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Pedemontana, c’è un giudice a Roma

Secondo il presidente della regione Veneto Luca Zaia si tratta di un caso di «eccesso di democrazia». Eppure la sentenza del Tar del Lazio depositata il 24 dicembre, che annulla in toto l’iter della superstrada Pedemontana veneta, a rigor di logica dovrebbe far gioire ogni sincero democratico. Non tanto perché blocca una “grande opera” sulla cui reale utilità si potrebbe discutere a lungo. Ma perché boccia un intero castello di carte (che sorregge concretissimi interessi) basato sull’assunto che, nel nome di una qualsivoglia «emergenza» definita tale dal governo, si possano prendere decisioni, indire gare d’appalto, stringere accordi miliardari tra il pubblico e soggetti privati, in deroga a molte leggi e concentrando il potere in un commissario nominato dal governo. Una logica di «stato di eccezione permanente» (la definizione è del filosofo Giorgio Agamben) che ha avuto nell’ex capo della Protezione Civile Guido Bertolaso il prototipo più cristallino.
L’ingegner Silvano Vernizzi, già commissario per il Passante di Mestre, il giorno di ferragosto del 2009 fu nominato dal governo «Commissario Delegato per l’emergenza determinatasi nel settore del traffico e della mobilità nelle Province di Treviso, Vicenza e Mestre-Venezia». Tradotto: poteri straordinari per costruire 94 chilometri di strada a pagamento da Spresiano (Treviso) a Montecchio Maggiore (Vicenza). 2.130 milioni di euro di investimento, quattro corsie, pedaggio e gestione privata per 39 anni da parte del consorzio a guida spagnola Sis, che si è aggiudicato i lavori.
Nessuno si aspettava che il Tar del Lazio (scarica la sentenza in pdf) potesse dar ragione al signor Patrizio Zen, di Loria nel Trevigiano. «Le condizioni del traffico e della mobilità nel territorio interessato – recita la sentenza – non presentavano gli aspetti necessari e sufficienti per legittimare la dichiarazione dello “stato di emergenza”». Il decreto ferragostano è illegittimo, illegittimi sono i contratti e i progetti. Una vittoria (parziale: la Regione farà ricorso al Consiglio di Stato) per i comitati che propongono soluzioni di minor costo e impatto ambientale, come un rafforzamento della viabilità esistente.
Il bello viene adesso: se la sentenza del Tar sarà confermata dal Consiglio di Stato, la Regione rischia di dover pagare 2 miliardi di euro alla Sis per interruzione dei lavori non legata a catastrofe naturale. Una penale salatissima prevista nella convenzione fra Regione e Sis, mai resa pubblica. Chiamatelo paradosso o, se preferite, ricatto.

2 Commenti a Pedemontana, c’è un giudice a Roma

  1. giordano lain 3 gennaio 2012 a 14:13

    quando sono furbacchioni va a finire che commettono degli illeciti… a casa i ladri!!!

    Rispondi
  2. giordano lain 5 gennaio 2012 a 12:04

    quello che fa gridare allo scandalo e non solo… è che tutta una serie di “persone” (perchè chiamarli politici è impossibile visto che non fanno gli interessi della comunità), ovvero BERLUSCONI, GALAN, CHISSO, LIA SARTORI, ZAIA e molti altri hanno preso provvedimenti ILLEGITTIMI. Ovvero hanno violato le leggi SAPENDO DI FARLO e dicendo a chiunque che sarebbe stato tutto inutile perchè loro sarebbero riusciti ad imporre queste scelte nonostante tutto! è come dire: noi facciamo leggi che VOI “popolo bue” dovete rispettare ma NOI siamo ne siamo al di sopra! Scusate se ho menzionato solo “persone” di centro-destra perchè coinvolti nel governo romano-veneto che hanno preso le decisioni sulla pedemontana veneta ma le stesse cose succedono anche a sinistra (es. la TAV). P.S. le spese legali che lo stato poi deve sostenere in questi ricorsi naturalmente non vengono pagate dai politici che hanno deliberato atti illegittimi ma sempre dai cittadini!! ovvio! In effetti i cittadini hanno la COLPA di averli eletti…

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