Turismo gratis sui divani del mondo. Anche a Vicenza
Saltare da un divano all’altro per dormire gratis in qualsiasi parte del globo. È il Couchsurfing, l’ultima frontiera del turismo low cost: un network virtuale di scambio di ospitalità con un milione di iscritti da tutto il mondo. Le città più gettonate sono Parigi, Londra, Berlino, Montreal, Istanbul, Vienna, Melbourne, New york, Barcellona e Buenos Aires, ma i couchsurfer più attivi sono europei. E Vicenza non si tira indietro, con una squadra locale nata nel 2007 che oggi vanta oltre 660 membri.
www.couchsurfing.org è un sito nato nel 2003 da un’idea di Casey Fenton, programmatore statunitense appassionato di viaggi, che ormai fa concorrenza ai più quotati social network. Prendete Facebook, toglietegli le applicazioni ludiche e dategli un fine: partire dalla Rete per far conoscere realmente persone dai diversi Paesi sulla base di uno scambio di divano. Ma non uno-a-uno. La relazione che si stabilisce con gli altri nella community è infatti di uno a tutti, potenzialmente. Basta loggarsi, descrivere la sistemazione offerta (tradizionalmente il divano, ma anche tende in giardino, pavimenti o stanze private con letti veri), elencare informazioni sulla propria disponibilità (orari, durata della permanenza, numero massimo di ospiti per notte). Inoltre si possono inserire le foto di se stessi, della propria casa e del divano, aggiungendo curiosità su interessi, hobby ed esperienze di viaggio per aiutare gli altri navigatori a capire chi si cela dietro una foto. Dopodiché si cominciano a ricevere richieste per il divano di casa propria e si possono richiedere divani altrui in qualsiasi città si voglia andare.
«Io ho cominciato per caso, nel 2008, dopo esserne venuta a conoscenza tramite un olandese incontrato in Guatemala» racconta Licia Barcaro, couchsurfer vicentina che ad oggi ha accolto più di 40 persone sul suo divano letto in soggiorno, in un 60mq a Villaggio del Sole. Statunitensi, giapponesi, argentini, israeliani, europei da ogni dove: tutti soddisfatti della sistemazione. «L’importante è mettere in chiaro le regole sin da subito, per garantire libertà reciproca e evitare brutte sorprese» precisa Licia. Lei riceve più che viaggiare – è stata solo a L’Aquila dopo il terremoto per fare volontariato – ed è una dei più ospitali: ti prepara la colazione, ti lascia le chiavi di casa e cerca di coinvolgerti in qualche uscita tra amici, la sera. Ma c’è anche chi è meno fiducioso e ti sbatte fuori casa la mattina alle 7, andando a lavorare.
Sono centinaia i turisti che ogni anno transitano per i divani dei vicentini, anche se per periodi brevi. «In media 2 o 3 giorni, a meno che qualcuno non abbia un obiettivo diverso dal turismo, tipo studio, cure mediche o lavoro». Nel qual caso la comunità vicentina si mobilita per ospitare a rotazione la stessa persona e suddividere così l’onere in capo al singolo.
«Siamo una “squadra” affiatata e ci ritroviamo anche a feste, visite turistiche per la città e incontri mensili – racconta Licia, iscritta al “Gruppo Vicenza” – anche se la nostra composizione varia nel tempo per un fisiologico tasso di ricambio…». Mica tutti sono disposti vita natural durante a ospitare estranei in casa propria. Gli iscritti che abbiamo conosciuto sono prevalentemente giovani, tra i 20 e i 40 anni, liberi da legami affettivi (leggasi “single”) e con una mentalità curiosa verso le novità e improntata alla socialità. Con queste premesse buttarsi in un’esperienza del genere viene naturale. Poi però magari si cambia casa, ci si sposa, si mette su famiglia… Anche con persone incontrate nel circuito Couchsurfing. «So di due love story nate sul divano… una tra uno scledense ed un’austriaca, ora genitori di un bimbo, ed una tra un vicentino e una ragazza di Budapest, da poco convolati a nozze» testimonia Licia.
Con un “materiale umano” che conta centinaia di migliaia di persone da più di 69.000 città e che parlano 300 lingue diverse il Couchsurfing diventa infatti un’occasione di incontro che favorisce spesso la nascita di veri e propri legami, d’amicizia o d’amore. Intanto perché si parte da un comune sentire per il fatto stesso di praticare il Couchsurfing. E poi perché esiste una selezione a monte in base ai gruppi a cui ci si iscrive. Ci sono quelli contraddistinti da un luogo geografico, i più diffusi, ma anche quelli basati su affinità e interessi, spesso fantasiosi: “Apicoltura”, House concert”, “Donne che viaggiano da sole in India”, “Mi piace dormire nudo”…
Ognuno sceglie liberamente in che situazione infilarsi, con una garanzia molto efficace: il rating. La community esercita un severo controllo sui suoi membri attraverso un sistema di feed-back su ospitanti e ospitati. Più referenze positive accumuli e più sei affidabile, mentre se fai il furbo – non ti fai trovare, sei maleducato, fai troppe avance a una bella ospite – vieni cancellato dall’authority o segnalato da altri couchsurfer. «Attualmente si mormora di veneziani – maschi – che approfittano dell’afflusso di turiste disposte a tutto pur di dormire nella città lagunare per marpionare pesantemente…». Prima di partire, insomma, meglio dare un check in Rete.



Anch’io faccio parte della rete di couchsurfing ed ho ospitato più di qualcuno: un’esperienza bellissima.