Basilica e teatro, la politica culturale non c’è
Un evento culturale di grande richiamo, se è fine a se stesso, può riscuotere plateali consensi ma resta un episodio isolato, non lascia traccia. E’ solo un fatto accidentale, non è funzionale a un progetto a lungo termine, non lavora per la crescita culturale di una città. Il discorso vale per ogni manifestazione: espositiva, teatrale, musicale. I risultati possono riservare amare sorprese a chi si illude di aver trovato la carta vincente da giocare a scatola chiusa. Senza un programmazione, l’unica che a lungo termine possa produrre frutti positivi, non si costruisce nulla di importante. L’improvvisazione e la superficialità non hanno mai creato nulla di utile e di duraturo. Purtroppo, in una società consumistica come la nostra, dominata dalla pubblicità, anche l’arte viene strumentalizzata e i suoi valori contrabbandati.
Le persone della mia generazione ricordano le esaltanti stagioni della Primavera a Vicenza – stimolanti per i giovani che si aprivano alla vita –, e le diverse opportunità che l’Amministrazione Sala, in collaborazione con altre istituzioni vicentine, hanno dato alla città. E’ incredibile come attraverso la cultura si riuscisse a temperare perfino lo scontro politico, praticando il metodo del confronto e della mediazione.
Gli spettacoli portati sulla scena dell’Olimpico – alcuni davvero innovativi – non deludevano le aspettative del pubblico, non erano gratuite esibizioni e vuote sperimentazioni. In Basilica, dove si potevano vedere anche partite di pallacanestro, nel 1956 fu allestita la bellissima mostra di Francesco Maffei, che illuminò uno dei momenti più fecondi della creatività vicentina. In questa direzione bisognava andare, pensando a un Bartolomeo Montagna, a un Giovanni Buonconsiglio e all’inestimabile patrimonio artistico giacente negletto anche all’interno del Museo Civico, che non si sa quando potrà essere degnamente riallestito. Intanto i nostri capolavori sono richiesti in tutto il mondo, magnificamente esibiti nelle sedi più famose.
Per troppi anni Vicenza è rimasta senza Teatro, nonostante grandissimi architetti (Albini, Scarpa, Gardella, 1969) ne avessero fornito il progetto. Fortunatamente il dibattito sul teatro è sempre rimasto aperto, così il problema ha potuto trovare una degna soluzione. Irrisolto resta il problema della sua funzione e direzione, incerti sulla linea da seguire, sugli obiettivi raggiungere. L’attivismo fine a se stesso e l’episodicità delle scelte non bastano a mascherare la mancanza di progettualità, a compensare il calo di tensione.
La restituzione della Basilica Palladiana, dopo il provvidenziale restauro, sarà celebrata da un evento clamoroso, non prestigioso. Certo, non all’altezza del monumento-simbolo di una città d’autore che si intende rilanciare per l’eccellenza del suo patrimonio storico-artistico. Urgeva una mostra che ne fosse lo specchio e la testimonianza. Purtroppo, hanno prevalso altre mire, altri interessi. Schiere di visitatori, distratti e frettolosi, affolleranno la Basilica per vedere opere che non parlano della città. Essa fungerà da sfondo scenografico a un rito che non le appartiene. Insomma un episodio come tanti altri, che serva almeno a fare business.


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