Viale Milano, è sempre degrado. Idea: un park all’ex Domenichelli
«Non sono pentita. E non farei cambio con un’altra zona». Maria Grazia Zanella – la Mary, come la chiamano i suoi clienti – è una che alla possibilità che la zona di viale Milano si scrolli di dosso l’etichetta di ghetto ci crede davvero. Un paio d’anni fa ha acquistato un bar tabaccheria poco lontano dalla rotatoria. Prezzo allettante, ma pessima reputazione, visto che proprio lì c’era uno dei punti caldi dello spaccio. «Non lo voleva nessuno – ricorda -. Ci abbiamo messo un mese e mezzo solo a dargli una ripulita». Non si sono limitati a imbiancare i muri e togliere anni di sporcizia: hanno lavorato per dare un taglio netto col passato: «Basta un po’ di buon senso, cose normali in qualsiasi grande città». Ora per andare in bagno bisogna chiedere la chiave: «Così vediamo in faccia chi entra e quanto ci resta». I corridoi fuori vista sono controllati da telecamere. E prima delle 10 di mattina non si servono alcolici: «C’è chi protesta, chi era abituato allo spritz alle 7 di mattina, ma per noi è un punto fermo».
I risultati non sono mancati. Per la gente del quartiere, italiani e stranieri, la caffetteria è tornata ad essere un punto da frequentare senza preoccupazioni. Come il fruttivendolo di fronte o il barbiere all’angolo. O come l’agenzia di spedizione di denaro di Mohamed Hasayen, in viale Firenze, da anni un riferimento per tutti, senza distinzione di nazionalità. «Attorno a viale Milano la situazione è molto più tranquilla – commenta il presidente dell’Unione Immigrati Ousmane Condé – È stato fatto un lavoro enorme con le comunità e le associazioni degli immigrati».
In effetti, da quando viale Milano finiva quasi ogni giorno sulle pagine di cronaca, qualche miglioramento di vede. Il proliferare di call center si è fermato, anche se magari al loro posto sono spuntati i negozi dei “Compro oro” e le sale scommesse. L’abbattimento degli stabili all’interno dell’ex Domenichelli ha reso più difficile il bivacco abusivo di disperati e piccoli delinquenti. Ma certi problemi sono ancora lì dopo anni di denunce. Il subaffitto degli appartamenti, che crea sovraffollamento e tensioni. I gruppetti di persone che passano le giornate a bere sui marciapiedi della zona, facendo dentro e fuori dai supermercati e dai negozietti di alimentari. «Certi negozi andrebbero chiusi, l’ho già detto e lo ripeto. Anche se a bere e a fare casino sono sempre le solite persone: le conosciamo da anni», dice Hasayen. «E poi fanno i loro bisogni dietro i cassonetti o agli angoli delle strade», aggiunge un residente entrato nell’agenzia per scambiare quattro chiacchiere.
E soprattutto lo spaccio. Che avviene sempre più a cielo aperto, nonostante la presenza delle forze dell’ordine sia stata rafforzata. «Li vediamo dalle finestre: addosso tengono sempre quel poco che può essere considerato per uso personale: il resto lo nascondono in giro», raccontano in zona. «Non hanno paura di niente – conferma Florio Cappon, voce storica dei comitati di quartiere – Si muovono in bici per fare la spola tra campo Marzo, via Napoli e via Torino. E se li riprendono dopo poco sono qui di nuovo». Gli fa eco Hasayen: «Anche gli spacciatori sono sempre i soliti. C’è troppo permissivismo. Ci vorrebbe la presenza costante di un poliziotto a piedi, come in Inghilterra. Il passaggio delle volanti, i blitz o il controllo dei documenti servono a poco: vedere un poliziotto che fa la spola qua attorno per otto ore al giorno, invece, sarebbe un deterrente molto più efficace».
Per il rilancio della zona molto era legato al progetto di trasferire il municipio nell’area della Domenichelli. «Non vediamo l’ora che si sblocchi», dice Cappon. L’accordo pubblico privato è stato approvato in consiglio, ma l’area è sotto sequestro. E la crisi non aiuta gli investimenti. Come dire che i tempi saranno lunghi e incerti. Nell’attesa, sia Cappon che Hasayen lanciano la stessa idea: trasformare l’area in un parcheggio a sbarra. Vista la vicinanza alla stazione e al centro, il flusso di auto sarebbe assicurato, e l’operazione si ripagherebbe in poco tempo. «Una volta la settimana si potrebbe anche fare un mercatino di prodotti alimentari», aggiunge Cappon.
Progetti di cui si parla da tempo, ma che non riescono a partire. Come le rastrelliere per biciclette, che dovevano essere installate un po’ ovunque per evitare il parcheggio selvaggio ad ogni angolo di marciapiede, e che finora sono comparse solo attorno alla rotatoria tra viale Milano e San Felice. O come la creazione di nuovi punti di aggregazione. «Alle spalle del nostro bar c’è un edificio abbandonato da decenni – riprende Maria Grazia Zanella -. Se lo abbattessero e liberassero lo spazio, potremo aprire un giardino coperto verso via Napoli. È qualcosa che in zona manca, e che andrebbe a vantaggio anche dell’altra via».
Quello dell’aggregazione è una questione aperta soprattutto per gli stranieri. Che nei negozi attorno a viale Milano trovano una delle poche possibilità per incontrare dei connazionali e respirare un po’ di aria di casa. «Il problema è che alcuni non hanno il senso del rispetto per gli altri – afferma Condé -. Ce ne sono che non sanno parlare piano: davvero, sei di fronte a loro e parlano come se fossi a 150 metri di distanza. E questo diventa un problema». Il lavoro delle associazioni in questo senso è stato costante. È mancata, invece, la sponda politica: progetti come la consulta degli stranieri o il consigliere aggiunto, pensati per favorire il coinvolgimento e la presa di responsabilità delle comunità straniere, sono ancora in discussione. E attorno a viale Milano non resta che rimboccarsi le maniche e arrangiarsi. «Qui c’è il mondo che cambia, forse a Vicenza eravamo abituati a vivere sotto ad una cappa», conclude Maria Grazia Zanella, prima di tornare dietro al bancone, tra pacchetti di sigarette e caffé da servire.


E già. PAT,BID,PUM,PAM,..BIM,BUM,BAM.
Chiacchiere e carte, chiacchiere e giravolte: al massimo asfalto e rotatorie che vellicano i benpensanti conformisti e li predispongono al salutare ruttino postprandiale, non cambiano nulla – al massimo tolgono di mezzo alberi e spazi che non frega niente a nessuno. Con l’aggiunta di qualche montagnola di cemento per i beneamati metricubi di chi possiede già i metriquadri. Quelle tre-cose-tre qui suggerite o, meglio, rimpiante esigerebbero pensiero e immaginazione, qualche scomodità per qualche fariseo ben piazzato e mai scomodato: qualche ‘disturbo’ a chi fa incetta di case sfitte e strozza il mercato, creando così lo spazio artificiale di sostegno ai prezzi delle nuove invasive edificazioni. Qualche piccolo esproprio per pubblica utilità.
Adesso mettetevi nei panni di due ‘tipi’ di cittadino: il SUVista, abituale accompagnatore di pargoli alla scuola del centro, e l’abitante di periferia privo di seconda (o addirittura prima) macchina.
Il primo ha lucrato finora su:
- gli investimenti pubblici in rotatorie e asfalto ( aumento velocità personale)
- parcheggi, i più comodi e abbondanti possibile senza overbooking ( leggete sull’apposito display i posti disponibili al parcheggio Fogazzaro in un giorno/ora a vostra scelta: mai scesi sotto i 100, neanche il sabato alle 18 ), perfettamente razionalizzati e tagliati sui suoi bisogni
- tolleranza assoluta per la sosta irregolare – previo lampeggiante – per totale assenza di vigilanza
- nessun metroquadro di ZTL nuovo, neanche in piazza delle erbe: sai mai che dia noia alla sciuretta mannara che per scendere dal SUV ha bisogno della scaletta
- impegno per milioni e milioni di nuove tangenziali, circonvallazioni, scorciatoie a spese degli altri cittadini che sono la maggioranza.
E adesso guardate il secondo :
- le tre linee bus in attivo godranno di .. ritinteggiatura per la gioia degli occhi
- le altre, costosette, soppresse o razionalizzate o accorpare o esternalizzate o… su chiamata ( aaghhhh!!! )
- nel centro storico neanche l’ombra di mobilità agile, moderna, ecologica e capillare, forse i centrobus dismessi dall’ ILVA di Taranto se vengono a poco
- le piste ciclabili escluse per sempre dalle vie del centro : meglio partire da Ospedaletto,Bertesiana, etc. che non scomodano nessuno. E sempre chiedendo permesso al SUVista. Te lo vedi l’ottuagenario di Tavernelle che inforca la sua bici per trovarsi in piazza con gli amici alle 11 di un giorno di luglio……Ma vai a dar via ..!
- etc etc si potrebbe continuare
In sostanza chi già ha avrà di più, pagato da chi non ha e che avrà di meno.
Come dice l’amico Pino Dato – http://www.nuovavicenza.it/2012/07/cedro-del-libano-o-dellipocrisia-di-variati/ – il vecchio navigato Variati conosce il mestiere antico del buon democristiano. Che è poi quello di don Abbondio.
L’esempio del bar dovrebbe essere seguito da molti più esercenti. Coraggio e voglia di fare, queste cose salvano i quartieri degradati, non il perbenismo e gli sceriffi cittadini.
Fucilliamo quelli in macchina. che tanto pagano poco o niente di tasse perchè gliela regala lo stato e lo stato deve decidere se, dove e quando possono usarla.
W gli amish e torniamo alle candele!
Che cavolo c’entra con lo spaccio e gli accattoni 8che poi trovi a depositare con il bancoposta come oggi..) lo sapete solo voi.
Le sole cose che paga l’automobilista sono l’auto, la benzina, la tassa di circolazione. Le accise sulla benzina e il bollo costituiscono l’unico e ovviamente insufficiente contributo alla costruzione e manutenzione dei milioni di chilometri di strade che utilizza e consuma.
Quello che non paga, e resta a carico della società, sono: l’espropriazione di spazio a sé riservato (la rotonda più larga,il marciapiedi più stretto, etc) l’inquinamento di tutti i tipi, la gestione del traffico (polizia, vigili,apparati), le conseguenze sociali degli incidenti oltre, ovviamente, alla quota ingente di investimenti comunali a lui dedicati come sopra elencavo.
Ne consegue che il vigile di quartiere per viale milano non si trova, che per il risanamento urbanistico necessario non ci sono fondi, che una mobilità più equilibrata, e quindi più civile e vivibile, non si può fare.
Il ragionamento per paradossi ha il fiato corto e quindi fra amish e far west è una polemica a somma zero. Invece fare i conti con i soldini – dare e avere – dimostra che se ti sveni da una parte non ti resta un baiocco per il resto. E a quel punto di solito allargano le braccia e sospirano: ‘ purtroppo ci sono i tagli, governo ladro!’