Taglio stipendi per i banchieri. Anche per Zonin&Co?
La casta dei politici è sotto accusa per i suoi privilegi, la sua chiusura corporativa, la sua ingordigia di lauti stipendi, benefit, indennità, pensioni d’oro, poltrone e strapuntini. Giustamente è sotto accusa, perchè tutto questo ambaradan di spese è a carico di noi contribuenti. Eppure ci sono altre categorie che gestiscono un enorme potere in Italia. Quella più potente sono i banchieri. Segui il cordone della borsa, scopri chi ha in mano i quattrini e saprai chi conta davvero: i vertici delle banche. Sono loro a tenere, letteralmente, la cassa, controllando il credito alle aziende e avendo così un ruolo fondamentale, di guardiano alla fonte, dello sviluppo economico.
Sono istituti di diritto privato, però, le banche. In quanto tali, a norma di legge, non obbligate a far sapere oltre un certo limite le proprie informazioni interne, compresa la nota spese. Esempio: gli stipendi e il corredo di altri benefici dei dirigenti. Nè sono tenute a renderne conto alla cittadinanza generale. Tuttavia, non sfugge a nessuno la responsabilità sociale e morale del sistema bancario nella crisi in cui siamo precipitati e da cui non riusciamo a venir fuori. In secondo luogo, il clima di austerity calato sulla de-berlusconizzata Italietta col governo del sobrio, sobrissimo Monti ha imposto un po’ a tutti un cambio di registro: più sobrietà, appunto, e maggiore trasparenza. Nel settore bancario a farsene portavoce è stato Giuseppe Mussari, presidente dell’Abi, l’associazione categoriale, che il 12 gennaio ha inviato una circolare, paludata nei toni ma dura nella sostanza, a presidenti, amministratori e direttori degli istituti di credito ammonendoli a tagliarsi le buste paga del 4%.
Sacrifici anche per i banchieri, dunque. Ma allora bisognerebbe sapere a quanto ammontano, le paghe in questione. Per esempio, per venire alla nostra Vicenza, sarebbe un gesto sicuramente significativo, di grande sensibilità pubblica, rendere note quelle delle proprie figure apicali da parte della Banca Popolare guidata da Gianni Zonin. Secondo l’ultima relazione finanziaria del giugno 2011, sono 134 i dirigenti del gruppo, il monte stipendi è di oltre 140 milioni, la quota per amministratori e sindaci corrisponde a 6 milioni e 300 mila euro circa, mentre i “benefici a breve termine” (stipendi, benefit vari come il medico pagato o l’auto aziendale per i dirigenti, indennità, gettoni e utili per il cda e i sindaci) arrivano a 6 milioni e 351 mila euro. La parte di utile andato agli amministratori nell’ultimo bilancio (2010) è invece di 1 milione e 800 mila. Come vedete, si tratta di dati aggregati, mentre per capire effettivamente lo sforzo richiesto da Mussari è necessario conoscere i dati nominativi, stipendio per stipendio. Li abbiamo chiesti alla banca di via Battaglione Framarin congiuntamente ad un’intervista al direttore generale, Samuele Sorato. Siamo sicuri che non rimarremo delusi.



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