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Cardin a Venezia: come le Torri di Bassano?

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Pierre (Piero) Cardin

Il caso del Palais Lumière, la torre di luce, più alta di 135 metri del campanile di San Marco, il progetto di tre miliardi euro che Pierre Cardin vuole costruire a Marghera e che divide la città di Venezia, ricorda il caso delle due Torri che l’architetto Paolo Portoghesi voleva costruire a Bassano e che per tanto tempo ha diviso la città fra fautori e contrari. La nuova giunta del sindaco Cimatti le ha però abbattute,la polemica è finita e le “Torri Portoghesi”, volute con protervia e accanimento dall’amministrazione precedente, sono state definitivamente abbandonate. Le due “Torri Portoghesi”, con i loro 65 metri di altezza, previste in un’area poco distante dalle mura medioevali del centro storico bassanese, sarebbero state le prime di una probabile serie emulatrice di queste tipologie che si impongono violentando un contesto urbanistico che è loro estraneo.
E così il 28 febbraio 2010 a Bassano è finito l’incubo Portoghesi. Data storica che ha riaffermato la supremazia della legalità e della sovranità popolare sulla prepotente usurpazione di un gruppo di persone che si era arrogato il diritto di disporre del bene comune ad uso e consumo di interessi particolari. I Bassanesi si sono così resi conto della abissale differenza che esiste tra il profilo e la preparazione di chi oggi governa Bassano e chi ha governato prima, ora minoranza. Così il sindaco Cimatti e l’assessore all’urbanistica Rosanna Filippin hanno chiuso il coperchio alla “cassa” di una minoranza che è stata giudicata putrescente e priva di solidi e convincenti argomenti. Si è rivelato il volto di una minoranza che non ebbe neppure il coraggio di difendere l’opera con un voto palese di contrarietà, uscendo con la coda tra le gambe dall’aula, adducendo fumosi argomenti sull’impossibilità per il Pdl di visionare una perizia legale della difesa del Comune contro il minacciato ricorso della Società proponente. Il fatto che Bassano sia stata governata per dieci anni da gente del genere fa accapponare la pelle a buona parte della comunità.
Il problema ritorna ora con il palazzo della luce di Cardin, che sta squassando la città di Venezia. Come ha scritto Gian Antonio Stella sul Corriere, i protagonisti sono tre. La prima è Venezia, città bellissima, fragile, abbandonata da gran parte dei suoi abitanti e sempre più piccina, dopo essere stata una delle capitali del pianeta, rispetto al gigantismo di oggi: troppo piccola per le immense navi da crociera, troppo piccola per le folle oceaniche di turisti, troppo piccola per una regione che, per quanto ammaccata dalla crisi, titilla ambizioni grandi. La seconda è Marghera, una potenza industriale messa in ginocchio dalla chiusura di tanti stabilimenti, con una classe operaia invecchiata e minata da decenni di indifferenza delittuosa verso la salute dei lavoratori e dei cittadini e grandi aree incolte e inquinate. Il terzo protagonista è Cardin, partito giovane per Parigi da San Biagio di Callalta, marca trevigiana, col nome venetissimo di Piero.
Straordinario stilista e imprenditore immensamente ricco, a 92 anni lo «zio di Francia», simbolo di tutti gli emigranti baciati dalla fortuna, ha deciso di fare, parole sue, «un regalo alla sua terra». Un «palazzo scultura» tutto luce. Come sia immaginato, lo spiega lui stesso on-line: è fatto di «tre torri simili nella forma, ma di altezze diverse, e raggiunge un’altezza complessiva di 245 metri, con un massimo di 60 piani abitabili e una base a terra di 30.000 metri quadrati. Le tre torri sono collegate da sei strutture a forma di disco». Cuore di tutto: l’università e il campus della Moda e del Design, che in abbinata con Venezia dovrebbero attirare studenti da un capo all’altro della Terra.
Può Venezia con il suo  fragile contesto urbanistico sopportare un progetto così avveniristico e grandioso? Il nipote di Cardin, Rodrigo Basilicati, dice che la «maison» investirà «un miliardo e mezzo per la sola costruzione ». Più il resto: sistemazione stradale e ferroviaria dei dintorni, una metrò di superficie collegata a Venezia, piscine e impianti sportivi messi a disposizione della città come oneri di urbanizzazione e un mucchio di altre cose. Giura, ed è difficile dubitarne, che hanno chiesto di averlo tutti, il «Palais»: Parigi, Mosca, Cina, Giappone.Cosa farà Venezia? Accetterà, oppure il faraonico progetto di Cardin farà la fine delle due Torri di Portoghesi a Bassano?

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