Pd anti-preferenze. I vicentini: a Roma pavidi e inciucisti
Per molti elettori del Partito Democratico è l’ennesima doccia fredda. Nei giorni scorsi lo stato maggiore del partito se ne è uscito con una posizione molto netta sulla riforma della legge elettorale: sì ai collegi uninominali col doppio turno alla francese, no alle preferenze. «Siamo indisponibili», ha tuonato una big come la senatrice Anna Finocchiaro, tra i più duri nel sottolineare questa presa di posizione. Motivo: evitare il voto di scambio o altre forme di possibile inquinamento del voto. Ma come? Il Pd spara a zero per anni sull’attuale legge elettorale, colpevole di imporre ai cittadini dei candidati scelti dai partiti, e poi boccia le preferenze?
Federico Ginato, segretario provinciale del Pd vicentino, sabato scorso ha partecipato alla riunione del partito che c’è stata a Roma e racconta: «Il modo in cui è stata presentata la decisione ci ha colti di sorpresa e in disaccordo. Siamo tutti d’accordo nel dire che il doppio turno alla francese sia il sistema migliore, ma non condivido la critica così forte alle preferenze. Non sono il male assoluto: ci eleggiamo consiglieri comunali, regionali ed europarlamentari, non vedo perché non potrebbero funzionare anche per deputati e senatori». Insomma, per trovare un accordo con gli altri partiti le preferenze potrebbero anche essere un’opzione valida. Una posizione che, nel corso del dibattito, è stata sostenuto anche da molti dirigenti nazionali, ma che poi è “sparita” dai resoconti. «L’unica spiegazione che mi do è che a Roma qualcuno abbia timore di non essere rieletto – ironizza Ginato -. Il problema di fondo è che questo sistema bloccato va cambiato per ridare al cittadino la possibilità di scegliere la classe dirigente. Possiamo risolvere la cosa con i collegi uninominali preceduti dalla primarie, oppure con le preferenze. Alla fine tra primarie e preferenze non vedo tutte queste differenze: si dice che le preferenze presentano il rischio di inquinamento del voto, ma lo stesso discorso può essere fatto per le primarie».
Ecco, le primarie sono un passaggio chiave. Perché in caso di ritorno al maggioritario delle primarie aperte sono l’unico modo per non riconsegnare la scelta dei candidati nelle mani delle segreterie di partito. Come sottolinea con decisione Matteo Quero: «Sono assolutamente d’accordo con la posizione del partito. Con la proposta attuale per le preferenze, con collegi molto grandi, verrebbe eletto solo chi ha un sacco di soldi da spendere o chi ha la protezione del partito. Per Vicenza, poi, che è insieme a Padova, Verona e Rovigo, sarebbe molto difficile eleggere un proprio rappresentante. Con collegi uninominali piccoli, invece, c’è una riconoscibilità diretta tra territorio e candidato; e con le primarie sarebbero i cittadini a scegliere chi mettere in competizione con gli altri candidati. Il partito non sceglierebbe nulla. Io le ho vissute le elezioni con le preferenze della Prima Repubblica: c’erano le cordate, decidevano le segreterie di partito, e non ce n’era per nessuno».
C’è da dire che, per i sostenitori delle preferenze, la premessa indispensabile è un ridisegno delle circoscrizioni elettorali. «L’ideale sarebbe la dimensione provinciale», osserva Ginato. «Il sistema con i collegi uninominali dà rappresentanza ai territori – riassume la deputata Daniela Sbrollini – Le preferenze, con le circoscrizioni disegnate come sono oggi, favorirebbero una selezione per censo, avvantaggiando chi ha tanti soldi o chi ha il sostegno delle lobby. Ma non è un no alle preferenze in generale». Lei, del resto, sulle preferenze ha presentato una proposta di legge: per inserire la doppia preferenza (un uomo e una donna) in qualsiasi livello di votazione, dalle comunali alle europee. «Nella proposta c’è anche il meccanismo del tetto di spesa, che sarebbe un segno importante di trasparenza – aggiunge – E il limite di mandati. Io sarei per i due: dieci anni, come per i sindaci, mi sembra un tetto giusto. In ogni caso, la priorità è cambiare la legge attuale: qualsiasi proposta è meglio di questa».
Su questo sono tutti d’accordo. Anche se Quero aggiunge una considerazione amara: «La verità è che stanno costruendo una legge elettorale perché nessuno vinca, per richiamare Monti. Questo perché quei pavidi non hanno il coraggio e la forza politica per prendersi la responsabilità delle lacrime e sangue che ancora ci toccherà versare». Anche il rientro di Berlusconi, secondo lui, va letto in quest’ottica: «Non vincerà, ma eviterà un tracollo al Pdl, toglierà un po’ di voti a Grillo e potrà sedersi al tavolo dei vincitori. Tornerà il tripartito attuale: il loro obiettivo è non governare, per non scontentare i propri elettori». Probabilmente non è distante dal vero.



Nella cosidetta prima Repubblica, qundo con le preferenze si seglievano le persone del territtorio e non le persone del capo di turno o dell’amico della segreteria.
Il collegio per Vicenza è sempre stato “Vicenza-Padova e Rovigo”, sono stati eletti molte personalità Vicentine.
Non troviamo le solite soluzione o scuse nel costo o chi avrà più disponibilità economiche per sostenere la campagna elettorale??.
Mi sembra di vedere i nostri amici Leghisti che sul territorio urlano, fanno vedere che loro fanno, poi a Roma si accomodano e quali interessi per la comunità Vicentina, in questi anni possiamo dire di averne visto tante??.
Intanto noi siamo i soliti Veneti polentoni????.
Mi sembra di vedere la solita sinistra politica e sindacale della scaletta gerarchica, ma i gerarchi??.
Grazie
Grazie
schizofrenici.