Facebook Twitter

L’immaginifico e poco democratico Piano Mobilità

«Immagino che non ti abbia fatto piacere apprendere dalla stampa, e non dall’Amministrazione Comunale, le caratteristiche salienti di un piano così importante per il futuro della città. Non ha fatto piacere nemmeno a me». Con queste parole il sindaco Achille Variati si è rivolto via mail, il 18 luglio, ai consiglieri comunali di maggioranza, invitandoli per martedì 24 in sala giunta a una riunione riservata dove sarà loro esposto il Piano urbano della Mobilità (Pum), la cui bozza è stata pubblicata in esclusiva da questo giornale lunedì.
«La bozza è superata» ha ripetuto in questi giorni il sindaco: un’affermazione che, con tutto il rispetto, ci consentiamo di ritenere inesatta. Proprio su quella bozza, infatti, «sindacati, associazioni di categoria ed altri soggetti “addetti ai lavori”» (a parlare è sempre Variati nella mail ai consiglieri) erano chiamati martedì 17 luglio (il giorno dopo il nostro scoop) a portare le loro osservazioni. Delle due l’una: o il Comune invitava le associazioni a esprimere osservazioni su un Piano superato, il che sarebbe davvero insensato (e poco rispettoso), oppure il Piano pubblicato è quello su cui si sta lavorando effettivamente. Un Piano che non è affatto «vecchio», come lo definisce il sindaco scrivendo a chi siede sugli scranni della sua maggioranza, ma era stato consegnato alle associazioni giusto qualche giorno prima della deadline del 17 luglio. Sempre a proposito di tempistiche: se è vero che il PUM sarà reso definitivo a fine mese, i consiglieri di maggioranza avranno, prima, la bellezza di una settimana per visionarlo. Davvero si pensa che possano dare un qualche contributo in soli sette giorni?
Fatta questa premessa, entriamo nel merito dei contenuti. Tre erano gli scenari proposti dalla società di consulenza Polinomia al Comune: l’alternativa “A” privilegiava le auto, la “I” era un mix fra parcheggi scambiatori e trasporto pubblico, la “M” invece all’insegna del mezzo pubblico. E’ stata scelta questa terza ipotesi, la più «radicale», che prevede entro il 2021 di ridurre del 20% gli spostamenti su auto privata. La prima perplessità è questa: anche in questa ipotesi «radicale» l’uso dell’auto coprirebbe circa il 65% di tutti gli spostamenti. Soprattutto, la differenza tra le tre alternative risulta davvero risibile: come è chiaro osservando la tabella qui a fianco, l’ipotesi “A”, la più auto-centrica, vede l’auto superare del 2 o 3% la quota dell’ipotesi scelta dal Comune. Domanda: le tre alternative erano poi così diverse fra loro? Si poteva fare di più? Se togliendo il 20% di traffico di auto si raggiunge il 65%, significa che oggi l’auto copre l’85% degli spostamenti? Per rispondere ci vorrebbero i dati del traffico, su cui la sintesi pubblicata si basa. Purtroppo, questi dati – ottenuti con i soldi pubblici – rimangono chiusi in qualche cassetto al Palazzo degli Uffici, e alle associazioni che ne hanno fatto richiesta sono stati finora negati.
Capitolo strade: come spesso accade in questi piani dalle grandi speranze, il Pum contiene delle linee tratteggiate che sulla carta appaiono utili e belle, ma difficilmente vedremo mai realizzate. Una di queste è la strada immaginata per rimuovere la storica strozzatura determinata dai colli: collegherebbe Ponte Alto e Borgo Berga, passando sopra (o accanto?) alla ferrovia, entrando in tunnel sotto Monte Berico all’altezza di viale Fusinato e uscendo in Riviera Berica all’altezza del ponte verso lo stadio. La realizzazione di questa vera e propria «grande opera» dipende da una serie sostanzialmente imponderabile di fattori: in primis i soldi, visto che il Comune spera di farsela finanziare come «compensazione» nell’ambito del project financing del «sistema delle tangenziali venete». Coi tempi che corrono i progetti di finanza sono al palo, e inoltre, avendo esperienza di «compensazioni» incompiute da anni, vedi il Dal Molin… campa cavallo. Seconda variabile: tutto dipende dal progetto Tav che prevede l’interramento dei binari della Milano-Venezia fra la Fiera e la stazione. Progetto definito, con una dose di involontaria ironia, «low cost», visto che costerebbe «solamente» 700 milioni. Sul lungo periodo, parafrasando Keynes, saremo tutti morti. C’è infine, non meno importante, la variabile paesaggistico-ambientale che in una città Unesco dovrebbe pur valere qualcosa: un bel buco sotto Villa Valmarana ai Nani è il miglior modo per completare il «capolavoro» di Borgo Berga.
A fronte di tali progetti faraonici, e che con tutta probabilità rimarranno linee su una mappa, che ne è dei tanti, piccoli punti critici del traffico? Non si prevede per esempio la semplice soluzione proposta dai comitati di quartiere, che chiedono la chiusura dell’anello di circonvallazione fra piazzale Fraccon a viale dello Stadio. Basterebbe rendere a doppio senso la nuova strada a lato tribunale: una strada che, pensate un po’, c’è già. Niente da fare, nonostante questo piccolo tratto fosse previsto già nel vecchio Piano Regolatore degli anni ’80. La circonvallazione sarà completata sì, per modo di dire, rendendo di fatto il tribunale fulcro di una grande rotatoria. Arrivando al paradosso dei paradossi: unica città al mondo, Vicenza avrà un tratto di circonvallazione con limite di velocità a 30 km l’ora. Già, perché Borgo Berga sarà «zona 30», con tanto di semaforo a chiamata pedonale e dossi anti velocità. Tutto giusto, ma chi mai sceglierà questa corsa a ostacoli per andare da Porta Monte allo stadio? Continueremo a imboccare l’intasato viale Margherita.
Trasporto pubblico: l’idea delle tre linee ad alta mobilità (Lan), con passaggi ogni 10 minuti, corsie preferenziali e nodi scambiatori a mo’ di metropolitana, è molto interessante. Ma davvero può essere competitiva con l’auto, se parallelamente non si amplia la Zona a traffico limitato (Ztl) in centro storico? Senza una deterrenza seria all’uso delle quattro ruote private, il che significa vietare l’ingresso a certi pezzi di città alle auto dei non residenti, le tre linee Lan correranno veloci, sì, ma vuote. Proprio qui casca l’asino dei tanti annunci sul Pum: nel 2021, quando teoricamente il piano sarà interamente realizzato, ci troveremo ancora, come nel 1960, con le auto parcheggiate in piazza delle Erbe, sotto la Basilica palladiana (che nel frattempo, forse, sarà tornata a chiazze nere di smog).
La Ztl infatti non sarà allargata nemmeno di un metro quadrato. Sarebbe interessante sapere cosa ne pensa Stefano Soprana, ex consigliere di maggioranza che a suo tempo si era prodigato per ipotizzare una parziale liberazione del centro dalle auto. Il suo «piano» è stato da tempo dimenticato e, a quanto sembra, il suo parere durante i due anni di gestazione del Pum non è stato ritenuto meritevole di essere ascoltato.
Ma il vero punto della questione, in fin dei conti, è il metodo: un documento che, per il futuro della città, ha valore pari al Pat è stato per due anni nascosto a chiunque, salvo, in dirittura d’arrivo, trasmetterlo in via riservata a una cerchia selezionata (con quali criteri?) di categorie e associazioni. Chiamate a proporre modifiche a loro gradite, al fine di rimuovere eventuali ostacoli e passaggi indigesti: questioni delicate, che vanno gestite con tatto. Senza urtare sensibilità e interessi. Solo in seguito ai consiglieri (che poi – bontà loro – dovranno votarlo) sarà fatto leggere il Piano già bello pronto e strutturato. Gli spazi per un confronto schiettamente democratico, evidentemente, sono molto ridotti. Questione di centimetri, più che di metri. E per i cittadini, cui quella città toccherà abitare, non è stata prevista nemmeno un’assemblea.

2 Commenti a L’immaginifico e poco democratico Piano Mobilità

  1. Massimo Follesa 20 lug 2012 a 13:43

    bravo todescan le alternative ABC non esistono, è il classico metodo autostrabista non esiste nessuna scelta reale e direi che si riduce solo del 20% il traffico privato, non si costruisce una reale alternativa all’auto privata e nemmeno nel tempo, ho scritto queste cose nel profilo facebook di Variati e non ho ricevuto alcuna risposta ….. ovviamente

    Rispondi
  2. Giulietta Ubaldina 25 lug 2012 a 13:48

    Ma ETC engineering,
    sponsor principale di questa pubblicazione, non sono quelli che volevano realizzare la centrale elettrica di montecchio maggiore… tanto avversata dai cittadini….

    Le battaglie di questo “direttore” iscritto al meet-up dei grillini dal 2006 (anche se lo nega) sono sempre così… fatte per interesse personale….
    Grillo sbatti fuori mannino ed i suoi compari….

    Rispondi

Lascia un Commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato.

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>

Inserzionisti

Per acquistare la tua

pubblicità

su La Nuova Vicenza

Clicca qui