Il Casanova del fumetto surfa a ritmo di rock
Cosa succede quando chi è abituato a vivere in bilico mette i piedi a terra? Generalmente traballa ancor di più e con altissima probabilità schiatta. Ma una forma di seppur folle equilibrio la si può trovare. È questa la filosofia che sottende il cinico racconto underground “Work is for people who don’t surf”, opera prima illustrata e pubblicata – in maniera orgogliosamente autoprodotta – dal vicentino Osvaldo Casanova.
Una caustica metafora sull’esistenza ambientata tra i surfisti hardcore del litorale di Caribe (Nicaragua) e scaturita dalla fantasia di Andrea Ruggeri, quotato copywriter milanese (sue molte campagne pubblicitarie Barilla e Telefunken, come pure la storica trasmissione “Supergulp, fumetti in TV”). Che un bel giorno, nel lontano 1997, in virtù di una solida amicizia è finita tra le mani di Osvaldo, grafico e arti director a quel tempo di stanza a Milano.
«Appena ho letto il racconto ho pensato “è fichissimo, devo farne qualcosa!”- racconta Osvaldo - Poi però è rimasto in stand by a lungo…». Quasi 15 anni, per la precisione, perché il “nostro” Casanova ha sempre temuto che illustrare per lavoro fosse noioso, anche se per natura non fa che scarabocchiare su qualsiasi superficie sin dalla più tenera età.
38enne vicentino doc, da bambino Osvaldo fagocita fumetti a rotta di collo (Marvel, Mordillo, Mafalda, Dylan Dog, Cattivik, Sturmtruppen), copia su carta i personaggi dei cartoni animati trasmessi su Telepadova e “decora” a suo modo le pareti del negozio di papà (che non le imbianca mai, bontà sua). Decide quindi che da grande farà il grafico e si orienta verso il circuito milanese. Il sottobosco creativo-rockettaro vicentino in cui è cresciuto si è impresso però nel suo dna a tal punto da richiamarlo in patria gran voce, ponendo fine a una parentesi milanese di quasi 10 anni per studio e lavoro.
«Nel 2001 sono tornato a Vicenza un po’ perché Milano non mi piace ed un po’ perché alla logica del baretto di provincia non si scappa…». Il fermento locale – soprattutto musicale – di una decina di anni fa esercitava un’attrattiva superiore persino alla capitale della comunicazione. «Non sapendo tenere uno strumento in mano, ho trovato il mio modo per bazzicare nell’ambiente…». Quello del grafico-illustratore. Sue sono le copertine di dischi, locandine e immagini coordinate di svariate band nostrane e non: Derozer, Forty Moostachy, 74 Noisy Quartet, Magnetofono, radici nel Cemento. Suo è il logo del Ferrock e sue sono le illustrazioni di Sound&Vision degli ultimi 2 anni. Ma anche la cerchia dell’intrattenimento musical-alcolico ha potuto, nel tempo, contare sul suo contributo (e grafico e organizzativo): dal festival Eat the Cat di Grantortino al mitico Interno 20 delle Alte, dagli eventi firmati Maiali Inquinanti ai recenti Vespritz.
Non si è fatto mancare nulla, negli anni, Osvaldo, tranne una cosa: la soddisfazione di pubblicare un libro tutto suo. Almeno fino ad oggi. «Ho ripescato dal cassetto il racconto di Andrea e con la ritrovata voglia di disegnare ho deciso di illustrarlo» racconta sorridente. Non essendoci dialoghi, però, la storia non si prestava ad una rielaborazione fumettistica, così Osvaldo ha pensato di spezzettarla in tante scene narrative illustrate da altrettante tavole a tutta pagina, a mo’ di scatti fotografici. Ne è venuto fuori è un condensato grafico molto pop, colorato e d’impatto che l’amico milanese, ignaro dell’iniziativa, ha accolto con entusiasmo quando l’ha visionato, dando il suo “ok si stampi”.
“Work is for people who don’t surf” è uscito ad aprile 2012 e, anche se non sostenuto da un’adeguata promozione («il figlio dello scarparo ha sempre le scarpe rotte…»ammette Osvaldo), grazie al tam tam su Facebook, un manipolo di amici e gli scaffali di Galla sta vendendo bene. In puro stile rock underground, con frasi asciutte e una buona dose di cinismo, il racconto trae l’avvio dalla dissoluzione dell’URSS e dal conseguente ammutinamento in un sottomarino sovietico a danno del protagonista che, tradito dall’equipaggio, si rifugia sulla Misquitos Coast nicaraguegna. Lì il russo Cyro scopre un mondo nuovo, affascinante e spietato, fatto di surfisti che vivono al limite, cocaina, musica e mare, ma soprattutto sperimenta la “teoria ondosa”, il fil rouge della storia, che sostiene una perfetta corrispondenza tra equilibrio sulle onde e squilibrio a terra. Un sistema che si regge in precaria armonia fino al ritrovamento di un cadavere, fatto che costituisce un giallo da risolvere ma anche un’opportunità di business… il resto lo lasciamo al lettore. Che, se vicentino, è invitato anche a scoprire nelle tavole illustrate di Osvaldo le citazioni del mondo rock disseminate qua e là…ce ne sono parecchie!



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