Raffaello, Picasso e Goldin: sarà vera gloria?

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Bello il titolo, stimolante, fantasioso: Raffaello verso Picasso. Siamo quasi al totale scibile dell’arte, dal Rinascimento al Moderno al contemporaneo. Bella l’idea di aprire con una mostra di livello internazionale (così sembra essere) il nuovo look della Basilica ristrutturata. Bello l’afflusso di turisti e amanti dell’arte che sicuramente Vicenza attirerà nei prossimi mesi.
Tutto bello allora? Quasi. Vicenza è in debito pluridecennale verso il mondo dell’arte in genere, non avendo mai saputo o potuto o voluto rappresentarla con il suo corpo mistico e le sue strutture. Mancanza di spazi, si diceva. In parte era vero, ma questa lacuna favoriva poi le micro mostre elitarie e raffinate che nessuno vedeva e teneva comunque lontano il popolo viandante dell’arte da Vicenza mentre altre città, come Ferrara, Modena, Treviso, Parma, e infine Verona, proponevano soggetti e temi e rispolveravano vecchie gioie della cultura classica e neo classica.
La moda delle mega mostre galattiche è letteralmente impazzita (di gioia) e Vicenza stava a guardare. A dire il vero il pubblico beveva cose a volte inguardabili o senza senso. I mercanti dell’arte facile da spendere e da ammansire al popolo bue sono lievitati quasi come i brokers del periodo d’oro delle borse. Chi ama l’arte deve comunque guardare con sospetto i movimenti concentrici di questi venditori del marketing artistico che attraversano le nostre pianure. Per questo, il primo punto da chiarire per noi, cari vicentini, sarà: magnifica l’occasione, magnifico il marketing, ma poiché pur essendo rimasti assenti da questo fagocitante (per quanto stimolante) mercato artistico per tanti anni (o per porzioni di secolo) a Vicenza, in fatto d’arte, non siamo dei morti di fame, diamo anche un’occhiata al contenuto che questo presenzialista ed efficiente Goldin ci avrà voluto proporre.
Qualche anno fa ho visto a Palazzo Grassi un paio di mostre davvero inguardabili. Non erano mostre, erano una raccolta di opere provenienti da magazzini diversi. Non fondi di magazzino, ma opere che, una accanto all’altra, non nobilitavano né il titolo della mostra né le attese dei visitatori.
Il titolo delle mostre. Li fanno tutti stimolanti e attraenti. Per una vita ci hanno aggredito con promesse effervescenti legate ai fasti degli impressionisti, Monet e Manet furoreggiavano, Van Gogh, di riffe o di raffe, era sempre messo in prima pagina anche se di lui c’era uno smilzo quadro già visto mille volte.
Il fatto è che queste mostre, pseudo culturali per definizione, sono prima di tutto un affare economico. Gli editori convenzionati allestiscono pubblicazioni per  tempo e sono gli unici guadagni (lauti) certi del loro business annuale. Nel Veneto ad esempio Marsilio è in prima linea quasi sempre. Buon per lui. I curatori delle mostre poi non sono professori somiglianti a certosini entomologi dell’arte. Sono aziende. Quella che cura la mostra “de noantri” per l’avvio stupefacente della nuova Basilica in ghingheri adatti al mercato (è come una damigella al primo ballo da diciottenne la nostra amata Vicenza alle prese con questa mostra)  è Linea d’ombra, che c’entra poco con  Joseph Conrad ma che nel mercato è una che si fa valere. E Marco Goldin, curatore di Raffaello verso Picasso, ne è l’amministratore unico. E’, insomma, l’esatta incarnazione di come si deve fare se si vuol far capire che ci si sa fare. Amministratore unico, e curatore, e presumo inventore di questo titolo immaginifico che siamo ansiosi di verificare sul campo. Un po’ troppe cose insieme, ma lasciamogli il diritto all’inventario finale.
Qualche critica è arrivata come una scorribanda di bufale nella sconfinata prateria dei costi. Quattro milioni di euro non sono bruscolini. Sono tanti. La Fondazione Cariverona, magnanima e disinteressata (o no?), finanzia, ma i soldi chi li prende? Li prende Linea d’ombra, cioè Goldin, che è bravo a fare telefonate in ogni parte del mondo e a far arrivare i Monet, i Manet, i Picasso, i Raffaello (e tutti gli allievi, naturalmente). I sindaci di Vicenza e Verona, Variati e Tosi, si sono un bel dì del 2011 seduti ad un tavolo con Cariverona e Linea d’Ombra e hanno fatto le cose per benino. Ma il nostro buon Luca Matteazzi mi dice che tutti i costi del circondario se li accolla il Comune nostro. Linea d’Ombra incassa la parcella della lauta consulenza, gli incassi presumo ritornino a Cariverona e il comune ci guadagna o ci perde? Variati non dice, anche se già sono annunciate 55 mila prenotazioni. A una media di dodici euro l’una fanno 660 mila euro. Ne mancherebbero ancora un po’ per arrivare a 4 milioni. Ci sono gli sponsor. Poi Cariverona può darsi si accontenti di qualcosa meno di quello che ha prestato per via della pubblicità. La verità è che ci vogliono altre richieste, altri viandanti dell’arte in mostra. Speriamo bene.
Noi guardiamo a Goldin. Si conti pure i suoi soldini ma li deve meritare. Quando avremo visto la mostra gli diremo se il titolo era bello o solo una bella bufala e, titolo a parte, se la mostra ha un senso, è bella e ci arricchisce. Morti di fame, ancora, non siamo.

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