Re Magi a palazzo Bonin Longare

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Li chiamano i Re Magi: il vecchio, il nuovo e il badante. C’è da andare a salutare il Vescovo? Si presentano in tre. A saperlo, invitava anche lui l’emerito e don Antonio, così, tanto per fare tre a tre. E gli amici del Venerdì andavano in pari. E qualche barzelletta del don poteva tagliar l’aria.

E il comandante della Guardia di Finanza? Povero cristo. Da solo. Meglio che chiami anche polizia e carabinieri, così, in un sol colpo, si fanno tutti e tre gli armati. Armati contro disarmanti, tre a tre.

Vai in sede e chiedi: c’è il Presidente? Ti rispondono: quale? Ma arriva subito il badante e ti porta a destinazione, secondo le sue intenzioni. C’è una foto che gira. Una vera e propria icona. Si vede il vecchio che stringe forte la mano al nuovo. E ridono. Tutti pensavano che gli dicesse: e vai! Adesso tocca a te! E invece no. Neanche per idea. Sempre insieme, appassionatamente. La vedi spesso, la foto, a corredo di dichiarazioni congiunte, a scavalco, simmetriche, intrecciate, combacianti. Non c’è il badante, nella foto. Starà fotografando…

Siamo forti, siamo progrediti. Nell’antica Roma inventarono i due consoli e gli andò di lusso. Ma non arrivarono a inventare il badante. Ci avessero pensato, l’Impero sarebbe ancora in piedi.

Perché è importante, il badante. Smista, consiglia, assiste, ammortizza, distanzia e avvicina. Garantisce. L’esperienza del vecchio, gli ardori del nuovo. La voglia di restare, il desiderio di arrivare. La cordialità e l’irruenza. L’amabilità e l’urgenza. Tutte virtù, tutti pregi. Tante facce che il badante unisce in un solo poliedro. Solido.

Per carità! Che dicano, che ridano, che mormorino. Guai a chi tocca questo miracolo. Niente pensione, niente incarichi, nessuna promozione. Omne trinum est perfectum. E se si incrina, lo zio Gianni provvede.

u.a.

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