Cicero mercante di voti
Claudio Cicero, l’uomo per tutte le stagioni. Forte di un successo personale capace l’altra volta di ribaltare tutte le previsioni pre voto, si ripresenta ancora alla ribalta delle comunali a Vicenza. Parlando di sé, dice di rappresentare la cultura del fare. «Sono uno che porta sempre a compimento le cose che inizia», ha di recente sentenziato, aprendo di fatto la sua campagna elettorale.
Definirlo politicamente è difficile se non impossibile. E’ stato defenestrato dalla maggioranza rossa (?) a causa dell’effigie del Duce che tiene nel suo ufficio. Ma lui è mussoliniano, assicura. Mica fascista. Esattamente come i milioni di italiani che negli anni ’30 riempivano le piazze del Regime. Ora, a quanto pare, sembra aver compreso l’esatta natura del suo impegno civico, trovando nell’area dei moderati l’approdo finale, nonchè la sua intima natura ideologica. Lo stiamo infatti vedendo flirtare di qua e di là, dagli ex balena bianca ai finiani, in cerca di una convergenza programmatica. O, più probabilmente, essendo consapevole che stavolta la musica sarà diversa, anche per gli outsider.
Variati è di gran lunga il più astuto e smaliziato tra i possibili competitors alla poltrona di primo cittadino. Più abile anche della stessa Manuela Dal Lago la quale (se riuscirà a districarsi nel nido di vipere che oggi popola la Lega nostrana) dovrà fare i conti con un carattere istintivo, che nella vita potrà esserle un buon viatico, ma in politica paga quasi sempre dazio. Il sindaco uscente, invece, ha la faccia tosta di cavalcare l’onda della novità tifando Renzi. Eppure, ad onta dell’etichetta, Achille non è renziano. E’ veltroniano, un tipo da “ma anche”. Arduo fargli concorrenza. Il nostro Cicero, per raccattare voti in libera uscita, punterebbe per suo conto a far da catalizzatore alle forze di centrodestra, orfane del Cavaliere e di una guida forte in città. Dimenticando, ahilui, che si tratta di un universo ormai imploso. Intanto perché Variati non è Bersani, non è mai stato un comunista mangiabambini: è un buon democristiano rumoriano, bravo a lisciare il pelo ai centri sociali, alla Curia, agli industriali e ai gay).
E poi perché la destra che Mister Rotatoria avoca a sé sarà in primavera un autentico convitato di pietra. La spina dorsale dell’esercito degli astenuti. Non lo dicono solo i sondaggi, ma soprattutto l’umore generale di tutta una fetta di italiani che aveva votato (turandosi il naso, come avrebbe detto il grande toscanaccio) per Silvio, e che ora ha lo stomaco rivoltato. E’ fottutamente dura, per quella fetta di elettori delusi, liberarsi dei fantasmi di Arcore, delle olgettine e del sottobosco azzurro, dei Tarzan e delle Minetti e tornare a pensare alle alternative a Monti e a Bersani, come se niente fosse successo. Perchè il Berlusca non è piovuto per caso dal cielo. Assieme al Berlusca ha fatto le sue fortune la vecchia Italia dei furbi. El pueblo unido ha scarsa memoria e conosce poco la storia di un Paese che dal dopoguerra ad oggi è sempre stato percorso da ladri e puttane, bustarellari e arrampicatori senza scrupoli, ranocchi d’acquasantiera e peccatori in vena di far la morale. Chi si rammenta oramai del caso Montesi, nel 1953, l’omicidio che vide coinvolto l’establishment della Democrazia Cristiana? Oppure dei balletti verdi del 1960, quando a Brescia un giro di ragazzini traviati coinvolse elementi del clero, ballerini televisivi, ras politici di periferia e imprenditori facoltosi? Sono le solite tre S italiane, e non solo italiane. Soldi, sesso e successo. Altro che Terza Repubblica. Potrebbe trattarsi di una specie di tara che incuba benissimo al centro ma si trasmette senza problemi ai parrucconi conservatori e agli illuminati progressisti. Per questi motivi dubito davvero che il viluppo di interessi individuali che osservo in giro possa quagliare in un reale progetto politico, battezzato il Grande Centro. A Roma come a Vicenza.
Cicero e Conte, Giulianati e Zocca, i fan di Giannino e mettiamoci pure Giometto: i voti moderati, in città, serviranno alla fine soltanto come merce di scambio. Questa è la miserabile verità che attende i dottor sottili delle mene beriche. E questo sarà il grande monopoli delle liste civiche, che fioriranno numerose tra le grancasse del nuovo che avanza. Sperando che Variati non vinca al primo turno. In modo da ammollargli al giusto prezzo il pacchetto preconfezionato per il fatidico testa a testa coi grillini. Virtuosismo con doppio salto mortale carpiato che, peraltro, il Claudione s’è già dimostrato bravissimo a fare. Alla faccia del suo amato figlio del fabbro, il quale nel 1925 scrisse: «Bisogna essere di qua o di là».


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