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Panini all’italo-americana. Davanti alla Ederle, of course

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I gestori del "268 Peace Boulevard": a dx Giulio, a sx Giampaolo

Inventarsi un lavoro mischiando le culture (culinarie). Giulio Cerioni il 25 febbraio scorso ha aperto il “260 Peace Boulevard”, un fast food davanti la Caserma Ederle. Al 268 di viale della Pace, appunto.
Da fuori, il locale sembra proprio americano, ma i cartelli citano “cucina Usa”, i menu e i volantini sono in bilingue. Il proprietario e il cuoco che accolgono la clientela sono giovani vicentini. «Sono stato spesso in America – spiega Giulio – perché lo zio della mia ex fidanzata abita ad Augusta in Georgia. Andavamo a trovarlo e mangiavamo sempre panini strani. Poi ho lavorato per un anno in caserma, come magazziniere e piano piano ho iniziato a coltivare l’idea di aprire un fast food, ma con una cucina diversa dalle solite». La differenza tra un fast food normale e il suo la si scopre subito: i panini non sono pronti ma vengono cucinati al momento. All’assaggio si riconoscono molti gusti, dal pane alla carne e all’insalata: «Tutti gli ingredienti sono vicentini, il pane è di Menardi, la verdura arriva fresca ogni giorno e tutta la carne è di un macellaio di Vicenza, di cui tengo nascosto il nome perché ho paura della concorrenza». Il chili, salsa tipica americana, è un’altra ricetta segreta: «La so solo io – spiega Giulio – non l’ho rivelata nemmeno ai miei cuochi, Giampaolo e Kenneth. L’ho imparata in America, è molto laboriosa, occorrono 8 ore per cucinarla, ma vedo che piace e quindi ne vale la pena».
La clientela si suddivide tra giovani e adulti, e tra americani e italiani: «Gli americani apprezzano perché riconoscono il prodotto e ne amano la qualità, gli italiani invece si rendono conto subito del gusto. La forbice d’età invece è molto ampia, grazie anche al fatto che durante la pausa pranzo accogliamo soprattutto lavoratori, mentre alla sera copriamo con il nostro orario di apertura (dalle 17 alle 5 e 30 il sabato) la normale cena, l’aperitivo, la festa, ma anche lo spuntino notturno dopo la discoteca e quindi si passa dalla famiglia al giovanissimo che festeggia il sabato notte». I tre ragazzi sono degli stakanovisti: gli orari contemplano il martedì e il mercoledì dalle 11 alle 14 e dalle 17 alle 21,30; il giovedì si posticipa la chiusura alle 2,30; il venerdì e il sabato la serranda si abbassa alle 5,30, mentre alla domenica arriva un po’ di riposo con solo tre ore e mezza di apertura, dalle 18 alle 21,30. Lavorando di notte si potrebbe “inciampare” in qualche problema di sicurezza: «Non è il caso nostro – risponde subito Giulio – perché abbiamo, proprio davanti al nostro locale, i militari di guardia alla caserma».
Senza nessuna esperienza di bar o ristorante alle spalle, Giulio è affiancato da Giampaolo, cuoco italiano, amico di sempre, Kenneth, militare americano riservista che nei periodi in Italia aiuta in cucina, e Ehriq, soldato riservista, consulente esterno: «Insieme ci divertiamo e lavoriamo – conclude Giulio – Ad ottobre io e Giampaolo voleremo in America per prendere spunti e idee per il nuovo locale che stiamo progettando, lo vorremmo logicamente davanti all’entrata del Dal Molin». Fast o slow food? «Entrambi».

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4 Commenti a Panini all’italo-americana. Davanti alla Ederle, of course

  1. gio 16 giu 2012 a 00:41

    marchettone?

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  2. Alessio Mannino 16 giu 2012 a 14:26

    Vietiamo di parlare di commercio, aziende e simili? Se vuole possiamo disquisire sulla superiorità alimentare della cucina italiana su quella americana, sulle necessità di difendere le nostre tradizioni culinarie eccetera eccetera: dispostissimo, a tavola sono un autarchico. Ma l’interesse giornalistico c’è tutto.

    Rispondi

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