Museo Civico, rinascita tutta da pensare
Compito primo e ineludibile di un museo è la conservazione e la valorizzazione delle opere collezionate, le quali, debitamente catalogate e selezionate, sono destinate alla pubblica ammirazione. Espressione della nostra storia e civiltà, esse ne sono la testimonianza più diretta e tangibile. Purtroppo, oggi, molti musei, anche di grande prestigio, risentono di una crisi diffusa, che ne limita la possibilità di intervento. A volte, però, non si tratta solo di scarsità dei mezzi, che impedisce di assolvere a precisi compiti istituzionali – tra cui, credo, il restauro di manufatti compromessi e l’acquisizione di opere nuove –, ma anche di caduta di tensione, una sorta di apatia operativa, che fiacca l’autonoma capacità di iniziativa. Ciò porta ad avallare progetti di dubbia credibilità, concepiti in altri luoghi, secondo opportunità e circostanze.
Il Museo Civico di Vicenza, che si è dibattuto tra difficoltà e contrasti, non ha cessato di promuovere piccole iniziative – tipo “Novecento Vicentino” con opere di pittura dalla sue collezioni –, le sole consentitegli dalle precarie condizioni dell’edificio palladiano che lo ospita, e ne è il vanto. Per decenni si è adattato a sistemazioni provvisorie, rischiose per l’incolumità di capolavori che il mondo ci invidia – e ci chiede in prestito –, deludenti per i visitatori che non ne hanno debitamente goduto. Completato il restauro di Palazzo Chiericati, non si sa quali soluzioni saranno adottate per un riallestimento degno della sua rinascita. Funzionale e decoroso, dovrà rispondere a moderni criteri museografici già ampiamente collaudati. Importante è che le opere, sacrificate per tanti anni, tornino a dialogare in un percorso che ne esalti la bellezza e ne consenta la comprensione.
Si assiste intanto in città alla drastica cancellazione di importanti spazi pubblici (Salone degli Zavatteri e LaMEC), non più praticabili dopo il restauro della Basilica; all’inarrestabile decadenza di altre sedi (chiesa dei SS. Ambrogio e Bellino), utilizzate per episodiche esposizioni di oggetti inqualificabili; all’incresciosa chiusura di gallerie private, causata da una situazione di sfilacciamento generale. Vicenza ne ha risentito moltissimo: ha perso i contatti con gli artisti locali, ha privato i cittadini di un servizio importante. Al contrario, in provincia, si vive un momento di grande fervore per l’offerta qualificante di istituzioni private. Basate su progetti chiari e lungimiranti, le mostre sono allestite all’interno di edifici antichi e di fabbriche dismesse. I materiali esposti vengono valorizzati da spettacolari allestimenti che ne accrescono il fascino. Architettura e design sono il fiore all’occhiello di questi eventi che si sviluppano anche negli ampi spazi del paesaggio circostante.
La Fondazione Bisazza a Montecchio Maggiore e l’Associazione Culturale Villa Pisani a Bagnolo operano con piglio imprenditoriale e spirito mecenatesco, richiamano un pubblico motivato e curioso, soprattutto giovane. «L’obiettivo che la Fondazione si propone – dichiara la Fondazione Bisazza – è di conservare e accrescere il patrimonio delle proprie opere. Nello stesso tempo, intende ospitare periodicamente mostre temporanee dedicate al design e all’architettura, in collaborazione con istituzioni internazionali di grande prestigio». Un programma, questo, che potrebbe essere sottoscritto anche da un museo tradizionale nel rispetto della sua specificità.
Molte sono le attese per la rinascita del Museo cittadino, l’istituzione museale più illustre di Vicenza – una delle pinacoteche più importanti d’Italia secondo Rodolfo Pallucchini. Per l’evento bisogna trovarsi preparati, dimostrare di essere all’altezza della situazione. Per una sezione d’arte moderna e contemporanea, da ricavare al suo interno, è necessario ragionarci sopra. Dovendo scontare il tempo perduto, e per non fare brutte figure, sarà da evitare un’accozzaglia di opere eterogenee, di scarsa rilievo e rappresentatività, disordinatamente collezionate. Più che il nome del donatore dovrà contare quello dell’autore e la qualità dei materiali. Il lascito Neri Pozza merita, ovviamente, la precedenza assoluta.



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