Vicenza, “lardo” ai giovani
Sarà banale dirlo, ma Vicenza non cambia mai. Come l’Italia, del resto. Non cambiano gli uomini (le idee, figuriamoci). Sempre quelli, da decenni. Chiariamo: l’anagrafe non costituisce un merito o un handicap di per sé. Né l’ansia di novità (il puerile “nuovismo”) è sintomo di sanità sociale, piuttosto è una degenerazione. Ma quando una città, un paese si fossilizza sugli stessi nomi, le stesse facce, e di conseguenza gli stessi interessi, avvitandosi e incancrenendosi in tempi geologici, allora viene meno la vitalità, quella spinta necessaria a far circolare sangue fresco nelle arterie della società. Commettendo una grave ingiustizia: comprimere le forze giovani, che hanno il diritto – e il dovere – di farsi avanti e occupare il proprio posto nel ciclo della vita.
Per farci un’idea di quanto Vicenza sia “bloccata”, passiamo rapidamente in rassegna i vicentini che contano. A capo del potere forte per eccellenza, Confindustria, c’è sì un homo novus, Pippo Zigliotto, ma in città tutti considerano l’inossidabile banchiere Gianni Zonin il dominus del “salotto buono” locale. Ed è vero: non si muove foglia che Gianni non voglia. Spodestati ma sempre vivi, vegeti e operanti gli anziani Nicola Amenduni (Valbruna) e Gaetano Ingui (costruzioni), che a godersi in pace la vecchiaia non ci pensano nemmeno. Leggendo le carte del Pat, il piano regolatore, spuntano antiche conoscenze come il trasversalissimo architetto Sergio Carta, o i Caoduro. Dove sono le nuove leve degli affari, le tanto decantate start-up, i trentenni e quarantenni? Se ci sono, restano schiacciati da una gerontocrazia opprimente.
Idem con patate in ambito politico. Il sindaco civico e moderno, Achille Variati, è l’ultimo dei rumoriani ed è lì dai tempi della Prima Repubblica. Poi, vediamo: Manuela Dal Lago, Lia Sartori, Sergio Berlato, Stefano Stefani: tutti sulla scena da minimo vent’anni, eppure ce li ritroviamo ancora a brigare, comandare e dichiarare. Ma tornare a lavorare mai? Cultura e arte: peggio che andar di notte. Mi si faccia un nome, uno solo, di un intellettuale o di un artista che abbia prodotto qualcosa di realmente significativo nell’ultimo periodo. Siamo sempre fermi al Palladio, che è un signore che ha cinquecento anni sul groppone. Sulla stampa nazionale, l’ultima volta che si è parlato positivamente di Vicenza, anzi di Bassano, è stato per la vittoria di Francesca Michielin, lei sì giovanissima, a X Factor. A compensare, per fortuna, ci sono esperienze felici nello spettacolo, come il Kitchen o il Bixio, o lo Spazio Nadir, per non parlare delle benemerite feste rock estive.
Per non tirarmi addosso l’accusa di essere ingiusto, cerco di spremermi le meningi per raccattare un qualche segnale e personalità in controtendenza. Ma non ce n’è, o ce ne sono pochissimi. In Comune hanno finalmente messo mano al sito web rendendolo navigabile agli umani. Nel sindacato si è affacciato un Gianfranco Refosco alla Cisl, che sta meritoriamente seguendo il travaglio esistenziale dei piccoli imprenditori e dei lavoratori piegati dalla crisi. La Turetta del Cub si dinstingue per rigore battagliero. Fra i giornalisti, oltre a noi che nel nostro piccolo cerchiamo di darci da fare, c’è l’underrated Marco Milioni. In politica, Matteo Quero è stato l’unico ad aver posto a chiare lettere il problema dello svecchiamento nel Pd, ma se l’alternativa è il blob trasformistico del suo Variati, non si fa tanta strada. I 5 Stelle berici sono pieni di buone intenzioni, ma fino a quando non si proveranno sul campo ogni giudizio è sospeso.
Il guaio grosso è che pure i cosiddetti giovani presenti all’appello sono vecchi mascherati. C’è il consigliere comunale cattocomunista con l’eterna espressione da chierichetto, l’impresario di mostre ed eventi venditore di fumo, il ragazzotto già politicante e moderato “dentro”, l’antagonista in torta con il palazzo, l’intelligente professionista che ha paura della sua ombra, il gazzettiere cuor di leone che non si sporca le mani manco morto. Per non parlare del piccolo Talleyrand della mutua.
E i talenti che mal si adattano al torbido di una città di provincia come la nostra, con le sue sabbie mobili e i suoi immobilismi, se un tentativo di smuovere le acque lo fanno pure, tosto si ritraggono delusi. I giovani architetti che anni fa avevano scritto una sorta di manifesto anti-Palladio, ad esempio. O i ragazzi che a fasi cicliche provano a organizzare un giro di concerti, vita culturale e movida serale, regolarmente scornati dal problema senile del rumore, dall’ottusità di certi gestori, dal mancato interesse dei media. O anche qualche spirito libero che in un microcosmo di fregnoni, giocoforza viene fatto apparire come una testa calda, e invece è solo una testa pensante.
E allora ci consoliamo con gli evergreen che, condivisibili o no nelle loro posizioni, se e quando si fanno sentire, qualcosa da dire ce l’hanno: un Lionello Puppi, un Fulvio Rebesani, un Emilio Franzina, un Paolo Crestanello, mettiamoci pure un Giorgio Sala, e ci aggiungo anche persone che trovate fra le firme di questo giornale on line (permettete un po’ d’orgoglio). Meglio un non giovane indipendente e spregiudicato che un giovane cloroformizzato e pseudo-innovativo, alla Renzi. Ma siamo sempre qua ad aspettare che i giovani si facciano largo. Non lardo, largo. Una sana tabula rasa, ci vorrebbe. Purchè nuovi lo siano davvero, nelle proteste e nelle proposte. Non c’è niente di più dannoso di un bamboccione che pensa e agisce come un matusa.



Beh … è un pò come “leggere” il bicchiere mezzo vuoto o mezzo pieno! Durante l’incontro organizzato dal M5S ieri sera nella circoscrizione 3 ho avuto modo di ascoltare persone sfiduciate proprio per il motivo che scrivi tu, ma a tempo stesso erano lì a passare qualche ora per capire e per trovare le giuste motivazioni per continuare a credere in qualcosa! Ecco … io credo che occorra dare voce a queste persone, ascoltandole, facendole partecipi nella “ricostruzione politica” del contesto che li circonda. E’ dalle piccole vittorie, dai piccoli successi che potranno nascere le grandi soddisfazioni! Lasciamo che i “lor signori di Vicenza” continuino a fare quello che hanno sempre fatto, tanto hanno ancora pochi mesi di “divertimento” in quanto la “ricreazione” sta finendo!
A parte i nomi volutamente omessi, di donne, e di donne giovani, come quello di ALESSADRA MORETTI, per il resto l’articolo non fa una grinza:meglio i non-giovani all’anagrafe ma sempreverdi nelle idee e nelle passioni indipendenti, certo….. ma quando i giovani non sono graditi al vostro pensiero politico, li bruciate sul nascere, come se Renzi non fosse “spregiudicato” ad insistere con la rottamazione dei mostri sacri contro i quali tutti fanno tanti blabla da lontano e baciamani di persona!!!
Ah già caro mannino ti sei dimenticato di Heidi…quella si che sa amministrare… Dio ci salvi da lei e da Renzi
Eh eh, ogni tanto ritorna il ‘vecchio’ mito del buon selvaggio … Il ‘super-giovane’ è a suo modo la riproposizione di questo mito settecentesco. D’Alema è stato giovane anch’egli; ma lo è mai stato davvero? E poi quali giovani? I ragazzi che fanno volontariato aiutando i terremotati, i precari che tentano di metter su famiglia, oppure quelli che passano le giornate a twittare? E i vecchi sono tutti vecchi? Mah … Io parlerei di rinnovamento, di rivoluzione, di movimento insomma! In questo senso, da un punto di vista socio-politico, una vera rivoluzione sarebbe mettere finalmente in pratica la proposta di limitare i mandati di chi viene eletto. Non credo che i vecchi partiti possano essere credibili quando fanno questa proposta: chi la dovrebbe portare avanti al loro interno? Cicchitto? Bersani?
Non più di due mandati, semplice. Non so se avremo più o meno giovani in parlamento o in consiglio comunale, sicuramente avremo più persone che conoscono il mondo vero, il lavoro, i problemi delle famiglie e che non passano la vita tra un’assemblea e un’altra a sparar fuffa… Fare politica dovrebbe essere un pesante onere, un sacrificio, non un privilegio o una sistemazione a tempo indeterminato.
Caro Alessio, dalla prima uscita de “la nuova vicenza”, pur essendo spesso citato, non sono mai intervenuto. Ma su questo articolo, mi sento l’obbligo di dire la mia. Infatti, nel tuo pezzo sono l’unico citato quale “giovane” in politica… Trovo che a 45 anni essere considerato “giovane” sia indice, come ben evidenzi, di una società altamente sclerotizzata. Ma non ti scrivo per ribadire la mia età non più verde. No, ti scrivo perchè ritengo ingiusto che tu non abbia parlato di molti under 40 che pure si danno molto da fare in politica. A cominciare dalla vicesindaco Alessandra Moretti (come ha ben evidenziato Regina Gallo), Marco Antonio Dalla Pozza (che ha referati non facili e a cui dedica un’impegno non indifferente), Pippo Zanetti (grazie al quale il Comune di Vicenza può dirsi all’avanguardia sul Web e che ha gestito il censimento con grande competenza e passione), Giovanni Diamanti (tra i più giovani consiglieri comunali d’Italia e che sta diventando tra i migliori politologi della nuova generazione), Luca Balzi (che tu stesso hai citato a più riprese per la competenza in certe sue battaglie), i segretari del PD Ginato e Peroni, lo stesso Giacomo Possamai (nuovo vicesegretario nazionale dei GD), la ns. Deputata Daniela Sbrollini (che all’epoca dell’elezione aveva 37 anni e che si è distinta per la vicinanza con il territorio in battaglie importanti). Insomma molti giovani più giovani e importanti di me! E non voglio dimenticare anche quelli che non la pensano come me e con cui mi sono trovato anche in conflitto: Sandoli, Rigon, Rucco, Donazzan, Ciambetti, Pecori, Rebesani, Vittorelli, Mazzuccolo e molti altri che adesso non ho in mente e che prego fin d’ora di scusarmi. Come vedi la lista è lunghissima e, ribadisco, formata da persone importanti e con ruoli di responsabilità maggiori del mio. Ecco. Nel tuo pezzo mancavano. Mi sembrava giusto ricordarli. Tutto qua. Buon lavoro! Matteo Quero
Caro Matteo,
ho premesso appunto che il mio non è un discorso sull’età anagrafica, ma di anni passati sul campo, sociale politico o culturale che sia. Venendo al nocciolo, l’elenco che fai non mi convince. Non perchè le persone da te citate non siano giovani (in tutti i sensi), ma perchè mi risulta che nessuno di loro abbia posto in modo netto la questione dello svecchiamento – la tabula rasa, come piace dire a me – come hai fatto tu in un’intervista di qualche tempo fa, e che in ogni caso a mio avviso si ferma appunto all’anagrafe senza affrontare il nodo della novità di approccio, prospettiva, visione. Alcuni di loro, inoltre, sono apertamente schierati con vecchi arnesi di partito che hanno fatto il loro tempo (e qui rispondo alla Gallo), altri ripetono ragionamenti e idee preistoriche (Hollande in Francia comincia ad avere qualche dubbio sul Tav, qui anche il più ragazzino la pensa come mio nonno ferroviere), altri semplicemente non sono pervenuti alla conoscenza del pubblico votante e perciò è come non ci fossero. Quindi, non li ho ricordati volutamente. Un caro saluto, e… memento audere semper.
Insomma, una ventata di freschezza e di rinnovamento!
Perché allora non vi prendete l’impegno di rinunciare a un terzo mandato, qualora dovesse presentarsi l’occasione?
Solo in questo modo si inaugurerebbe, magari a partire da Vicenza (sai che rivoluzione!?) una vera stagione nuova per il paese e le – in alcuni casi anche comprensibili – rivendicazioni che sono qui esposte troverebbero una legittimazione, diciamo ‘storica’.
Caro Alessio, comprendo e, in parte, non condivido. Alcuni dei miei citati hanno posto la questione dello svecchiamento… Sia nel PD che in altri partiti. Alcuni l’hanno fatto dopo le elezioni ultime scorse. E magari non l’hanno fatto con toni duri come i miei, ma l’hanno fatto! Quanto alla mia intervista da te citata, credo sia quella al giornale di vicenza del sabato santo, è stata rilasciata un mese prima delle elezioni e poneva la questione al di là dell’anagrafe. Rileggila per bene. Tu sai bene che sono ancora ancorato ad un’idea di società ben diversa dall’attuale e che mi lamento di come a livello mondiale vi sia l’assenza di politica. Ovvero non vedo nessuno che mi dica verso quale società vuole tendere. E questo, come altre cose vedi la terza repubblica che nasce dal web (ben prima dei risultati di Grillo), ho detto. Mi sono preso del populista all’indomani dell’intervista. Poi, dopo le elezioni, ho visto molti assumere le mie posizioni. Eccheccevvoifà… La sfiga di guardare al di là dell’immediato mi perseguita
)
Lo svecchiamento di un sistema diventa fisiologico quando il sistema ha in sé i meccanismi strutturali del rinnovamento. Non riguarda la semplice questione anagrafica (seppure nel nostro paese, a differenza di altri, l’età media della classe dirigente rappresenta comunque un punto critico).
Senza girarci troppo intorno, se qualcuno vuole davvero un sistema politico dinamico che si rinnovi strutturalmente, allora prenda l’impegno pubblico (e lo mantenga) di NON RICANDIDARSI al termine del proprio secondo mandato; e al tempo proponga al proprio partito un disegno di legge in tal senso.
Ci si domanda verso quale società si vuole tendere? Ecco, una società che ha la forza di rinnovarsi sarebbe già un bel passo in avanti. Si pensi a quanto più forte è la capacità di adattamento di un organismo, di uno Stato in grado di garantire il turnover dei propri rappresentanti. Quale motivazione e quale spinta all’innovazione e al miglioramento può garantire un giovane o chi si appresta per la prima volta a fornire il proprio carico di idee e di esperienze di vita alla causa collettiva!
Non è che per caso i risultati di Grillo sono dovuti anche a proposte di questo tipo? No? Impossibile?
La mia considerazione parte da un punto diverso: i giovani non credono nella politica e per questo non si impegnano in essa.
E’ vero, come dice Matteo, che esistono giovani impegnati e che ricoprono cariche di rilievo come i già citati Giacomo Possamai e Enrico Peroni, ma la stragrande maggioranza dei giovani vede la politica come uno scontro di ideologie (destra contro sinistra) e non come un reale contributo al miglioramento di una società. I giovani di oggi non vedono la politica come una cosa a loro vicina, o che è in grado di ascoltarli, loro e la politica sono due cose distinte, che viaggiano su due binari distinti e senza collegamenti.
Questo è frutto di anni di richieste da parte dei giovani, sistematicamente ignorate dai politici, anni di compromessi in cui il reale vincitore è il più forte (e i giovani non sono mai i più forti). I giovani, almeno quelli che conosco io e con cui ho a che fare ogni giorno, non credono nella politica, hanno altri interessi. Troppa burocrazia, poco pragmatismo, hanno allontanato questi ragazzi, e quei pochi che sono rimasti in politica lo fanno più per una questione di ideologia, di “guerra contro l’altra frangia politica” più che di reale impegno per una società migliore (ovviamente con le debite eccezioni, che poi risultano anche essere i giovani più in evidenza).
Inoltre finiamola con l’idea che un 40enne possa ancora essere considerato giovane, può forse essere “giovane dentro”, ma anagraficamente è un adulto. L’unione europea fissa a 35 anni il limite massimo per essere considerati giovani, io ne ho 27 e già non mi considero più tanto giovane. I giovani sono i 18enni, i 20enni, i 23enni, non i 40enni.
Ed un ultimo appunto per gli “anziani” che non mollano la sedia: questa società ci ha privato del valore della vecchiaia, che non va inteso come il vecchio non auto sufficiente, ma come l’adulto che ha raggiunto i suoi traguardi e che si ritira a vita privata, soddisfatto del suo attributo di “saggio”. Ora non esistono più i “saggi”, perchè questi vogliono raggiungere nuovi traguardi, dopo un traguardo ce n’è subito un altro, non finiscono mai. E con questo meccanismo uno non potrà mai lasciare il proprio posto senza essersene guadagnato un altro più prestigioso. E questo lo si riscontra in tutti gli ambiti della società: il vecchio industriale che a 80anni ancora lavora e non lascia spazio ai figli, il politico che non molla la sedia, il medico che dopo una vita al servizio degli altri si ritira ma rimane a fare consulenze private. Probabilmente dovremmo rivalutare tutti il valore dell’essere vecchi, e lasciar più spazio al nostro riposo e ai giovani.
Il problema non è l’età, ma il modo di fare politica che è antiquato e purtroppo è imitato anche da diversi giovani. Ci vuole un vero impegno nella elaborazione politica e nella prassi.
Qualcosa di nuovo si produce anche nella cultura vicentina, ma non trova spazio.
Non so se possiamo considerarci noi quel “qualcosa di nuovo”, però sto personalmente facendo un’esperienza, si chiama ViLab, e io la ritengo molto positiva.
Eravamo pariti molto male, lo so bene, anche noi facevamo politica come fanno politica “i vecchi”.
Poi però ce ne siamo accorti e ci siamo rinnovati, abbiamo cambiato molto e cambiato molti ed ora finalmente siamo un gruppo di ragazzi che provengono dalle più disparate esperienze, ma che collaborano per cercare di cambiare le cose. Siamo ancora piccoli, ma pian piano cresceremo, le cose buone nascono piccole.
Non abbiamo la pretesa di essere noi i nuovi politici, ma vogliamo essere noi la voce di quei giovani che manca in città. Stiamo chiedendo fiducia a quelli che ci conoscono, e stiamo cercando di riconquistare quella persa all’inizio. Siamo un laboratorio di giovani, come suggerisce il nome, e ci stiamo impegnando per fare qualcosa di buono. Ci confrontiamo positivamente anche se proveniamo da esperienze molto diverse (e ci tengo a sottolineare che non siamo tutti politici, io stesso non lo sono) e costruiamo insieme proposte e progetti per i giovani da proporre all’amministrazione. Stiamo cercando di trovare il nostro spazio, lo spazio per i giovani. A molti questo nome “ViLab” sarà suonato nuovo, ma spero che tra qualche tempo non risulti più così estraneo come lo è ora, vuol dire che avremo lavorato bene e fatto qualcosa per la città.
A parte il politico che non risponde, nello stile della vecchia politica, altro che rinnovamento (che se c’è è solo a parole). Qui forse ci sta sfuggendo il punto centrale. E mentre continuiamo a chiederci se un giovane ha 20 o 30 o 90 anni, Berlusconi si ricandida per la quinta (?) volta e ritorna Forza italia. Nel PD della sinistra progressista ancora si domandano se una coppia di omossessuali possa avere una sorta di matrimonio, oppure parlano di svecchiamento mentre al loro interno qualcuno da un anno e mezzo inutilmente tenta di inserire in agenda una proposta per limitare la carriera politica a 3 mandati (mentre la Bindi preferirebbe 15 anni – ovvio no?).
Bene.
Viene citato ad esempio qualche emergente perché è giovane, quindi con le carte in regola! Stiamo parlando, mi sembra, di uno studente che ha un incarico politico nel partito a livello nazionale. Bene così, tutti contenti e magari lo rivedremo parlamentare tra vent’anni senza un giorno di lavoro alle spalle.
Questi pseudo-giovani discutono – ad esempio – di IMU senza sapere di cosa parlano, senza aver mai affrontato le difficoltà di arrivare a fine mese e poi dover pagare la tassa sulla casa comprata con anni di sacrifici.
Secondo gli interventi precedenti, uno così avrebbe i requisiti giusti. Bene, e poi cosa avremmo risolto? NULLA.
Un operaio precario di 37 anni, per fare un esempio, con moglie e figli, con anni di volontariato alle spalle, sarebbe invece un adulto che non può portare nulla di buono alla politica? Boh …
Io credo che sarebbe un bene che i ragazzi si proponessero in maniera attiva nella politica, ma non vedo un male che anche i più adulti portassero la loro esperienza di vita, i problemi della famiglia, le difficoltà legate ai figli, al lavoro.
Ma queste sono banalità… La vera rivoluzione, sociale prima che politica, sarebbe introdurre un sistema strutturale di rinnovamento degli incarichi pubblici e forme di democrazia diretta che limitino il potere di mediazione (ora assoluto) dei partiti. Iniziamo a parlare di “novità”, di “rinnovamento”, di un paese Giovane e non solo di giovani, più o meno tali.
Io nel 1994, quando Berlusconi si candidò la prima volta, avevo 23 anni. Ora ne ho 41 e lui è ancora lì che si ricandida. D’Alema è il leader maximo da una vita nel PD. La Bindi ormai la considero una zia! Capezzone era un GIOVANE, vi rendete conto?
Io credo di no …
Egr. Sig. Massimiliano Leone, mi spiace non aver risposto prima alle sue sollecitazioni. Ma problemi di connettività mi hanno impedito di farlo. Se non è troppo tardi, rispondo ora: sono d’accordo nel limitare i mandati a 3 legislature. Sono molto arrabbiato con il PD perchè, a fronte di questa norma statutaria, vuole dare ben 30 deroghe a parlamentari attualmente presenti alle camere.
Mi auguro che vi sia un forte dissenso all’interno del mio partito per impedire questa assurdità. Quanto al resto. Ho 45 anni, lavoro da 25 costruendo una mia azienda, ho dipendenti e famiglia. Perciò sono d’accordo con Lei quando richiede che chi fa politica abbia un contatto reale con la realtà. Proprio per questo credo che un limite di legislature sia quantomeno giusto. Ovvero finita l’attività parlamentare che ognuno ritorni alla sua professione, senza vitalizio e bonus vari. Ritengo inoltre giusto diminuire in modo consistente lo stipendio di parlamentare, almeno del 50%. Un’ultima annotazione, giusto per la precisione, ho fatto 100 giorni da assessore a Vicenza. E 4 anni il consigliere provinciale d’opposizione. Faccio politica per passione e non certo per denaro (ho avuto rimborsi inferiori alle uscite per la mia attività politica, senza contare il tempo…). Quindi “mi mantengo” con la mia attività lavorativa. Tanto Le dovevo. Cordiali saluti. Matteo Quero
Egr. Sig. Matteo Quero,
… e io La devo ringraziare per aver risposto.
Nel merito credo che Lei abbia colto il senso del mio commento.
So della Sua attività lavorativa preponderante rispetto all’esperienza politica; non mi riferivo a Lei negli esempi che ho fatto per rappresentare appunto quel legame con la realtà e con i problemi delle famiglie che non deve mancare mai in chi vuole sacrificare il proprio tempo alla causa politica. Requisito secondo me imprescindibile insieme a un sistema che in sé dovrebbe avere regole che garantiscano un rinnovamento fisiologico della cosiddetta classe politica (brutto termine ma serve a intenderci).
Vorrei precisare che i 3 mandati di cui si è fatto cenno si riferisce alla proposta di Civati (se non erro) del PD. Personalmente vorrei che si ponesse un limite di 2 mandati; inoltre andrebbe ben chiarito il termine “mandati”. Per me deve riferirsi a qualsiasi carica elettiva pubblica, perché il tema del rinnovamento va posto sia a livello parlamentare, sia a livello locale e di P.A.. Giusto infine eliminare ogni forma di bonus e vitalizi vari, perché la politica deve essere una passione e non una sistemazione a tempo indeterminato.
Infine: sarebbe un bel segnale (ma so bene che non avverrà mai) se tutti i prossimi candidati, promotori di iniziative orientate a porre un limite ai mandati, anziché continuare a discutere e a confrontarsi internamente con le rispettive segreterie, firmassero una sorta di manifesto in cui si impegnano personalmente a non ricandidarsi, magari rifiutando anche quei vitalizi attualmente garantiti. Che ciascuno sia, con il proprio agire, quel cambiamento che chiede ad altri. Altrimenti il dibatitto interno rischia di apparire più un formalismo (per qualcuno magari una sorta di alibi) che una reale volontà di cambiamento.
Non è una domanda, e nemmeno una provocazione, è solo un invito che magari anche Lei può rappresentare all’interno del Suo partito. Anziché attendere un ordine del giorno che magari non arriverà mai, anziché firmare mozioni, proposte, contro-proposte, chi ci crede si presenti agli elettori con un impegno personale, sottoscritto, di questo tipo. Sono troppo ingenuo? Cordiali saluti anche da parte mia. ML
Egr. Sig. Massimiliano Leone, i 3 mandati sono nei regolamenti interni al PD, approvati poco dopo la nascita del partito. Infatti ho parlato di “deroghe”. Ritengo i 3 mandati giusti perchè (si spera) in una idea di alternanza almeno uno dovrebbe servire per dimostrare la capacità di governare. I 3 mandati dovrebbero essere obbligatori per tutte le assemblee legislative, quindi anche per i consiglieri regionali. Quanto alle assemblee amministrative (comuni, le province stanno scomparendo…), il discorso è diverso. La prego di credermi se le dico che quello è volontariato puro. Essere pagati 36 o 38 euro lordi (non ricordo bene) a seduta che dura dalle 3 alle 8 ore mi fa dire che se non è volontariato… Poco ci manca… Infatti rimangono all’interno dei Consigli Comunali per piu’ di 3 mandati pochissime persone (cosa che non avviene per le assemblee legislative dove si è pagati profumatamente). Quanto al segnale da mandare per autolimitarsi il numero di mandati, lo ritengo anch’io un passo importante. Ma ritengo ancora piu’ importante il rispetto delle norme che ci siamo dati!!! Cordiali saluti. Matteo Quero
“Quanto al segnale da mandare per autolimitarsi il numero di mandati, lo ritengo anch’io un passo importante. Ma ritengo ancora piu’ importante il rispetto delle norme che ci siamo dati!!!”
Mi sembra la Sua una posizione chiara.
In effetti la questione delle deroghe è paradossale. Sono queste situazioni che – a mio parere – danno ragione a chi vorrebbe mandara a casa l’attuale classe politica, ovvero a chi si chiede, anche in caso di proposte e di programmi condivisibili, “questa classe politica è credibile?”
Egr. Sig. Mannino
con interesse ho letto il Suo articolo e i commenti che in qualche modo lo hanno arrichito. Lei ha il merito di aver posto una questione che non è secondaria per le prospettive di questo nostro paese. Il rinnovamento della politica, infatti, è elemento centrale da cui si deve passare per dare speranza alle future generazioni. Ma i partiti (tutti) che ora abbiamo nelle scenario non sono in grado di interpretare (e non vogliono) la richiesta di rinnovamento che proviene dalla società. Lo spirito di conservazione prevale. Il Movimento Cinque Stelle che della partecipazione dei cittadini ne fà la sua bandiera è l’unico elemento di novità. E’ un non partito, privo di ogni organismo: segreterie direttivi, comitati centrali, direzioni, assemblee e quant’altro. Pone dei “paletti” chiari a chi intende cimentarsi con l’ “Amministrare la “cosa pubblica”. La rete è lo strumento di decisione. Sapranno questi ridare speranza a chi ormai non ne ha più? Mettiamoli alla prova….
L’art. di Mannino mette in evidenza molto bene che il bisogno di rinnovamento della politica è ormai un fattore di sopravvivenza della democrazia. Infatti nonostante le opinioni espresse in questi commenti, la resistenza dei poteri attuali al cambiamento e fortissima tanto da creare, sotto la spinta del referendum vicentino del 2006, un nuovo statuto comunale che definire gattopardesco sarebbe un complimento. In quella proposta di nuovo statuto si tocca con mano la reale volontà di non cambiare nulla, anzi di mettere dei paletti affinchè nemmeno in futuro qualcuno possa cambiare qualcosa. Allora una soluzione si presenta il prossimo anno, starà a noi cittadini alle elezioni non dare più il voto ai presenti in C.C. ma a gente nuova, dove la voglia di fare e di studiare per il bene della comunità sia preponderante sull’età anagrafica. Poi allora verrà anche la norma che strutturerà nel limite dei 2 o 3 mandati il rinnovamento dei nodtri rappresentanti.