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Vicenza stracciona: neanche un bagno pubblico

Mancano due mesi al taglio del nastro della mostra “Raffaello verso Picasso”, mostra a cui è stato affidato il compito di rilanciare la Basilica Palladiana e Vicenza sulla scena nazionale, e i lavori perché la città si faccia trovare pronta all’appuntamento sono ormai alla stretta finale. L’occasione per inserirsi a pieno titolo nei circuiti turistici è irripetibile. Ma oscurata dallo splendore del restauro e dalle luci del grande evento, resta sul tavolo una lunga serie di nodi da sciogliere perché il turismo possa dirsi una scommessa vinta.
Parcheggi sì, bagni no. Cominciamo dalle cose spicciole, come la disponibilità di parcheggi e servizi igienici, oppure i costi d’ingresso a musei e monumenti. Piccoli dettagli che alla fine pesano notevolmente nel determinare il gradimento di una città. Recentemente il Comune ha ricevuto un premio internazionale per il miglioramento dell’accoglienza per i bus turistici: in molti, tra gli addetti ai lavori, hanno accolto la notizia con un misto tra stupore e divertimento. Il parcheggio dei bus è infatti da anni un punto critico: i turisti devono scendere dal bus in viale dell’Ippodromo, luogo scomodo rispetto ai monumenti principali e che non fornisce certo un biglietto da visita ideale. Per capire i problemi, basta immaginare di accompagnare a piedi un gruppo di turisti over 60 (l’età media dei gruppi organizzati) da viale dell’Ippodromo al teatro Olimpico in un afoso pomeriggio di giugno. Ha senso premiare una situazione del genere? In realtà il riconoscimento va ai miglioramenti attesi nei prossimi mesi: da settembre si potrà far fermare gli autobus in viale Roma, e poi parcheggiarli lungo viale dello stadio. Che è quello che poi, di fatto, si faceva già. Se non altro in questo modo chi arriva in città con i viaggi organizzati verrà accolto da una «cartolina» degna di questo nome, come sottolinea Willy Della Valle, presidente dei trasportatori di Confartigianato e tra i promotori delle modifiche.
Per chi si muove da solo, magari in treno, la stazione non ha uno straccio né di ufficio informazioni né di deposito bagagli. Ci sono dei bagni utilizzabili, e non è poco perché in tutto il resto della città i bagni pubblici semplicemente non esistono. Gli unici erano quelli in piazza dei Signori, ora spostati per far spazio al cantiere del restauro. Il Comune, che ha messo a disposizione i bagni di palazzo Trissino, sta studiando un’alternativa. Ma intanto alle 200mila persone attese per la mostra non resterà che far la spola nei bar. Pagando ovviamente di più rispetto ai canonici 50 centesimi delle toilette pubbliche.
Il prezzo non è giusto. Oppure approfittare delle strutture museali. Anche lì, però, si paga, e nemmeno pochissimo. Il biglietto d’ingresso per il Teatro Olimpico costa 8,50 euro, e da ottobre, proprio in concomitanza con l’apertura della mostra, aumenterà a 10. L’annuncio ufficiale ancora non c’è, ma in tutte le brochures pubblicitarie campeggia da mesi il nuovo prezzo. In realtà si tratta di una card che dà accesso a tutti i musei della città: dalle Gallerie di Palazzo Leoni Montanari al Diocesano, dalla pinacoteca al museo archeologico, dal museo del  Risorgimento al nuovo Palladio Museum in allestimento al Cisa. Vista così è un’offerta allettante: il punto è che la stragrande maggioranza dei turisti non ha la possibilità di sfruttarla, e si limita al solo Teatro. Che così diventa decisamente caro, soprattutto in tempi di crisi.
Politica a pezzi. Questioni annose, di cui si discute da anni, e che dimostrano come, al di là delle parole, il turismo non sia mai stato al centro della politica vicentina. L’amministrazione Variati, in questo senso, è emblematica. Nel bene e nel male. Tutta l’attenzione  si è concentrata sul progetto Basilica, ma la delega al turismo è passata quattro volte di mano: prima è stata tenuta dal sindaco, poi ceduta al neoassessore Massimo Pecori, quindi ripresa da Variati quando Pecori si è “autodimesso” dalla giunta, e infine di nuovo riassegnata all’esponente dell’Udc nonostante sia figlio di Paolo, allora capo reggente della Procura (un Pecori jr che pure, a detta degli operatori, ha mostrato di essere un minimo presente). Il che la dice lunga sull’importanza attribuita al referato in questione. Difficile, in queste condizioni, che si riesca a vedere un progetto definito.  Eppure dovrebbe essere proprio la politica a prendere in mano la situazione, soprattutto per superare un altro dei grandi mali del turismo vicentino: la frammentazione. È un campo in cui ci sono troppi giocatori, che non sempre riescono a fare squadra e a volte nemmeno si parlano. Oltre al Comune, c’è la Provincia, c’è il loro braccio operativo Vicenzaè (che da anni lavoro per creare una regia unitaria, ma senza risultati), ci sono associazioni come Pedemontana.vi nell’alto vicentino e il Consorzio dei Colli Berici nell’area a sud. Più una miriade di associazioni piccole e grandi, di operatori privati (l’esempio classico è quello dei proprietari delle ville, che non sono mai riusciti a raggiungere un’intesa per un biglietto comune), di categorie economiche a loro volta divise al loro interno, dagli esercenti alle guide turistiche. Un caos. Le mostre concomitanti e non concordate in programma a Vicenza e a Bassano non sono che l’ennesima, eclatante, conferma di un mondo in cui ognuno si muove per conto proprio.
Riconversione. Di fondo, il turismo vicentino si trova a fronteggiare una situazione non troppo distante da quella delle industrie della provincia che hanno visto sparire la produzione di massa e devono reinventarsi un futuro in un mondo in cui contano servizi e alta tecnologia. Vissuto per anni sulle spalle del turismo d’affari – rappresentanti, consulenti e manager che venivano a Vicenza per lavoro e riempivano alberghi e ristoranti – ora che la crisi si fa sentire deve riuscire a riposizionarsi sul turismo culturale. Operazione lunga e tutt’altro che facile, perché l’eredità del passato si fa sentire. Gli alberghi sono, nella maggior parte, collocati nella prima periferia o nell’hinterland: perfetti per chi deve spostarsi velocemente da un’industria all’altra, scomodissimi per il turista medio che dopo cena vorrebbe fare quattro passi in centro senza essere costretto a prendere un taxi o un bus (quando ci sono). Stesso discorso per i ristoranti: nel cuore della città, i posti dove un gruppo standard (40-45 persone) possa fermarsi a mangiare si contano sulle dita di una mano. E chi non viaggia in gruppo trova la maggior parte dei locali chiusi nei fine settimana.
C’è, insomma, un’immagine tutta da costruire. A dispetto del suo patrimonio storico e artistico di assoluto rilievo, Vicenza non è mai riuscita a proporsi davvero come città turistica. Le città che negli ultimi anni hanno seguito questa strada, da Treviso a Brescia, hanno investito molto in grandi eventi. Vicenza parte adesso con anni di ritardo da recuperare e con problemi rimasti inevasi e non hanno l’aria di essere risolti.

Una commento a Vicenza stracciona: neanche un bagno pubblico

  1. luino 09 ago 2012 a 14:37

    se tutto va come previsto la mostra “Raffaello verso Picasso” sarà il bagno pubblico :)

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