Feti abortiti, ecco dove finiscono: inceneriti o al cimitero

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La tomba di un bambino (foto di Mike Coghlan)

Che fine fanno i feti nati troppo prematuri, magari per un aborto spontaneo? O quelli di genitori “costretti” ad un aborto terapeutico? A livello nazionale la questione – estremamente delicata per il carico di dolore che certe situazioni si trascinano dietro – è finita improvvisamente sotto i riflettori della cronaca. Tutto parte da Firenze, dove la giunta guidata da Matteo Renzi ha dato il via libera ad una modifica del regolamento delle aree cimiteriali per offrire ai genitori che lo desiderano la possibilità di seppellire i feti abortiti. Scatenando così un mare di polemiche. «Non stiamo parlando delle interruzioni volontarie di gravidanza – ha spiegato il sindaco -, ma di feti che vengono alla luce già morti, o perché hanno malformazioni o per problemi che arrivano nel corso della gravidanza. Può essere naturale per una mamma volergli dare una sepoltura». Ma le sue parole non sono state sufficienti. Più di qualcuno, dietro la formulazione piuttosto ambigua del testo adottato dalla giunta («prodotti abortivi e prodotti del concepimento»), ha intravisto un tentativo nemmeno troppo nascosto di rimettere in discussione la legge 194, quella sull’aborto. E a gettare benzina sul fuoco, a sostegno della decisione di Renzi sono scesi in piazza gruppi della destra antiabortista.
Polemiche che non devono stupire troppo, visto che la questione è complessa e chiama in causa valori e scelte etiche di fondo. Quando comincia la vita? Quando un bambino può cominciare ad essere definito tale? Come ci si comporta di fronte ad una gravidanza interrotta? A Vicenza si risponde da tempo in modo pragmatico e senza troppo clamore.
A dire il vero, anche a palazzo Trissino è stata da poco aggiornato il regolamento cimiteriale (che risaliva al 1906) per inserire, alla lettera e dell’articolo 16, la possibilità di ricevere nel cimitero maggiore i «prodotti del concepimento e i prodotti abortivi». Le stesse parole di Firenze. E, esattamente come a Firenze, la modifica non fa che ufficializzare quello che già si faceva di prassi. Renzi ha rivelato che nella sua città un migliaia i feti sono stati seppelliti nell’ultimo quindicennio. A Vicenza i numeri sono molto minori, si oscilla tra zero e cinque all’anno. Ma la cosa si fa già da tempo, con procedure diverse a seconda dell’età del feto e del tipo di aborto.
Nel caso delle interruzioni volontarie di gravidanza, i feti aspirati vengono sottoposti agli esami istologici di rito e poi “dismessi” come organi non riconoscibili. Terminologia che in questo rischia di suonare indelicata, ma che spiega come il risultato dell’aborto volontario sia di fatto assimilato agli altri materiali che derivano da interventi chirurgici di vario tipo. E ne condivide la destinazione: la cremazione presso l’inceneritore di Schio.
Per gli aborti che avvengono per ragioni spontanee o terapeutiche dopo i novanta giorni previsti dalla legge 194 per l’interruzione volontaria, invece, si fa una distinzione tra i feti che non hanno raggiunto le 20 settimane di vita e quelli che le hanno superate. I primi condividano la stessa sorte di quelli più piccoli: esami e quindi cremazione, a meno che la famiglia non faccia espressamente richiesta di poterli seppellire. Per i secondi, quelli che hanno tra 20 e le 28 settimane, l’inumazione (o la cremazione  al cimitero) è obbligatoria, e all’interno del cimitero di Vicenza c’è un’area riservata alla loro sepoltura. Un angolo nei pressi del Campo dei bambini, e uno nella zona giardino, in cui in piccoli tumuli contrassegnati da un numero trovano posto i bambini mai nati.
Dopo le 28 settimane compiute, infine, il feto viene considerato un individuo a tutti gli effetti. E si parla di bambini nati morti. «Hanno un nome, un cognome, sono registrati, e sono individui a tutti gli effetti», spiega Andrea Galassi, direttore del dipartimento di medicina legale dell’Ulss 6. In questo caso il servizio è gestito direttamente dalle  imprese di servizi funebri, come un vero e proprio funerale. «Purtroppo capita di occuparci di bambini nati morti, sia a termine che prematuri – confermano più o meno con le stesse parole le agenzie a cui ci siamo rivolti, da Variati a Cera, da Rizzato all’agenzia Santa Bertilla – Insieme alla dichiarazione di nascita si effettua anche quella di morte, e poi si procede come in un funerale normale. Con  senza cerimonia, questo dipende dalla famiglia». La meta del loro primo e ultimo viaggio, anche in questo caso, è il campo dei bambini del Cimitero Maggiore.

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