora al centro di un’inchiesta per truffa aggravata che vede indagati l’ex presidente Beppe Rossi, l’ex proprietario dell’area Carlo Valle e l’ex consulente Gianni Giglioli? Poco più di 13 milioni di euro, un’enormità. Per ottenere tale stima, bisogna riepilogare i passaggi fondamentali di una unhappy end che ancor oggi lascia sul groppone di Aim 23 mila metri quadrati di terreno, con circa una trentina di tonnellate residue da bonificare appese all’ultima autorizzazione dei giudici, e sette dipendenti da riassorbire in organico. Un affare cominciato torbidamente, continuato malamente e finito in modo pessimo.
All’inizio dell’anno 2003 la proprietà del sito è della società Servizi Costieri, già nota alle cronache giudiziarie per varie inchieste sulla criminalità organizzata (1995, sequestrata e indagata per smistamento non autorizzato di scarti di una ditta di San Giorgio in Bosco; nel 1997 accusata di fare da intermediaria per smaltire illecitamente, facendoli passare per rifiuti normali, rifiuti speciali in discariche abusive nel Casertano; nel 1999 accusata in commissione parlamentare antimafia di falsificare rapporti e formulari, e due suoi tir vengono sequestrati nel torinese; 2001 Carlo Valle, latitante, arrestato per illegale detenzione di armi; sempre nel 2001 la magistratura di Santa Maria Capua Vetere in un rapporto riservato indica Valle come esponente di un’organizzazione per lo smaltimento illecito di rifiuti pericolosi; nel 2002 Servizi Costieri è a processo a Venezia per fatture false, viene sigillata per una decina di giorni dopo un controllo Arpav e Valle è imputato in seguito al sequestro di 54 container pieni di rifiuti tossici destinati alla Sardegna; nell’agosto 2003 è rinviato a giudizio per traffico di rifiuti velenosi dal Nord alla Campania nell’ambito dell’inchiesta Cassiopea).
Nel giugno del 2003 la Ecoveneta del gruppo Maltauro, amministratore Bruno Lombardi, prende in affitto la Servizi Costieri, come spiegò alla commissione parlamentare sul ciclo dei rifiuti lo stesso Lombardi il 28 ottobre 2003, specificando per altro che sapeva delle inchieste giudiziarie a carico della ditta di Valle. Il 25 novembre 2003 Ecoveneta (50%) con Aim (45%) e la Tre V Ambiente (5%) costituisce Aimeco. Ma di lì a poco, nel marzo 2004, con l’operazione Houdinì i carabinieri del Noe sequestrano nuovamente la piastra contestando a Valle e altri reati di associazione a delinquere finalizzata allo smaltimento illecito, discariche abusive e falso nei certificati e nelle bolle. Qui cessa definitivamente l’attività di Ecoveneta, che nella sentenza del 2008 viene indicata come “sostanzialmente” continuatrice delle attività illegali precedenti. L’inchiesta si conclude quell’anno con la condanna di Valle, mentre Lombardi e il dirigente di Aimeco, Rino Vincenzi, patteggiano.
La sentenza del tribunale penale di Venezia contiene anche alcune precisazioni molto interessanti, che vale la pena richiamare. Nel 2002 Aim aveva appaltato alla Servizi Costieri lo smaltimento dei due depuratori di Vicenza, a Sant’Agostino e in zona est. Nei fanghi c’erano sostanze nocive come cromo, zinco, nichel e piombo, scarichi industriali per i quali la legge vieta il compostaggio, a cui invece furono avviati. L’analisi non corretta dei fanghi Aim, secondo i giudici, venne reiterata da Ecoveneta una volta che questa si prese in pancia la Servizi Costieri.
Questo lungo ma necessario antefatto per inquadrare l’impegno di Aim, azienda pubblica che in quanto tale dovrebbe avere non due ma quattro occhi aperti rispetto a illegalità e malversazioni, in quel di Marghera. Nella consulenza fatta nel 2009 alla Procura di Vicenza, si legge che nel 2003-2004 era arcinoto che la Servizi Costieri fosse in dissesto economico-finanziario, senza tornare sulle innumerevoli circostanze penali in cui era rimasta coinvolta. Nonostante questo, come abbiamo detto, a fine novembre Aim trova l’accordo con Ecoveneta, che aveva in locazione l’impresa di Valle, e nasce Aimeco, per subentrare al contratto di affitto con l’opzione di acquisto del valore di 7 milioni di euro. Presidente Rossi, e per Ecoveneta-Maltauro l’amministratore Lombardi e il consigliere Gianfranco Simonetto (per Tre V Ambiente, Eugenio Maggian). E quando avviene il subentro? Il 9 marzo 2004, un giorno dopo il sequestro da parte dell’Arma.
Da quel momento la famigerata piattaforma non è mai stata operativa, e Aim ha dovuto smaltire le 3500 mila tonnellate di rifiuti dissequestrati nel dicembre 2004, sobbarcandosi soltanto costi. Nel 2006, anzi, Aimeco, che nel gennaio diventa Aim Bonifiche con l’uscita di Ecoveneta, procede all’acquisto, senza contestare alcunchè a Servizi Costieri-Ecoveneta e assumendosi i debiti relativi allo smaltimento. Non solo, ma rispetto alla convenzione stipulata da Aim il 30 dicembre 2005, nel preliminare di cessione del marzo 2006 il prezzo lievita da 5 milioni e 340 mila a 5 milioni e 505 mila. Con perizia di Giglioli, nel maggio 2006 l’immobile viene valutato 6 milioni 580 mila, purchè l’area fosse stata bonificata e i rifiuti da smaltire non fossero a carico dell’acquirente.
Il primo periodo, quello di Aimeco, secondo una stima di nostri fonti, è costato alle tasche dei vicentini suppergiù 1,7 milioni di euro, fra costituzione della società (2003) e spese gestionali con l’azienda inattiva perchè sotto sequestro (2004-2005). Con Aim Bonifiche bisogna segnare i 5 milioni e mezzo dell’acquisto (2006) più l’inizio dello smaltimento e la progettazione del piano industriale (2006-ottobre 2007), ammontanti questi due ultimi a circa 2,5 milioni di euro. Con la gestione prima del commissario straordinario Mauro Zanguio (2007-2008), poi del presidente Roberto Fazioli (2008-2011), infine dell’amministratore unico Paolo Colla (2011-oggi), complessivamente il costo è stato di 3,5 milioni di euro. A fronte di uno smaltimento, fra 2007 e 2012, che ha proceduto a rilento, con quasi 900 tonnellate in totale (nel periodo precedente erano state oltre 2500). In particolare, per quanto riguarda gli ultimi dati disponibili, nell’ultimo biennio 2011-2012 Aim Bonifiche ha perso 1,8 milioni circa, più o meno 900 mila euro all’anno. Sommando, si giunge alla cifra di 13 milioni di euro circa.
Aim ora ha il problema di liberarsi di questo pozzo di San Patrizio. La zona è classificata dal Pat di Venezia, approvato e in attesa di conferma dalla Provincia veneziana, come “zona industriale portuale di espansione”, e nel capoluogo veneto, a detta dell’assessore competente Gianfranco Bettin, non vedrebbero male, ad esempio, un parcheggio di interscambio. L’intera area di Marghera è soggetta a riqualificazione, dunque il lotto è appetibile, fermo restando la situazione stagnante dovuta alla recessione economica. Il valore attuale si aggirerebbe sui 9 milioni di euro. Se venisse venduto a tale prezzo, Aim ci avrebbe rimesso in tutto ben 4 milioni di euro.
Su possibili acquirenti bocche cucite da parte di Aim Bonifiche (amministratrice: Lavinia Magaraggia) e dal gruppo Aim in generale, in cui il direttore generale Dario Vianello ha seguito sotto il profilo tecnico-amministrativo l’intera trafila dal 2003 a oggi. Secondo nostre fonti pare che qualche privato sia interessato, anche vicentino e di grosso calibro (si parla addirittura della stessa Maltauro, un grande ritorno). Magari a firmare la vendita sarà lo stesso Vianello ma da amministratore e non più da direttore generale: gira voce che Variati pensi a invertire i ruoli con Colla.

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