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Piccole imprese, il futuro è “olonico”

La struttura imprenditoriale del nostro Paese è in larga parte formata da piccole e medie imprese, e la nostra provincia non fa eccezione. Da molti questo dato è considerato un elemento di debolezza, perché le imprese piccole o micro (quelle che hanno meno di 10 dipendenti) hanno scarsa capacità produttiva e quindi contrattuale; altri lo ritengono, invece, un elemento di forza in ragione della loro maggiore flessibilità che le dota di una migliore capacità di adeguarsi ai mutamenti del mercato, soprattutto in momenti di crisi.
Data la caratteristica del nostro sistema imprenditoriale, l’aggregazione in rete rappresenta un passaggio fondamentale per poter operare con successo in uno scenario economico globalizzato. Da tempo si segnala che questa opzione, già adottata da molte nostre medie imprese leader di mercato, si è rivelata vincente per reggere alla forte pressione competitiva di questi ultimi anni. In una fase in cui il sapere ha assunto un ruolo fondamentale stare in rete permette in più di catturare specializzazioni e competenze laddove esse sono, all’occorrenza pure al di là del territorio di origine o del settore di appartenenza della singola piccola impresa. E rappresenta, quindi, una modalità importantissima per fare innovazione e per utilizzarne gli esiti su scala dimensionale allargata, con chiare ricadute in termini di maggiore efficienza e competitività.
Le reti di impresa rappresentano forme di coordinamento di natura contrattuale tra le aziende, destinate in particolare alle Pmi che vogliono aumentare la loro massa critica e avere maggiore forza sul mercato senza doversi fondere o unirsi sotto il controllo di un unico soggetto. Il contratto di rete introduce nell’ordinamento una nuova figura giuridica nel rapporto tra le imprese caratterizzata da ampia adattabilità a situazioni concrete diverse e quindi risponde meglio alle esigenze delle imprese che decidono di mettersi insieme per raggiungere uno o più obiettivi comuni.
I punti di forza del contratto di rete sono:
• la riduzione di costi amministrativi di costituzione, di modifica, e/o gestione (possibilità di redigere il contratto per scrittura privata autenticata);
• la temporaneità della collaborazione tra le imprese contraenti;
• la flessibilità e modularità del contratto alle diverse casistiche;
• la libertà delle parti di decidere l’accesso, il recesso e/o l’esclusione dei partecipanti, la durata del contratto, le modalità di governance;
• la possibilità di accedere a finanziamenti espressamente destinati a tale tipologia
contrattuale;
• agevolazioni fiscali sugli apporti da parte dei partecipanti alla rete.
Oggi gli studi americani conducono ad un modello di impresa chiamato “impresa a sistema aperto” e già si dice che le reti tradizionali saranno sostituite dalle reti di tipo olonico in grado di esprimere livelli più elevati di creatività, rapidità e flessibilità e pertanto più idonee a convivere con i repentini mutamenti dell’ambiente economico. L’obiettivo delle imprese che aderiscono a tale nuova forma di aggregazione consiste appunto nello sfruttamento delle conoscenze accumulatesi grazie al comune interagire dei soggetti aderenti alla rete, da utilizzare in modo repentino, qualora si presentino delle opportunità sul mercato. Difatti il termine olone, dal greco “olon” ossia tutto, è da intendersi come un “insieme di cellule che agiscono in modo autonomo, pur essendo orientate al raggiungimento di un obiettivo condiviso di ordine superiore.
Secondo tale accezione, la rete olonica diviene l’insieme di varie unità operative autonome capaci di collegarsi fra loro velocemente grazie a sofisticati sistemi operativi. Trattasi di rete evoluta poiché viene meno come modello di riferimento l’azienda centrale: alla guida del sistema si posizionerà di volta in volta l’azienda che in riferimento agli obiettivi da realizzare saprà efficacemente attrarre intorno a sé e gestire tutte le risorse della rete. Si parla infatti in questo caso di “impresa virtuale”.
In Italia, paese manifatturiero, sono proliferate piccole aziende che si sono concentrate maggiormente sulla realizzazione di un buon prodotto che sulla creazione di un proprio brand o mercato. Oggi sono alla mercé delle multinazionali che hanno trovato in altri paesi emergenti la possibilità di produrre a costi più bassi. In capo ai nostri imprenditori, però, rimangono la competenza e il know how per realizzare prodotti di altissimo livello e qualità. Poniamo il caso di un contratto di rete che unisca più terzisti ognuno leader nella produzione di un particolare di un determinato prodotto e tutti accomunati da uno stesso obiettivo: si potrebbe determinare la possibilità di competere con le multinazionali con prodotti di alto valore tecnologico, a prezzi più contenuti e personalizzabili secondo le richieste del cliente. Se poi lo Stato, anziché cercare solamente di salvare se stesso, operasse per favorire concretamente la ripresa economica, potremmo nuovamente affermare il valore che il nostro made in Italy ha rappresentato fino ad oggi nel mondo. Per attuare questa trasformazione sistemica, i professionisti, le associazioni di categoria e gli enti dovrebbero rappresentare “centri per lo sviluppo della cultura d’impresa” e non solo meri diffusori di indicazioni legislative, spesso non lungimiranti e caotiche.
Come si intuisce da questa breve descrizione lo strumento della rete può offrire grandi opportunità alle imprese che, spinte dalla più grave crisi del dopoguerra, oggi ricercanocome non mai soluzioni per accrescere la loro capacità innovativa e la competitività.

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