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Via Ferrarin mastica amaro: “Sacrificati al Parco della Pace”

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Alle vibrazioni ormai ci hanno fatto il callo. Ma a preoccupare gli abitanti del lato nord di viale Ferrarin, che sono in pochi ma si stanno organizzando per far sentire la propria voce, è soprattutto il futuro prossimo. Il 2013, quando la loro via diventerà l’unico accesso alla mega base Dal Molin-Del Din. E i rumori e le polveri di questi mesi, è il loro timore, rischiano di riproporsi tali e quali. Anzi, di così in peggio. Mostrano i muretti esterni con le piastrelle staccate a causa delle vibrazioni continue provocate dai lavori, le siepi bruciate dal passaggio dei mezzi di lavoro roventi, i jersey di plastica posizionati a difesa di un passaggio pedonale a lato strada, ottenuti dopo mesi di richieste insistenti.
Fra la primavera e l’estate in questi pochi polverosi metri si sono incrociati due cantieri paralleli: «Da un lato c’erano gli operai di Aim che rompevano l’asfalto e installavano i cavi e i sottoservizi – spiega Maria Savina Appiani, residente e portavoce del vicinato – Sull’altra corsia continuava il passaggio dei camion diretti al cantiere grosso, quello della base americana». E se per una parte di città la non-violazione del futuro “parco della pace” era un principio da difendere a spada tratta – per non devastare con il passaggio di camion il prato dell’ex aeroporto – per chi si affaccia da queste finestre il parco è diventata quasi una maledizione. «Non ci è chiaro perché il sindaco e i No Dal Molin hanno ritenuto di non far passare neanche un camion lungo l’area dell’ex aeroporto – continua Appiani – Lì c’è una strada asfaltata già pronta, bastava usarla per un mese deviando lì i camion verso il cantiere Usa. Ma non ci interessa fare polemica. Ora ci preoccupa il futuro».
Infatti proprio del futuro hanno parlato ieri in Comune i cittadini di viale Ferrarin. Una delegazione ha incontrato l’assessore ai lavori pubblici Ennio Tosetto, presentando un paio di richieste semplici ma molto chiare. «Ciò che chiediamo sono essenzialmente due cose, di puro buon senso – riprende la portavoce – In primo luogo realizzare un marciapiede lungo il lato ovest di via Ferrarin, dove affacciano gli ingressi alle case. Oggi non c’è nulla di tutto ciò, ed in futuro, con il passaggio di auto e mezzi militari, vogliamo potere almeno camminare sicuri quando usciamo di casa. La seconda richiesta è che il Comune rifaccia il fondo stradale in questo tratto: la via deve essere rinforzata per essere in grado di sopportare tutto il traffico in entrata e in uscita dalla base».
Il conto alla rovescia è iniziato, ed è un tempo pieno di incognite e paure. Perché stime sul traffico prodotto dalla nuova installazione militare, ufficialmente, non ne sono state date. Ma tutti sanno che, prima della costruzione della tangenziale nord-est, passeranno anni. E nel frattempo tutto il traffico graverà sulla piccola rotatoria che dà sbocco a via Ferrarin, che lì si incrocia con viale Diaz e viale Dal Verme. Strade che già oggi vanno in crisi con facilità. «L’assessore Tosetto non sapeva niente delle nostre istanze, ma è stato disponibile e ha preso nota delle nostre richieste aprendo un dialogo positivo – dice Maria Savina Appiani – La settimana prossima porterà queste istanze in giunta, e allora vedremo se saranno prese nella giusta considerazione».
Il nodo è anche economico. Molto probabilmente, un rafforzamento del fondo stradale comporterà dei costi aggiuntivi rispetto a quelli preventivati per i lavori ora in corso, che riguardano gli allacciamenti dei sottoservizi per la base, e la tombatura del fosso laterale allargando la sede stradale. «Il rischio è che i lavori siano in fase già troppo avanzata e che la decisione della giunta possa arrivare troppo tardi – considera la residente – Ma questi lavori sono qualcosa di irrinunciabile per rendere almeno sopportabile il peso che la strada dovrà sostenere. Noi abbiamo già vissuto tre anni con le vibrazioni dalle sei del mattino alle sette di sera».

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5 Commenti a Via Ferrarin mastica amaro: “Sacrificati al Parco della Pace”

  1. Daniel 06 ago 2012 a 16:15

    Oh poverini gli abitanti di viale Ferrarin… Ma come faranno adesso con le crepe e le mattonelle staccate? E tutte quelle vibrazioni? Chissà come fanno a sopportare tutte quelle vibrazioni! E nel 2013 aumenteranno pure! Caspiterina… Per non parlare della polvere!

    Io abito in via Pecori Giraldi. Proprio dentro la rotatorio più trafficata della città. Dalle 5 del mattino alle 23 ho i terremoti in casa.
    “Noi abbiamo già vissuto tre anni con le vibrazioni dalle sei del mattino alle sette di sera”. Mi sembra una bella presa per i fondelli nei confronti degli abitanti zona Albera. Abbiate la coscienza di usare la testa e paragonarvi con zone ben peggiori della vostra “isola felice”.
    Noi qui ce ne stiamo tranquilli. Abbiamo imparato a conviverci e farcene una ragione: con tutti i mali associati: dal rumore alle malattie fino alle crepe.
    Per piacere. Mangiate un po’ di coerenza a colazione. Non fa male.

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  2. Piergiorgio 09 ago 2012 a 14:58

    Personalmente credo che stia montando una concorrenza tra quartieri su chi sta peggio per rivendicare compensazioni.
    Vorrei che l’Amministrazione facesse una oggettiva valutazione, una graduatoria sulla qualità della vita nelle varie zone della Città sulla base di un sistema di verifica, con indicatori di valutazione veri e non percepiti … a quel punto vedremo che il modello è la base Dal Molin, per carità un grosso problema, ma in quale proporzione, per esempio con la Ederle? e, per contrapposto, giusta la contestazione per l’abbattimento dei platani, ma se la commisurassimo con le varie basi militari? E quando si comincerà con la TAV?.
    Morale: se ci fosse maggiore razionalità civica, i registi occulti di certe operazioni avrebbero vita dura, e non dio non voglia che siano proprio loro a creare questi diversivi puramente emotivi!

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  3. Antonella 20 ago 2012 a 15:19

    purtroppo non tutti gli abitanti di quella via sono contro la base Dal Molin e perciò almeno quelli dovrebbero stare zitti e sopportare quello che ha causato.Poi non si deve assolutamente usare il parco della Pace per far passare i camion se no che parco della Pace è se nel suo interno passano i camion che costruiscono basi di guerra? ora è chiaro di cos’è questa base non è un allargamento non è solo residenzaile è un vero arsenale di guerra.Bisognerebbe che a ogni camion i cittadini facessero una denuncia visto che questa base è fuori legge completamente. I No Dal Molin continuano la loro lotta perchè le cose si possono anche disfare o utilizzare per altri scopi una volta fatte

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  4. beppino mattiello 24 ago 2012 a 19:45

    Il Comune ha operato una semplice scelta, la più economicamente vantaggiosa, con buona pace degli abitanti di viale Ferrarin, anche se comprendo il loro disagio.
    Per portare i sottoservizi alla nuova base americana ha scelto la via più breve. Se avesse scelto via San Antonino e poi il Parco della Pace i costi economici sarebbero stati ben maggiori e quelli sociali altrettanto superiori in considerazione che via San Antonino è notoriamente più abitata del lato nord di viale Ferrarin. Concludendo, proprio anche per questi aspetti, la scellerata scelta di installare al Dal Molin la nuova base, merita di passare alla storia come la più grande offesa alla città di Vicenza e per i promotori, e ci sono, vedrei volentieri l’installazione di una lapide con i loro nomi alla base della torre civica, a perenne ricordo dell’ignominia subita dalla città.

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  5. Piergiorgio 25 ago 2012 a 09:09

    Nel commento del sig. Beppino Mattiello ci sono due punti che sottolineo, non a scopo di critica ma perchè saranno certamente da discutere quando si farà la revisione storica di questi anni:
    1) …. “la scellerata scelta di installare al Dal Molin la nuova base, merita di passare alla storia come la più grande offesa alla città di Vicenza ….” Ciò significa che l’allargamento a lato della Ederle, in Via Moro sarebbe stato accettabile in quanto meno impattante.
    2) …”per i promotori, e ci sono, vedrei volentieri l’installazione di una lapide con i loro nomi alla base della torre civica, a perenne ricordo dell’ignominia subita dalla città”. Ecco, ci vorrebbe un pubblico processo, celebrato da un tribunale internazionale a garanzia di imparzialità, che proclami solennemente la verità su com’è potuto accadere tutto ciò. Un processo che per la comunità cittadina sia occasione della elaborazione del lutto, che significa: rielaborazione emotiva dei significati, dei vissuti e dei processi sociali legati alla perdita di un valore vitale.
    Solo questo potrà ricucire le relazioni lacerate e riportare una maggiore capacità razionale.

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