Asproso (Sel): “Piano Interventi? Un Bid su larga scala”
Cercare un accordo con Variati, con i compromessi che questo comporta, ma anche con la possibilità di indirizzare in qualche misura il governo della città. Oppure tenere una posizione più ferma, accettando la prospettiva di altri cinque anni di isolamento amministrativo? Si può sintetizzare così il dilemma in cui, a meno di un anno dalle prossime comunali, si dibatte la sinistra vicentina. Un dilemma che ha come terreno di confronto principale l’urbanistica, la gestione del territorio, la pianificazione dello sviluppo della città. Perché è li che si scontrano gli interessi più forti. Ed è lì che le posizioni tra le due parti sono più distanti.
Gli accordi urbanistici tra pubblico e privato approvati di recente dal consiglio comunale non piacciono granché a Sel. Che però non affonda il coltello, con un atteggiamento di real politik che guarda al prossimo quinquennio amministrativo. «Abbiamo una posizione diversa rispetto a chi fa opposizione in consiglio comunale o a chi a scelto una contrapposizione netta a Variati – spiega Ciro Asproso, che oggi è un po’ defilato ma rimane una figura di riferimento della sinistra ambientalista cittadina – In prospettiva crediamo che il rapporto con questa maggioranza vada mantenuto su una linea di critica costruttiva». E infatti la prima stoccata è per il centrodestra, che ha accusato la giunta Variati di cementificare la città. «È ingeneroso paragonare l’operato di Variati al precedente mandato: chi ha permesso una cosa come Borgo Berga, dove il verde è stato asfaltato e il Comune costretto a intervenire con opere importanti per consentire ai privati di fare il loro profitto, dovrebbe stare zitto per i prossimi vent’anni».
Detto questo, spazio alla critica. «Questi accordi portano avanti la logica del Pat, contro cui noi abbiamo espresso un giudizio molto netto – continua l’ex consigliere comunale – La nostra posizione era critica allora, ed è critica adesso: soprattutto perché noi abbiamo un’idea di pianificazione del territorio che qui non si vede. Anzi, qui si sceglie di non fare pianificazione, e l’urbanistica diventa contrattazione. La logica è quella del Bid, con degli interessi particolari che vengono legittimati come interessi collettivi. Solo applicata su scala più grande». Il ragionamento, in sostanza, è questo: invece di partire da un disegno generale di città, dall’analisi dei problemi esistenti e delle possibili soluzioni, si ha l’impressione che si sia andati a ruota delle proposte avanzate dai privati. Per di più, senza tenere in considerazione idee come lo stop al consumo di suolo e la valorizzazione dei terreni agricoli che ormai sono sempre più diffuse. E che dovrebbero essere un punto fermo di un’amministrazione di centrosinistra. «Tutelare il territorio, i beni comuni, evitare lo sprawl della città, sono idee che si sostengono nei convegni, ma che poi non vengono tradotte in pratica. A Vicenza come ne resto del Veneto, e in Lombardia anche peggio».
È un atteggiamento che nasce ben prima dei recenti accordi urbanistici. Che affonda le proprie radici nell’idea di co-pianificazione tra Comune e Regione, che spoglia il consiglio comunale di buona parte del suo potere di controllo (le osservazioni, ad esempio, non passeranno più in Sala Bernarda). E in alcune tra le norme tecniche del Pat e i subemendamenti approvati negli anni scorsi che, in modo indiretto, ampliano a dismisura le zone edificabili. «Non so nemmeno se i consiglieri si siano resi conto di cosa hanno votato: ci sono provvedimenti che hanno, potenzialmente, lo stesso impatto della norma sulle Rc-1», sottolinea Asproso.
Il risultato è un pacchetto di accordi discutibili. Quello di Ca’ Balbi, ad esempio, dove per avere dei terreni per una futura stazione della metropolitana di superficie («chissà se e quando la faranno») concede 4mila metri quadrati di direzionale commerciale. «Il direzionale non si vende, è il commerciale che interessa – aggiunge Asproso – Ma il punto è che se l’operazione era di interesse pubblico si poteva benissimo procedere con degli espropri. Perché concedere ancora spazi commerciali? Cosa ce ne facciamo?». Oppure i piani della zona ovest: quello targato Serenissima, dove si concedono 14mila metri di direzionale e commerciale (di nuovo!) in cambio della riqualificazione dell’ingresso in città («Poteva essere un terreno di confronto con la città, invece tutto è stato bypassato»), e quello proposta dalla Noaro, in cui potrebbe trovare spazio anche un nuovo grande supermercato.
O, ancora, l’accordo sul Federale: «Il privato ha acquistato un’area non edificabile, sperando che il Comune prima o poi avrebbe ceduto – continua Asproso – E infatti ha ceduto. Per me si doveva aver più coraggio». Quella per la lottizzazione di Saviabona: «Una forzatura». Quello per il nuovo municipio nell’area ex Domenichelli: «Non lo condivido, ma se non altro mi sembra l’unico che nasce da una scelta politica precisa». In questo modo rischiano di passare in secondo piano anche novità positive, come l’introduzione del calcolo del plusvalore concesso ai privati, e la determinazione di una percentuale che deve essere girata al pubblico: «Un’idea che ho sempre sostenuto, e che non era mai stata accettata».
Viste le critiche, viene da chiedersi che senso abbia per Sel cercare un’intesa con Variati. Unica possibile risposta: la remota speranza che, in caso di alleanza, si possa tornare a ridiscutere almeno in parte anche questi accordi urbanistici. Ma con i numeri in campo, è difficile crederci. E in ogni caso il pallino del gioco è in mano a Variati. Stesso discorso, cambiando terreno, anche per un altro argomento caro alla sinistra ambientalista e movimentista. Che non ha detto nulla sulle prospettive sempre più concrete che Aim faccia entrare i privati nella gestione di alcuni servizi, energia in primis. Francesco Pavin, del Presidi No Dal Molin e in prima fila con i movimenti per la difesa dei beni comuni, ribatte che l’attenzione sul tema è alta. «Non basta mettere nello statuto comunale che l’acqua non è un bene commerciabile – sottolinea – Questo ci va bene, ma non è sufficiente. Bisogna osare qualcosa di più, ad esempio seguire l’esempio di Napoli» (dove il Comune è capofila di un’esperienza che ha puntato tutto sulla gestione pubblica e partecipata del servizio idrico). Il ragionamento si estende anche agli altri servizi pubblici gestiti dalle municipalizzate, come i trasporti. «Si parla di nuovi aumenti. Ma i comuni dovrebbero cominciare a mettere in discussione il patto di stabilità – continua Pavin – Non possono sempre tagliare i servizi e dire che è lo stato che glielo impone. Altrimenti la conflittualità sarà anche con loro». Un po’ debole e sul generico, come critica. Del resto, stiamo parlando di un’amministrazione, quella variatiana, dimostratasi sempre benevola con Presidio e Bocciodromo.



E’ da oggi legge dello Stato il cosiddetto Decreto Sviluppo.
ARTICOLO 12: PIANO NAZIONALE PER LE CITTA’ : ” ….Tra i criteri per la scelta delle proposte dei contratti di valorizzazione urbana dei Comuni da parte della Cabina di regia, rientra, oltre al miglioramento della qualità urbana e del tessuto socio ambientale, ANCHE IL CONTENIMENTO DEL CONSUMO DI NUOVO SUOLO NON EDIFICATO”.
Correte, vi prego, a dirlo a Variati e Lazzari : sono quei due là in fondo, vicino al secchio della malta, con la cazzuola in mano !
Sole24Ore: “L’attenzione è in particolare per il social housing: su proposta del Ministero delle Infrastrutture nei giorni scorsi il premier Monti ha firmato il Dpcm che toglie il tetto del 40% alle partecipazioni locali del fondo Fia di CdP, con l’obiettivo di impiegare in tempi rapidi i 1.600 milioni di euro ancora fermi dopo due anni.
Fra pochi giorni il vice-Ministro Mario Ciaccia dovrebbe firmare il Dm attuativo, che istituirà la Cabina di Regia e fisserà al 25 SETTEMBRE LA SCADENZA PER I COMUNI PER PRESENTARE CANDIDATURE. Tempi strettissimi, e d’altra parte Ciaccia chiede progetti di immediata cantierabilità.”
http://video.ilsole24ore.com/SoleOnLine5/Video/Notizie/Italia/2012/santilli-03-08/santilli-03-08.php
http://www.alfabeta2.it/2012/06/19/verso-una-rivoluzione-urbana/
Se queste sono le premesse, coerentemente SEL dovrà rimanere fuori dall’appoggio al Variati bis e cercarsi un suo candidato.
Qualora dovessero presentarsi a sostegno puntando a risedersi nelle poltrone di maggioranza…. bè, a ciascuno le sue valutazioni.
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