Stella (Dir.Vi): no alla “dittatura del matrimonio”
Dopo vari articoli e opinioni di diverso orientamento sul tema della famiglia anagrafica, per tirare le somme del dibattito ospitato su questo giornale online, diamo la parola a Mattia Stella, portavoce del comitato promotore Dir.Vi.
Ho letto con molto interesse quanto pubblicato su “La Nuova Vicenza” in merito alla proposta del Comitato “Dir.Vi.” per il rilascio di attestazione di costituzione di famiglia anagrafica. Il rilascio dell’attestazione di famiglia anagrafica affettiva costituisce applicazione corretta ed efficace della legge anagrafica: corretta perché si da piena attuazione alla Legge che distingue le relazioni affettive da altre forme di convivenza; efficace perché permette alle coppie che lo richiedono di poterlo utilizzare per esercitare quei diritti che la legge già oggi gli riconosce: si pensi alla legge 53 del 2000 che riconosce al lavoratore il diritto ad un permesso retribuito di 3 giorni lavorativi all’anno in caso di decesso o di documentata grave infermità del convivente, purché la stabile convivenza risulti da certificazione anagrafica. Oppure si pensi alla legge sui consultori, all’ordinamento penitenziario, all’art. 199, comma 3 c.p.p. o all’art. 572 c.p.
Il riconoscimento della famiglia anagrafica non crea nuovi status, non toglie nulla alla famiglia nucleare, ma é uno strumento utilizzabile per il riconoscimento di tutte quelle famiglie (moltissime!) che nascono al di fuori dal matrimonio, infatti dal 1972 ad oggi sono dimezzate le celebrazioni di matrimoni nel nostro Paese.
Ritenere che lo spread esistente tra coppie more uxorio e coppie sposate si possa risolvere mediante una presunta “dittatura del matrimonio”, ossia l’imporre a due persone di doversi sposare per accedere a diritti e prestazioni, é fuorviante e non degno di un Paese che si dichiara laico e democratico; sono certo che da questo punto di vista il resto d’Europa abbia molto da insegnarci.
Le coppie more uxorio coabitanti rientrano nel concetto di famiglia anagrafica in quanto formazioni sociali riconosciute e protette ai sensi dell’Art. 2 della Costituzione, allo stesso modo vi rientrano le coppie di fatto dello stesso sesso, posto che l’art. 3 della Costituzione impone di non discriminare sulla base di condizioni personali. In questo contesto si inserisce la ormai celeberrima sentenza N° 4148/2012 con la quale la quale la prima sezione civile della Suprema Corte di Cassazione si é concentrata sulla mancanza di regole che consentono agli omosessuali e alle lesbiche di avere un nucleo familiare regolamentato dalla legge. Con la sentenza si afferma il diritto delle coppie gay ad avere ed essere una famiglia. Inoltre é bene ricordare che un concetto base ed unico di famiglia rimanda sempre, nel nostro ordinamento, ad una coppia di persone legate da vincoli affettivi-sessuali. Il sottoscritto é convinto che in Italia si possa e si debba ricorrere al riconoscimento delle “Civil-Partnership” sul modello inglese, per poi, una volta assimilato quanto in Europa é già in atto, consentire il matrimonio anche alle persone dello stesso sesso.
Da parte nostra c’é la consapevolezza che generalmente per un maggiore riconoscimento delle famiglie non costituite su vincoli matrimoniali sia indispensabile l’intervento del legislatore, soprattutto in questioni importanti come l’eredità, infatti tra le persone alle quali l’art. 536 del Codice Civile riserva una quota di eredità o altri diritti nella successione, non vi sono le persone conviventi, non legate da vincoli di parentela. Il testamento potrebbe anche non essere una valida soluzione alla mancanza di diritto ereditario tra conviventi perché per sua natura esso é un atto revocabile in qualunque momento. Senza tener conto che la legge riserva comunque una quota del patrimonio in presenza di figli, (ex) coniuge, ascendenti legittimi…
Infine vorrei ricordare che il nostro Comitato é costituito da singole/i cittadine/i, Associazioni (Delos, Coscioni, Mettiamo Radici al Dal Molin, la Fabbrica di Nichi, Ass. Radicale Certi Diritti, ecc..) e Partiti Politici (SEL, Rifondazione Comunista, Veneto Radicale, Partito Socialista Italiano, Vicenza Libera, ecc..). In esso il Partito Democratico é parte attiva, ma minoritaria. Questo a dimostrazione che da parte nostra non c’é alcun appiattimento sulle posizioni di una parte rispetto alle altre, infatti ogni nostra azione viene discussa e votata a maggioranza tra i componenti, inclusa la scelta di lasciare che all’incontro con il Vescovo Mons. Beniamino Pizziol fossero presenti i soli richiedenti, ovvero i rappresentanti di P.R.C.
Il dialogo rimane il fondamento della democrazia, ma in questa fase preferiamo privilegiare le istituzioni laiche della nostra città, nel rispetto delle sensibilità che formano il “Dir.Vi.”, in un’ottica di indipendenza, trasparenza e rispetto verso la cittadinanza.
Mattia Stella


Quindi lei ritiene che la riserva di eredità in favore dei legittimari (anche i figli….) sia un’ingiustizia? perchè?
Se è per questo la Corte di Cassazione ha anche disposto l’annullamento della condanna di Marcello Dell’Utri.
Gentile Andirivieni:
sarò chiaro: mai pensato o scritto sia un’ingiustizia riservare parte dell’eredità a favore dei “legittimari”; mi limito a dire che spetta al legislatore muoversi affinché vengano riconosciuti maggiori diritti ai conviventi.
Grazie. Si capisce questo dal Suo intervento.
Comunque, al legislatore spetta legiferare, non attivarsi per fare battaglie sui contenuti.
Ma più che dell’aspetto formale penso si dovrebbe discutere del merito.
Se posso, qual’è la Sua posizione sulla adozione da parte di coppie omosessuali? e quale quella dell’associazione che rappresenta?
RingraziandoLa, cordiali saluti.
PS: quindi deduco che Pizziol abbia incontrato PRC e non una rappresentanza di Dir.Vi
Vede io credo che le leggi si facciano anche sui contenuti, i cittadini non potendo legiferare si fanno sentire come ritengono più opportuno. Il merito nlla nostra proposta c’é, poiché applica leggi già esistenti.
Infatti il Vescovo Mons. Pizziol ha incontrato una delegazione PRC.
Presumo che per associazione intenda “D.E.L.O.S.”, della quale faccio parte. Beh, io sono assolutamente a favore dell’adozione di figli da parte delle coppie omosessuali, poiché l’orientamento sessuale non ha a che fare con l’educazione e non toglie o aggiunge nulla alla capacità di di amare un figlio. Io sono nato omosessuale da due genitori eterosessuali, esattamente come nascono figli eterosessuali da genitori omosessuali. In Italia (e a Vicenza) esistono già coppie gay con figli, vuoi da precedenti matrimoni o attraverso metodi di fecondazione, assistita…In altri paesi é già riconosciuto il diritto all’adozione alle coppie gay, e non mi risulta questo abbia sconvolto alcun sistema sociale.
Grazie.
Per completezza, assunta la Sua posizione, Le chiedo quella di Dir.Vi (intendevo questa associazione).
Ad esser puntuali ‘Dir.Vi.’ non é una associazione e non ci siamo posti la questione. La invito a venirci a trovare così troverà risposta a tutte le Sue domande e se riterrà opportuno potrà contribuire alla dialettica interna. Cordialmente .
Gentile Signor Stella,
la ringrazio della non-risposta, una delle più cortesi che abbia ricevuto, in sincerità.
Sarò più corretto e cercherò una precisione che si avvicini alla Sua, pur conscio delle mie limitatezze espressive:
qual’è la posizione del comitato Dir.Vi in merito alla adozione da parte delle coppie omosessuali?
nel caso mi confermi che non avete ancora una posizione, posso chiederLe se lo riteniate un tema di Vs. interesse?
RingraziandoLa, cordiali saluti e grazie per l’invito.
Gentilissimo,
Le rinnovo l’invito con molto piacere, così che possa anche Lei esprimere il Suo punto di vista.
Gentile Signor Stella,
per quanto garbata è la seconda non-risposta e
la gentilezza non è certo una scusante:
come portavoce di Dir.Vi , asserito comitato non espressione di associazione, suppongo conosca la posizione sul tema, ed anche se è una non-posizione, e quindi deduco non sia tema per Voi interessante. Me ne stupisco. Apprezzo invece che per Lei singolarmente lo sia.
La mia posizione, partendo dalle sue parole, è questa:
- l’orientamento sessuale ha a che fare con l’educazione: i genitori di chi non si sono mai interessati al suo approccio alle variegate questioni sessuali? e il non farlo non è forse un modo di affrontare il tema?;
- certo, Lei è nato, procreato dall’unione di soggetti di sesso diverso, non vi erano molti dubbi; più interessante è chiederLe se sia cresciuto in quella famiglia: lo è?
- la legislazione italiana in materia di adozione è strutturata imitatio naturae, e non solo per i definiti contorni familiari, ma anche, ad es., per età: perchè allora un settantenne non può adottare un bimbo appena nato? forse che la sua età “toglie o aggiunge nulla alla capacità di di amare un figlio”?
- penso che le sue proposte siano comprensibili ma autoreferenziali e prendano in considerazione le aspirazioni dei potenziali padri-padri e madri-madri (termini che richiamano soggetti diversi, le parole non sono quasi mai completamente equivalenti) ma l’interesse primo sia quello di terzi, ovvero dei bimbi, e ai riflessi su essi credo si debba pensare ancor prima, aggiungo, che al “sistema sociale”.
- in merito al confronto con altri stati, in altri paesi è prevista la pena di morte, ma non per questo ritengo che si debba adeguare il nostro sistema giuridico ad essi, semmai il contrario;
- la parola “matrimonio” richiama una serie di diritti-doveri; se per accedere agli stessi diritti e prestazioni (chissà perchè non doveri), come scrive Lei, ritenete che sia dittatoriale doversi sposare e quindi pensate ad una diversa modalità di formalizzazione, francamente non capisco: non vi piace la parola? suona male? o forse la cerimonia, anche civile, non vi aggrada?
- gli strumenti giuridici consentono di superare molte delle difficoltà citate già oggi, per omosessuali, bisessuali, eterosessuali o anche persone che vogliono semplicemente condividere la vita senza implicazioni sessuali: mi sembra che il nostro ordinamento offra già un grande esempio di civiltà. Secondo me, ad es., la più grande civiltà è quella di potersene fregare delle differenze sessuali(abbiamo tutti particolarità), perchè sappiamo che siamo anche in questo laici. A me non pare che sia sempre così, ma bisognerebbe interrogarsi realmente e con onestà intellettuale su questo: le sorprese potrebbero essere dietro l’angolo.
Sarei lieto se indicasse un link ove poter accedere alla “Vostra proposta”, per approfondirne le specificità.
Ancora ringraziandoLa, spero non prenda la mia franchezza per antipatia, anzi, Le assicuro che se non mi importasse e non avessi rispetto per Lei, non perderei tempo a scrivere.
Cordialità.
Che miserie. Se questi sono i soggetti che dovrebbero far discutere la città è meglio mettersi a piangere perchè ridere proprio non si può.
Oh, che dispiacere…vuole un fazzolettino per asciugare le lacrime?