Festambiente, sinistra senza contraddittorio
Quando ho visto che il tema centrale di Festambiente a Vicenza era centrato sulla decrescita (il “limite”, ecologico ed economico), mi sono ripromesso di saperne qualche cosa di più. E ci sono andato. Tra una birra rossa “Punto G” e una minirissa subito sedata, mi attendeva in riva al Retrone tutto lo schieramento della sinistra vicentina.
Una parata multicolore che il 2 giugno se la sogna. Sopravvissuti dalmolini (daldini?) e No Tav, Sel e migranti, Intifada e obiezione di coscienza, commercio equosolidale e aborto. E poi: energie rinnovabili, trattamento dei rifiuti, agricoltura biologica, in un minestrone con troppe verdure e poca bollitura. Cinema, musica, gastronomia. Peccato, perché l’atmosfera era quella buona. La gente sembrava autenticamente alla ricerca di speranze di salvezza, di nuove strade percorribili per uscire dal tunnel buio del capitalismo più selvaggio.
Buone premesse, dunque, ma tutto qui. Si poteva parlare maggiormente e meglio di modelli di sviluppo, di stili di vita, di finanza etica. Ma si tratta di temi che non possono più essere affrontati all’interno della consorteria di un tempo. Ecco, l’impressione che ho avuto da Festambiente è quella di una kermesse sicuramente interessante ma autoreferenziale, con molte idee condivisibili, ma che se le suona e se le canta sempre dentro al cortile della parrocchietta. La costruzione di un progetto culturale diverso è oggi tremendamente difficile. E non solo per la resistenza che il modello economico finanziario oppone a qualsiasi tentativo di scalfirne le basi, ma anche (e direi soprattutto) per la profondità con cui il consumismo ha attecchito nella società. Provate a chiedere ai vostri amici (che giustamente lamentano gli effetti nefasti della crisi planetaria) se sono disposti a soffrire un po’ il freddo in inverno o il caldo d’estate, a non bere Coca Cola o a non mangiare prodotti fuori stagione, a non viaggiare con auto semivuote o a rinunciare alle vacanze, a non comprare cellulari costosi ai figli o a limitare le connessioni internet. Chiedete… E vi accorgerete che i peggiori nemici della ragione e del buon senso siamo proprio noi. Per battere il male, c’è bisogno di una guerra nuova. E di un esercito nuovo.
Per questo sono stato assai deluso quando ho constatato la mancanza totale di contraddittorio nel programma della manifestazione promossa da Legambiente. Io credo nella decrescita, come risposta alla corsa folle verso il baratro del dio Pil, ma c’è anche chi non la pensa come me. Non sarebbe stato meglio ospitare anche voci discordanti? Oppure voci concordanti, ma che provengono da aree politiche differenti rispetto alla sinistra superappresentata? Qual era mai il pericolo? Forse di contaminare l’ambiente festaiolo? Strano, perché la contaminazione mi risulta essere uno dei cavalli di battaglia del pensiero movimentista. Insomma, me ne sono tornato a casa deluso. La festa sarà anche riuscita sul piano dei numeri. Ma io la considero un’occasione perduta. Sono convinto che le opinioni contrastanti siano un enorme contributo all’evoluzione di strategie efficaci. Ma in Italia continuiamo a preferire le bandierine piantate sulle idee. Tra un piatto boliviano e una bevanda serba.



non mi pare che alle chiacchierate di Confcommercio invitino esponenti di Altro Mercato. Direi che il contraddittorio Festambiente ce l’ha tutti i giorni dell’anno su tutti i media mondiali, chiamarselo anche in casa (una casa piccolina, peraltro) mi sembrerebbe un esercizio di rispetto per l’avversario quantomeno melenso e autolesionista.
Caro Alberto, finalmente un uomo di destra che sparla un po’ della sinistra. Era ora. Nel merito. I limiti dello sviluppo lo studiammo a Ca’ Foscari nel 1968, poi diventato libro cult della sinistra ecologista. E così Marcuse, che probabilmente tu avrai letto senza condividere. Senza parlare del Pasolini della fine delle lucciole. La sinistra vera (virtuale purtroppo) ha sempre capito dove andava il mondo dominato dal pensiero unico (di destra). Adesso leggo con piacere che anche tu sei d’accordo. Certo, Festambiente non ha ancora la forza di cambiare il mondo. Quanto alle idee diverse, ci hanno dato i telefonini e i Suv, ci hanno detto che dobbiamo essere contenti così altrimenti rischiamo di morire di fame, possono darci ancora oggetti o altre idee?
Caro Alberto,
io sono una persona di sinistra, tesserata ad un partito e volontario di Festambiente.
Come saprai, noi siamo parte di quelli “strani”. La nostra raccolta differenziata sfiora il 95%, chiediamo più verde, meno cemento, più votovoltaico, più solare, più eolico e lo facciamo ormai da 11 anni. In questo tempo abbiamo avuto modo di confrontarci, parlare, dire la nostra e ascoltare opinioni diverse.
Per il momento, almeno dal mio personale punto di vista, prima dobbiamo confrontarci con la “sinistra” meno riformista, meno ecologista, più interessata a profitti e favori, per far loro capire la crisi che viviamo è dovuta, anche, alla mancanza di coscienza del nostro modello di sviluppo. Questo, lo sottolineo, è il mio personale pensiero, non quello della legambiente.
Comunque, se ti è sembrato che mancasse un contraddittorio più forte o avessi idee o consigli da porci, puoi farcelo presente sul nostro sito web, sul nostro profilo facebook, oppure di persone nella nostra sede di Piazzale Giusti.