Facebook Twitter

Pausa d’agosto, le 4 dell’Ave Maria

Share via email

E’ agosto, tempo di migrare su spiagge e vette. O di godersi le strade sgombre d’auto e le vie silenti della città semivuota. Prima di darsi al torpore agostano, un consuntivo sulle questioni aperte può essere utile. Ne isoliamo quattro. Le 4 dell’Ave Maria.
La prima e più grossa grana che tiene in scacco Vicenza dal paleolitico è lo sconcio urbanistico. In buona compagnia col resto d’Italia e del Nord in particolare, del resto. A San Pio X, Borgo Berga, Saviabona e Bertesinella sorgeranno piccole new town che rischiano l’effetto “cattedrale nel deserto”. Sussistono nella loro fissità immobile aree come la zona industriale, il quartiere Pomari e l’ex piruea Ftv: veri sprechi di spazio a cielo aperto. Il polo civico all’ex Domenichelli, al di là del sequestro giudiziario, è un piano puramente aleatorio su cui crescono le erbacce, mentre viale Milano e via Napoli sono sempre depresse e mal frequentate. L’ex carcere a San Biagio è un obbrobrio in pieno centro, e a Vicenza est si progetta un’arena degli eventi su cui incombono pesanti dubbi di economicità. Di mezzo ci sono privati e pubblico, entrambi bloccati gli uni dalle negative temperie del mercato e il secondo dalle ambasce dei bilanci. Si aspetta il momento giusto per dare semaforo verde a nuove costruzioni, è chiaro. Lo sviluppo deve andare avanti, si dice. Ma la terra non è una merce come le altre: tirar su un palazzo non è come fabbricare bulloni. E una volta che si è eretto un edificio, non si può demolirlo in quattro e quattr’otto (perfino per gli abusi, conclamati e passati in giudicato, non si riesce ad azionare una ruspa).
L’edilizia sarebbe uno dei quei campi dell’economia dove l’iniziativa privata, sacrosanta, dovrebbe conoscere non soltanto i limiti a cui è già sottoposta, spesso con eccessi di cavillosità, ma anche una più decisa visione che solo la politica può avere. La soluzione radicale sarebbe l’esproprio di lotti fermi o sfitti. Quella fattibile, alzare di brutto l’Imu su case-fantasma e immobili dormienti. Quella auspicabile, accordi che mettano al primo posto l’interesse collettivo. E’ la strada del Piano Interventi licenziato dalla maggioranza di centrosinistra. La logica è di scambio: tu privato innalzi il tuo palazzo o fai il tuo bell’ampliamento, in cambio dai a me, pubblico, un parco, una strada o una rotatoria. L’equilibrio fra le parti poggia sull’assunto che il signor Rossi, per guadagnarci, debba costruire, residenziale commerciale e direzionale. Ora, se ad esempio nel quadrante est si decide di creare una struttura per grandi eventi, almeno lì c’è una scelta forte che riguarda l’intera città. Oppure, dotare il nuovo tribunale di un contorno di uffici per gli avvocati: è comprensibile. Ma innalzare le ennesime palazzine per appartamenti che non si capisce bene da chi saranno abitati, visto che la popolazione diminuisce, è pura speculazione. E ottenere in cambio un po’ di verde e la viabilità circostante non la rende meno superflua e dannosa. La teoria dei diritti acquisiti in eterno è appunto una teoria, smentita dalla legislazione che qualcosa ancora speriamo conti, in questo paese (solo per stare alle sentenze più recenti del Consiglio di Stato, la 2934 del 2000 e la 3817 del 2002, «le scelte urbanistiche dell’Amministrazione comunale costituiscono apprezzamenti di merito, connotati di un’amplissima discrezionalità, sottratte al sindacato di legittimità, proprio del giudice amministrativo, salvo che non siano inficiate da errori di fatto o abnormi, ovvero da arbitrarietà, irrazionalità o manifesta irragionevolezza, in relazione alle esigenze che si intendono concretamente soddisfare»). Si poteva eccome dire dei “no” impressi a caratteri cubitali. Ma gli oneri di urbanizzazione fanno sempre gola, e il ritorno elettorale ancora di più. Oggi su questo giornale il vendoliano Asproso fa un cospicuo elenco di esempi in cui si poteva dimostrare più coraggio – quel coraggio che manca al suo partito, Sel, che critica Variati ma non troppo per paura di perdere il posticino quando verrà spartita la torta elettorale l’anno prossimo. Chi aveva votato Variati e la sua coalizione sulla promessa di meno cemento è stato deluso. E se dal Comune si ripete il ritornello che non si poteva fare altrimenti, allora siamo alla premeditata presa in giro.
Il secondo nodo tutto da sciogliere è l’immenso parco ereditato dallo scempio della base americana al Dal Molin. Il calcolo politico del sindaco Variati è semplice: ai miei elettori di sinistra sventolo davanti al naso questo enorme verde su cui far pascolare la fantasia, così intanto posso piantare le mie costruzioni qua e là nel perimetro urbano (salvo dove i residenti sono capaci di fare muro, come a San Pio X dove per altro il piano GreenWay-Laghetto 2 è solo rimandato a tempi migliori). Un contentino, insomma. Nella situazione in cui ci siamo ficcati, tuttavia, meglio un contentino del suppostone, ovvero di qualche altra cementificazione. Purtroppo il Parco della Pace, come lo chiamano i suoi fan, è diventato oggetto di uno scontro politico strumentale, preda di lobby politico-affaristiche (chi spinge per un pretestuoso centro di protezione civile) e di investimenti simbolico-elettorali iperbolici (gli orfani dei gloriosi anni del No al Dal Molin Usa, fra cui Variati stesso). Non è un sacrilegio, sfruttare quell’area libera per usi socialmente utili costruendoci almeno parzialmente. Ma visto che il centrosinistra a Palazzo Trissino ha optato per disseminare di ennesime edificazioni questa città già a corto di standard e spazi aperti, a questo punto difendere quel polmone verde diventa una necessità. Se fossimo in un elettore di sinistra, però, ci guarderemmo bene dal premiare il partito variatiano (Pd, civici, Udc, fino a poco tempo fa anche Cicero) per dover subire questa specie di sottile ricatto.
La terza ferita è la mobilità, che fa rima con vivibilità. L’analisi del Pum non fa ben sperare. E dire che in un centro tutto sommato gestibile come Vicenza, non dovrebbe essere impossibile creare una rete di bus abbastanza efficiente da scalzare il dominio dell’auto privata. Ma i 18 milioni di euro rimasti dal pacchetto di 30 messo in cassa con la vendita delle azioni comunali dell’autostrada Brescia-Padova, il sindaco ha preferito spargerli a pioggia in una manutenzione delle strade che doveva essere il suo primo impegno realizzato nel 2008, e che invece sta ottemperando solo ora. E, francamente, con un eccesso di zelo che fa pensare ad uno sfruttamento elettorale della rimessa a nuovo, con tanto di tour nelle vie, nastri trionfali e fotografi immortalatori. Un investimento robusto sull’assetto viario e soprattutto sul settore trasporti sarebbe stata una scelta più coraggiosa, lungimirante e nient’affatto avara di voti. E invece siamo sempre qui a piangere lacrime di coccodrillo per il buco (3 milioni e 200 mila euro) di Aim Mobilità, e a dover commentare un Pum costretto a razionalizzare – leggi: tagliare – le linee, con prevedibili congestionamenti. Perchè, più della promozione della bici, più di tanto cianciare su car sharing e car pooling, più di quelle foglie di fico che sono le domeniche senz’auto, solo un sistema ramificato e massiccio di collegamenti pubblici su gomma può abbattere il traffico, ridare ossigeno all’aria (Vicenza al 9° posto nazionale per sforamento del limite di polveri sottili) e far circolare le persone inducendole a lasciare la macchina in garage.
Il quarto problema è l’avvenire di Aim Spa, la holding al 100% del Comune che gestisce le cosiddette utilities. Il bilancio 2011 che è stato consegnato dal presidente Paolo Colla registra un aumento sia dell’attivo netto (2,8 milioni, più 400 mila euro rispetto al 2010) sia dell’indebitamento (165 milioni, più 35 milioni). Variati si lamenta che i quasi 3 milioni di utile siano povera cosa rispetto ai 10 milioni di lordo a cui lo Stato vessatore aspira il 70%. E ha ragione. Ma se la prenda con sè stesso, che sta in un partito, il Pd, che appoggia il governo più tassatore dai tempi di Amato e Ciampi. (Dice: c’è la crisi e i mercati vanno rassicurati. E’ da quando portavamo i calzoni corti che sentiamo dire di dover fare sacrifici: quando finiremo di pagare il conto, mai?). L’incognita reale sta in una doppia partita: il posto della multiservizi berica nel mercato, ormai senza frontiere, delle multiutilities, e il rapporto con le imprese private. Sul primo punto, il duo Variati-Colla ha in mente alleanze territoriali, con Verona, Mantova, Trento. Ma affannarsi a stipulare consorzi d’acquisto e aggregazioni settoriali potrebbe rivelarsi inutile, viste le dimensioni comunque ridotte di questi matrimoni fatti in funzione difensiva. I giganti, italiani e stranieri, sono molto, ma molto più grandi. Quanto alla partnership coi privati (lo avevamo riferito a giugno, senza essere smentiti), a San Biagio pensano ad un ingresso di soci industriali locali, come permette la legge, e parlano di dialoghi intavolati con l’Associazione Industriali. Ma in Assindustria, di sedicenti dialoghi in questo senso, non ne sanno assolutamente nulla. Allo stato attuale, è una fantasia del vertice Aim. A settembre, Colla porterà in consiglio comunale il piano strategico. Attendiamo curiosi la strategia escogitata per far navigare una barca solida ma ferma nelle secche.
Il resto è già campagna elettorale, in cui sguazzerà il marketing variatiano: i numeri prevedibilmente infinitesimali dell’unione anagrafica (che resta un’opzione in sè positiva), le primarie di centrosinistra col vincitore annunciato (Variati, va da sé), il centrodestra polverizzato in balìa di personalismi e voltagabbanismi, Cicero rotante, trasformisti briganti e cedri libanesi della discordia. Continuate a seguirci ogni giorno con gli aggiornamenti quotidiani, cari lettori di Nuova Vicenza. E arrivederci a settembre per l’edizione settimanale del venerdì.

Share via email

2 Commenti a Pausa d’agosto, le 4 dell’Ave Maria

  1. Italo Francesco Baldo 03 ago 2012 a 08:51

    Complimenti per l’espressione Il Parco della Pace “su cui far pascolare la fantasia”. Temo però che il tutto, fatto a fini elettorali e non a vero beneficio dei cittadini, visto lo stato degli altri parchi , tra cui il Querini, non ammesso ai danni del’alluvione. Forse prima di fare sempre e comuqneu “progetti” di cui MAI si indicano le spese, sarebbe bene conservare con adeguata intelligenza quello che abbiamo, tra cui molti bene culturali e far funzionare i servizi.

    Rispondi
  2. Enzo Caneva 14 ago 2012 a 09:20

    Egr. Direttore
    La Sua “cruda” analisi della situazione politico-amministrtaiva centra con precisione il giudizio che il cittadino “comune” può dare dell’amministrazzione Variati. La “continuità” con le giunte precedenti e dir poco “gigantesca”. Stessi interessi urbanistici. stessi interlocutori che a fini speculativi ignorano “il bene comune” sulla pelle delle nuove generazioni che si troveranno a vivere in una città dove il cemento la fa da padrone. Si sono preuccupati, ultimamente, di sventrare strade, a dir loro , anche per la manutenzione dei sottoservizi. Strano, ogni volta che c’è di mezzo un’asfaltatura c’è da mettere mano ai sottoservizi.
    Ma in Comune c’è un ingegnere idraulico in possesso di una pianta completa e digitalizzata dei sottoservizi e del suo stato? Ma quella sinergia tra i vari operatori che lavora nel settore, telefonia, acqua, gas, eletricità è mai stata attivata per evitare che fra qualche mese si riaprono le asfaltature appena posate?
    Lei Sig. Direttore , forse a ragione, da per certa la rielezione di Variati. Se sarà cosi quel “torpore agostano” che lei cita è destinato a restare non solo nel mese di agosto, ma per altri cinque anni.

    Rispondi

Lascia un Commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato.

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>

Inserzionisti

Per acquistare la tua

pubblicità

su La Nuova Vicenza

Clicca qui