Destra vicentina: cercasi candidato sindaco
Dopo aver vagato divise per anni, le varie anime della destra vicentina potrebbero trovarsi riunite in vista delle prossime comunali. Alleate col Pdl con un obiettivo comune: rispedire Variati sui banchi dell’opposizione. Sempre che si riesca a trovare un candidato che possa accontentare tutti.
Nella galassia che ruota attorno al Pdl, negli ultimi mesi si è distinta per vivacità e iniziative La Destra guidata da Massimiliano Primon: «Diciamo che la pre-campagna elettorale è già partita», conferma il responsabile cittadino, già candidato sindaco nel 2008. Che è anche il più critico nel giudicare l’operato di Variati. «Si è presentato come l’aria nuova, il vento fresco che doveva cambiare la palude vicentina. Invece non ha fatto nulla: vero che c’è stata la crisi, ma da parte dell’amministrazione non si è visto nessuno slancio. Con una città in cui sempre più cittadini non arrivano a fine mese, non si è visto niente».
Due, in particolare, le cose che non vanno. Prima di tutto, la scarsa attenzione alla famiglia. «È la cosa fondamentale, ma nessuno ne parla. Ci sono sempre più famiglie con lo sfratto, e quanto dà il Comune come contributo per gli affitti? 130 mila euro: sono una miseria, è quello che serve per asfaltare un centinaio di metri di strada. Hanno creato l’assessorato alla famiglia, ma dietro le belle parole non c’è niente: Giuliari è come l’isola di Peter Pan, inesistente. E sa qual è lo schifo? Che invece di occuparsi di questi problemi pensano di allargare la città». E così si arriva al secondo punto critico: la politica urbanistica. «Possibile che per rilanciare Vicenza si debba far ruotare tutto ancora sul mattone? Hanno presentato in questi giorni nuovi piani per San Felice, vogliono allargare San Pio X, Borgo Berga non ne parliamo. Ma cosa ce ne facciamo? Con le banche che non danno più mutui, quante sono le famiglie che hanno 150 mila euro per un bicamere striminzito?».
Tutti argomenti che Primon metterà sul tavolo della prossima campagna elettorale. «Abbiamo cominciato uno scambio di vedute con il Pdl, in particolare con il direttivo cittadino. I presupposti sono buoni, e l’obiettivo è arrivare ad un candidato unico. Il centrodestra deve assolutamente presentasi unito, per non dare la città a Variati per altri 5 anni». In questo progetto potrebbe rientrare anche Cicero, appena tornato all’opposizione? «Ora come ora c’è qualche perplessità – risponde Primon – Le porte sono aperte, ma i personalismi vanno messi da parte». E il candidato sindaco? Nessun nome, ma un identikit. «Per noi non dovrebbe essere un politico di professione, dovrebbe provenire dal mondo del lavoro e avere come valore fondamentale la famiglia».
Tra gli interlocutori ci potrebbe essere Fli, che in città è guidata da Tonino Assirelli, un lungo passato nel Movimento Sociale e poi in An alle spalle. Un Assirelli più morbido nei toni verso Variati: «Lo hanno criticato molto per come ha scelto di usare i soldi ricavati dalla vendita delle quote della Serenissima, ma io credo che molti cittadini saranno soddisfatti di quei lavori. Certo, in questo periodo lo vedo molto attivo con i concerti e le serate che danno visibilità, e di sicuro è uno che sa valorizzare bene quello che ha fatto e minimizzare quello che non ha fatto». Ma al tempo stesso abbastanza fermo nel bloccare le voci di possibili accordi tra Fli e l’attuale maggioranza. «Dal mio punto di vista sarebbe impossibile passare dall’altra parte, io tifo per restare nel centrodestra. Dovrebbe cambiare non so che cosa per immaginare un accordo con Variati». Certo che, con la situazione che c’è a livello nazionale, niente si può escludere: molto dipenderà da quali saranno le alleanze, e da come si evolverà anche la situazione del Pdl vicentino. «Il problema determinante sarà la scelta del candidato. Se ci presentiamo spezzettati, sarà un disastro: ma non sarà semplice, perché sento circolare molti nomi, e quando ci sono così tanti aspiranti è difficile trovare un accordo».
Quanto ai nomi, Assirelli si guarda bene dal farne. Ma è il riferimento è facile da cogliere: i consiglieri più in vista, come Rucco, Sorrentino o Zocca, o anche Meridio; l’ex sindaco Hullweck; magari la Donazzan. Molto più difficile il figliol prodigo Claudio Cicero. «Variati ha fatto un’ottima operazione a rilanciare Cicero nel centrodestra: così agita ancora di più le acque».
Le acque più agitate, comunque, restano quelle all’interno del Pdl. «Effettivamente è uno dei momenti politicamente più difficili», riconosce Alex Cioni, anche lui con una lunga militanza nella destra radicale prima del passaggio al nuovo partito nel 2008. Perché alle difficoltà nazionali («Io sono un soldato semplice e non conto molto, ma fin dall’inizio mi sono espresso contro il governo Monti: non sono entrato nel Pdl per sostenere il governo dei banchieri») si sommano quelle locali. Con la clamorosa rottura tra Elena Donazzan e Sergio Berlato che va ad aggiungersi alla vecchia rivalità tra forzsti e aennisti e tra città e provincia. «Non ho ancora capito le motivazioni politiche della decisione della Donazzan – conclude Cioni – L’Aventino non ha mai portato bene a nessuno, per me è una scelta politica sbagliata». Con queste premesse, che si arrivi ad una scelta unitaria è tutt’altro che scontato.


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