Abbasso la tv, il web e le “radici venete”. By Balasso
Natalino Balasso spopola in rete coi suoi video surreali e obbiettivamente geniali. Ma lui, classe 1960, di Porto Tolle, attore, autore e scrittore (ha all’attivo un libro di racconti e tre romanzi), si sente soprattutto uomo di teatro. Anche se neppure il teatro se la passa molto bene, quanto a libertà. E tanto meno la televisione. Così Balasso si autoproduce le sue pillole di saggezza comica sul web. Ma anche di questo, in realtà, è un’opinione critica, distaccata.
Come ti è venuta l’idea dei video su Youtube, e come nascono e vengono composti?
L’idea è obbligata e nasce dall’elefantismo della televisione in cui per proporre un programma servono mesi, poi si fa un anno di riunioni in genere inutile e il più delle volte l’idea originale è stravolta da gente inspiegabile che risponde al nome di autori. La televisione e l’arte in genere non è più mestiere degli artisti e forse non lo è mai stato, a fare televisione sono gli agenti e gli artisti sono semplici impiegati sostituibili al primo intoppo. Non voglio entrare in questo teatrino ipocrita, per questo ho deciso di mettermi in garage e produrre da solo i miei video, ma lo facevo già nell’ultimo anno da comico in televisione quando realizzavo i video dei “quadri parlanti” nella Storia Minima dell’Arte con la Gialappa’s band.
Attualmente fai teatro. Teatro e internet, antico e nuovo: è questa la formula per l’indipendenza, la sperimentazione, la libertà creativa?
Non saprei, onestamente non vedo un gran clima di libertà in teatro oggi e mi sembra che anche il pubblico si rechi bovinamente a vedere i nomi della televisione. Certo in teatro ci sono molte meno mediazioni.
Pensi tutto il bene possibile del web o hai anche critiche o dubbi?
Non penso affatto bene del web, mi basta leggere i compulsivi commentatori dei blog che non possono far mancare al mondo i loro indispensabili commenti perché mi venga l’uggia, come diceva Pinocchio. Il web riflette la società, è triste ed è la realizzazione degli istinti più biechi. I video più ricercati sono i peggiori, non c’è molto da vantarsi ad avere successo su web.
La televisione: cos’è stata per te sul piano artistico? Conti di tornarci?
La televisione è stata una piccola parentesi dentro 30 anni di teatro. In Italia non c’è libertà d’espressione nemmeno artistica in tv, bisogna essere schierati e io non lo sono mai stato.
Le tue sono satire feroci sullo stile di vita della nostra società, su certi luoghi comuni, sulla politica, e le fai attraverso – correggimi se sbaglio – il nonsense, il paradosso. Questa società ha ancora un senso o va cambiata?
Non m’interessa e non è il mio compito dare risposte su cosa bisogna fare per cambiare la società, l’artista pone le domande, le risposte spettano ad altri. Mi permetto però di dire che la mia non è satira, la satira è un attacco al potere, a me invece interessa l’atteggiamento della gente, di quella che il potere non ce l’ha, mi interessa capire perché questa gente accetta questo potere.
Il tuo Veneto coi suicidi di lavoratori e imprenditori non è più, come si dice, quello di una volta. La gente veneta sa ancora ridere e prendersi in giro, o la bonomia e auto-ironia veneta è stata persa per strada, secondo te?
Bonomia e autoironia? Sei sicuro che parliamo della stessa regione? Commentare i suicidi in questa sede mi sembra irrispettoso perciò non voglio far commenti su un fenomeno preoccupante oltre che doloroso. Finché parleremo di “gente veneta” di “gente pugliese” di “gente siciliana” non usciremo dai vecchi schemi. Il mondo è cambiato, la Apple è un’azienda cinese nella pratica così come la Volvo, se non ci rendiamo conto che non esistono più le radici, che sono una balla raccontata proprio da chi ha preso la propria fabbrica e l’ha portata in Africa a beneficio dei nostri automatismi da bovini, non ne usciremo. Io vi chiedo: tutti questi imprenditori orgogliosi delle proprie radici, che parlano di gente veneta, che dicono di amare la propria terra, perché la devastano con un obbrobrio come Veneto City e portano le fabbriche all’estero?



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